martedì 12 febbraio 2008

FIRENZE: 500 PERSONE IN CORTEO CON AG!

GIORNATA DEL RICORDO DEI MARTIRI DELLE FOIBE E DEGLI ESULI
FIRENZE, 9 FEBBRAIO 2008

Ci avevano provato in ogni modo. Con una bomba carta contro la sede. Seguendo sotto casa i nostri militanti e spaccando le macchine. Minacciando i nostri rappresentanti nelle scuole. Ci avevano provato a modo loro a metterci il bavaglio. Quel bavaglio che per 60 anni hanno messo alla storia del nostro paese. Perchè nessuno sapesse cosa era accaduto in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia al termine della seconda guerra mondiale. Perchè nessuno sapesse che italiani hanno ucciso altri italiani. Perchè nessuno sapesse che in nome del comunismo 20.000 italiani finirono sepolti vivi nelle Foibe. Perchè nessuno vedesse i 350.000 nostri connazionali costretti a lasciare le loro terre ed a rifugiarsi in Italia, profughi a casa loro. Ma anche quest'anno l'intento di farci tacere non è riuscito. E la Giornata del Ricordo è stata celebrata anche a Firenze...

"Dobbiamo chiedervi scusa". Partiamo da queste parole, pronunciate dall'On. Riccardo Migliori al termine della Giornata del Ricordo e rivolte alla rappresentanza di esuli istriano-dalmati e giuliani presenti in Largo Martiri delle Foibe.
Dobbiamo chiedervi scusa. A cominciare dall'ultimo periodo della guerra, quando con l'approssimarsi della sconfitta, l'esercito italiano ormai in rotta totale abbandonò le terre di Istria e Dalmazia al loro destino; destino che significava prima occupazione tedesca e poi occupazione titina. Dobbiamo chiedervi scusa perchè degli italiani si arruolarono sotto le insegne slave del Maresciallo Tito ed hanno partecipato alla pulizia etnica nei vostri confronti. Dobbiamo chiedervi scusa perchè questi traditori, una volta rientrati in Patria hanno ricevuto medaglie al valore e pensioni come ricompensa per il loro operato. Vi chiediamo scusa perchè abbiamo decorato i vostri carnefici.
E vi dobbiamo chiedere scusa per come vi abbiamo accolti al termine del vostro esodo. Quando stanchi, umiliati e disperati siete finalmente giunti al di qua del confine italiano. A Venezia vi sputarono addosso e vi offesero. Perchè voi eravate visti come fascisti sconfitti e quindi meritevoli di tale affronto. Vi chiediamo scusa perchè anziché capire il vostro dramma e la vostra sofferenza, il nostro paese, che in realtà era anche il vostro, vi ha da subito percepito come un problema. Come carne da stoccare e da spartire un po' in qua ed un po' in là. E scusa quindi vi chiediamo per i giorni, le settimane, i mesi e a volte anche gli anni che avete passato come profughi stipati in ritrovi di fortuna, tra la sporcizia, tra i topi, tra gli stracci, dove fa freddo d'inverno e caldo d'estate.
Vi chiediamo scusa per quella infame firma posta in calce al Trattato di Osimo dall'On. Aldo Moro. Un uomo che il destino ha trasformato in un martire, in un giusto, in un buono, ma che per molti di voi è stato in realtà tutt'altro. Vi chiediamo scusa anche per questo, perchè abbiamo intitolato piazze, strade, palazzi all'On. Moro senza mai far pesare sulla sua testa la colpa di aver regalato all'amico Tito quelle terre che vi furono strappate con la forza della violenza.
E scusa vi chiediamo ancora più forte, con sulle spalle il peso opprimente della vergogna, per quel gesto infame compiuto dall'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Un altro uomo che il nostro paese ha trasformato nell'icona dell'eroe positivo, del capo di stato buono e gentile, preferendo ricordare la sua esultanza al Santiago Bernabeu di fronte all'Italia campione del mondo 1982, che quel bacio porto due anni prima, alla bara dell'infoibatore Tito ricoperta dalla bandiera Yugoslava. La stessa bandiera che portavano sulle uniformi quei briganti che avevano ucciso 20.000 nostri connazionali.
Ma scusa ve lo chiediamo, veramente dal profondo del nostro cuore, per i 60 di silenzio coi quali vi abbiamo ucciso, umiliato ed offeso una seconda volta. Quei 60 anni di silenzio con la quale la Repubblica Italiana ha deciso di coprire il vostro dramma. Perchè l'Italia, cari fratelli d'Istria, di Dalmazia e di Venezia Giulia, di voi si è vergognata. Perchè la Repubblica Italiana ha preferito baciare i piedi al tiranno Tito (oppressore, non ce lo dimentichiamo, della sua stessa gente) piuttosto che piangere i suoi figli migliori. Migliori perchè, a differenza di altri, hanno dato prova del loro amore per la Patria sacrificando la vita piuttosto che rinnegare il tricolore.
E da fiorentini siamo costretti a chiedervi scusa per un'offesa ulteriore a ciò che voi rappresentate. Vi chiediamo scusa perchè quando finalmente lo Stato italiano ha finalmente varato una legge (la legge 92/2004) che celebra, in occasione del 10 Febbraio, la "Giornata del Ricordo dei martiri delle Foibe e dell'esodo dei 350.000 giuliano-dalmati e istriani" Firenze ha fatto finta di niente. Ha cercato, in perfetto stile post-comunista, di trasformare la "Giornata del Ricordo" in "Giornata dell'oblio" proseguendo sulla strada segnata dai precedenti 60 anni di oscurantismo.
Ma a Firenze esiste anche una forza di libertà in grado di far sentire la propria voce. Esistono tanti giovani che non si vergognano nel definirsi nazionalisti. Che amano la propria patria e che amano la propria storia. Giovani fieri di essere italiani che non vogliono riscrivere a modo loro la storia. Giovani che si sentono Figli d'Italia e che si sentono in dovere di ringraziare chi, per l'Italia, ha compito grandi imprese, ma anche eroici sacrifici.
Ogni anno, con l'avvicinarsi della Giornata del Ricordo, questi giovani sono vittime dell'intolleranza, dell'odio e della violenza di chi non può accettare che il velo del silenzio sia stato finalmente squarciato. Ed ecco allora che esplodono le bombe carta di fronte alla loro sede. Ecco che al portone viene appiccato il fuoco ed ecco che contro le finestre vengano lanciati dei sassi. Ma peggio ancora, ecco che alcuni militanti vengono seguiti sotto casa, schedati. A qualcuno viene spaccata la macchina, altri vengono minacciati ed insultati nelle scuole e nelle assemblee di istituto.
E quando stai per chiederti, perchè a vent'anni è lecito anche chiedersi questo, se vale la pena fare tutto questo, arriva l'abbraccio di una signora di ormai ottant'anni che ti sussurra un "grazie ragazzi" e ti racconta che proprio il 9 Febbraio di 62 anni fa lei lasciò la propria terra, la propria casa, il proprio paese; "si chiamava Pola - sussurra - era proprio il 9 Febbraio..." poi scoppia a piangere. E li capisci che stai marciando nella giusta direzione. E che non mollerai mai.
Questa è la nostra Giornata del Ricordo. Il resto è complemento. Un corteo silenzioso che si snoda da Casaggì e raggiunge Largo Martiri delle Foibe. Circa seicento partecipanti, un centinaio in più dello scorso anno. Ma tutto è complemento.
Una corona di fiori deposta sotto la lapide che ricorda appunto i "Martiri delle Foibe", tanti, tantissimi giovani. Ma anche questo è complemento.
Una scritta sul muro lungo il percorso: "nelle foibe" firmata falce e martello. L'odio di chi sta dalla parte degli infoibatori si limita a questo. Nessuna contromanifestazione. Nessun imbecille "presidio antifascista". Menomale. Ma anche questo è complemento.
Alla fine gli interventi del sottoscritto, del Sen. Achille Totaro, dell'On. Riccardo Migliori, del Consigliere Regionale Marco Cellai e del Presidente Provinciale di AN, Nicola Nascosti. Tante belle parole. Ma anche questo è complemento.
Tutto è complemento. Tutto ruota attorno al reale significato della Giornata del Ricordo. Le parole, gli abbracci e le strette di mano di chi, con la voce rotta dal pianto nonostante il mezzo secolo trascorso dai fatti in questione, ti avvicina e ti sussurra un "grazie" che ha più valore di mille bandiere, di mille corone, di mille striscioni e di mille cortei.
Questa è la nostra risposta a chi ha cercato di impedirci di celebrare la Giornata del Ricordo, ma questa è anche la nostra risposta a chi ci ha accusato di strumentalizzare un genocidio per pubblicità ed al tempo stesso ha tentato di farlo realmente fallendo miseramente.