Grazie all'ottimo lavoro dei ragazzi di Azione Giovani, la Consulta Provinciale degli Studenti ha approvato un progetto informativo e formativo sulla questione dei diritti negati in Tibet.
SABATO 31 MAGGIO si svolgerà a Firenze una manifestazione, che vedrà anche la partecipazione di alte cariche politiche locali, per ribadire la gravità dei fatti avvenuti recentemente in Tibet ed esprimere la solidarietà del mondo studentsco con il popolo tibetano. Una grande occasione di dibattito alla quale prenderanno parte alcuni esuli tibetani, vittime della repressione cinese e dei metodi infami usati dal regime comunista di Pechino.
In seguito, dopo aver ascoltato le testimonianze dei diretti interessati, sarà proiettato il film "Kundun", sulla storia del Dalai Lama. La nostra struttura aderisce all'iniziativa, partecipando ed attivandosi per propagandare la notizia dell'evento. Essendo questa una battaglia dello spirito contro la materia, della libertà contro il comunismo e dell'autodeterminazione contro l'oppressione, non potevamo mancare...
SABATO 31 MAGGIO
RITROVO A CASAGGì ore 15
(L'assemblea si svolgerà a pochi metri dalla nostra sede)
martedì 27 maggio 2008
NUOVA MANIFESTAZIONE PER IL TIBET!
Grazie all'ottimo lavoro dei ragazzi di Azione Giovani, la Consulta Provinciale degli Studenti ha approvato un progetto informativo e formativo sulla questione dei diritti negati in Tibet.
SABATO 31 MAGGIO si svolgerà a Firenze una manifestazione, che vedrà anche la partecipazione di alte cariche politiche locali, per ribadire la gravità dei fatti avvenuti recentemente in Tibet ed esprimere la solidarietà del mondo studentsco con il popolo tibetano. Una grande occasione di dibattito alla quale prenderanno parte alcuni esuli tibetani, vittime della repressione cinese e dei metodi infami usati dal regime comunista di Pechino.
In seguito, dopo aver ascoltato le testimonianze dei diretti interessati, sarà proiettato il film "Kundun", sulla storia del Dalai Lama. La nostra struttura aderisce all'iniziativa, partecipando ed attivandosi per propagandare la notizia dell'evento. Essendo questa una battaglia dello spirito contro la materia, della libertà contro il comunismo e dell'autodeterminazione contro l'oppressione, non potevamo mancare...
SABATO 31 MAGGIO
RITROVO A CASAGGì ore 15
(L'assemblea si svolgerà a pochi metri dalla nostra sede)
SABATO 31 MAGGIO si svolgerà a Firenze una manifestazione, che vedrà anche la partecipazione di alte cariche politiche locali, per ribadire la gravità dei fatti avvenuti recentemente in Tibet ed esprimere la solidarietà del mondo studentsco con il popolo tibetano. Una grande occasione di dibattito alla quale prenderanno parte alcuni esuli tibetani, vittime della repressione cinese e dei metodi infami usati dal regime comunista di Pechino.
In seguito, dopo aver ascoltato le testimonianze dei diretti interessati, sarà proiettato il film "Kundun", sulla storia del Dalai Lama. La nostra struttura aderisce all'iniziativa, partecipando ed attivandosi per propagandare la notizia dell'evento. Essendo questa una battaglia dello spirito contro la materia, della libertà contro il comunismo e dell'autodeterminazione contro l'oppressione, non potevamo mancare...
SABATO 31 MAGGIO
RITROVO A CASAGGì ore 15
(L'assemblea si svolgerà a pochi metri dalla nostra sede)
domenica 25 maggio 2008
E CASAGGì E' ANCORA IN PIEDI!
NEL MARE ROSSO DI FIRENZE... NON PERDERE L'ORIENTAMENTO!
Casaggì è il primo esperimento aggregativo apertamente "di destra" nella nostra città. Così "di destra" da essere ospitato nella palazzina che fino a qualche anno fa ospitava esclusivamente il Coordinamento Provinciale di Alleanza Nazionale ed Azione Giovani. Poi la scommessa supportata anche da AN... I primi tentativi di "centro sociale di destra"... Le prime feste di Azione Studentesca... E poi i mille problemi avuti con chi non è troppo abituato a pensare a Firenze come città talmente democratica e civile da poter assistere alla nascita di un centro sociale di destra... E allora sassate contro la finestra... Fuoco al portone... E intolleranza continua... Ma noi siamo ancora in piedi!
Il 14 gennaio 2005 nacque l'idea. Rinunciare a 2 stanze su 3 delle destinate ad Azione Giovani ed adibirle, anziché ad uffici, a spazi ricreativi, ludici e culturali. Ancora a livello embrionale, ma fu quella la genesi di Casaggì. Poi, con l'arrivo di Nicola Nascosti alla presidenza di Alleanza Nazionale, la scommessa diventa realtà, essendo abbracciata, con l'entusiasmo di noi militanti, anche da quest'ultimo. Non più due stanze al terzo piano, ma quello che ha fatto AG nel 2005, AN lo fa nel 2006: ridurre al minimo necessario gli spazi politici della sede e via alla nascita di un luogo di aggregazione.
La scommessa risultò vinta fin dal primo anno di vita: grazie a Casaggì ed alla sua struttura da vero e proprio "centro sociale di destra" gli iscritti ad Azione Giovani balzarono da poco oltre i 300 ad oltre 700, ma la vera scommessa vinta fu quella di vedere decine e decine di giovani vivere la Federazione Provinciale del partito. Erano sempre di più coloro che preferivano passare i loro pomeriggi a Casaggì piuttosto che al circolo Arci dove andavano fino a quel momento e nel fine settimana Casaggì era diventata, nel giro di pochi mesi, un vero e proprio fenomeno di costume tra i giovanissimi; il ritrovo abituale di un centinaio di ragazzi delle scuole. Gli stessi che, con la sigla di Azione Studentesca sarebbero riusciti, di lì a poco, a conseguire lo storico risultato di battere la sinistra alle elezioni per la Consulta Provinciale degli Studenti.
Il 10 febbraio 2007, Azione Giovani torna ad organizzare un corteo cittadino in memoria dei martiri delle Foibe e degli esuli giuliano-dalmati e istriani. Casaggì chiama la mobilitazione totale anche in virtù di un'ondata di antifascismo militante che, senza che nessuno se l'aspetti, si abbatte su Azione Giovani. Il 10 febbraio si svolge a pochi metri da Via Maruffi un presidio antifascista (bandiere degli infoibatori titini e dell'ex-Unione Sovietica) organizzato da tutta la sinistra fiorentina, dai DS ai centri sociali. In piazza oltre 300 persone. Dall'altra parte si teme la figuraccia storica: gli organizzatori hanno stimato un numero di partecipanti massimo di 200 persone (e già sarebbe un gran risultato), ma temono che il clima ne faccia desistere diversi da partecipare. Al momento della partenza però la sorpresa: i ragazzi richiamati da Casaggì all'impegno sfiorano le 400 unità, con gli adulti mobilitati da Alleanza Nazionale si arriva a 500. Qualcuno si commuove pure: "era dal 1972 che non vedevo 500 persone di destra sfilare per Firenze". Casaggì era diventata una scommessa vinta anche dal punto di vista politico.
Quest'anno, dopo due anni di attività, i numeri parlano ancora più a favore dell'esperimento metapolitico, unico nel suo genere, ideato da Azione Giovani Firenze: 1500 iscritti ad Azione Giovani, nuovi circoli aperti nel Mugello (2), a Scandicci, Signa, Lastra a Signa, Sesto Fiorentino, Empoli e Impruneta. Quasi 800 di questi iscritti si sono iscritti anche ad Alleanza Nazionale, diventando una vera e propria anima del nostro partito a Firenze e provincia. Inoltre, anche quest'anno si è svolto il corteo per le foibe in occasione della giornata del ricordo e di partecipanti hanno addirittura superato il numero dello scorso anno, sfiorando le 600 persone.
Nel frattempo un'altra decina di iniziative e, altro grande risultato politico, un consigliere comunale eletto alle amministrative di Impruneta.
Ma che differenza c'è tra Casaggì ed un centro sociale di sinistra? Quali sono i valori ed i riferimenti ideali che ispirano i ragazzi e le ragazze che ormai da due anni frequentano quotidianamente questo posto?
Proprio qualche giorno fa uscì su Repubblica uno splendido articolo di Ernesto Ferrara sull'universo di Casaggì (piano piano, a Firenze, un po' tutti si sono accorti dell'esistenza di questo posto "particolare"), in ogni modo le differenze tra Casaggì ed un centro sociale di sinistra stanno, ovviamente, in una differente visione del mondo, nonché nel metodo in cui la struttura nasce. I centri sociali di sinistra nascono solitamente da occupazioni di ex-stabilimenti in disuso o di vecchie strutture sportive o scolastiche (a Firenze poi, in realtà è lo stesso comune che "regala" le strutture agli pseudo-occupanti), dunque è pirata sia l'allacciamento dell'acqua sia quello della luce. Casaggì nasce all'interno di una palazzina che ospitava la sede di Alleanza Nazionale ed Azione Giovani; nasce quando queste hanno deciso di occupare coi loro uffici e le loro strutture solo uno dei tre piani del palazzo, lasciandone due alle attività metapolitiche. Quindi Casaggì paga un affitto, paga le bollette dell'acqua, della luce e del telefono. E' una struttura non occupata, ma regolarmente concessa in affitto.
Dal punto di vista ideale poi, cambia tutto. A Casaggì ci si sente "di destra", si parla di difesa della vita, si è contro ogni droga (se qualcuno venisse sorpreso anche solo a farsi una canna, sarebbe immediatamente bandito!), per l'identità nazionale e ci si interroga se sia più giusto sentirsi nazionalisti italiani o nazionalisti europei. A Casaggì poi si è contro l'aborto, contro la pena di morte. Si predica di mantenere le nostre città più sicure e di "mandare a casa" gli immigrati clandestini.
Poi ci sono le grandi tematiche ideologiche: dall'autodeterminazione dei popoli (ovunque campeggiano bandiere e riferimenti all'Irlanda, ma anche alla Palestina, al Tibet ai Saharawi) alla tradizione come via alternativa al progressismo ed allo scientismo dilagante.
Il pantheon ideale dei ragazzi di Casaggì è composto da variegate figure: si va filosofi di non semplice comprensione come Ernst Junger o Julius Evola, fino ai personaggi dei fumetti come Capitan Harlock. In mezzo un universo di scrittori, poeti, filosofi, guerrieri, politici: Brasillach, Codreanu, La rochelle, Jean Cau, Chuck Palahniuck, D'annunzio, Pound, Arafat, Evita...
Questo è il nostro mondo, non disprezzatelo a priori, ma cercate almeno di capirlo. Firenze del resto deve fare i conti anche con questa realtà, definita dalla stessa Repubblica come la realtà giovanile più florida, attiva e militante dello scenario politico cittadino (esclusi quindi i centri sociali di sinistra, oggettivamente ancora più numerosi di noi). Ed a voi non incuriosisce la cosa?
Casaggì è il primo esperimento aggregativo apertamente "di destra" nella nostra città. Così "di destra" da essere ospitato nella palazzina che fino a qualche anno fa ospitava esclusivamente il Coordinamento Provinciale di Alleanza Nazionale ed Azione Giovani. Poi la scommessa supportata anche da AN... I primi tentativi di "centro sociale di destra"... Le prime feste di Azione Studentesca... E poi i mille problemi avuti con chi non è troppo abituato a pensare a Firenze come città talmente democratica e civile da poter assistere alla nascita di un centro sociale di destra... E allora sassate contro la finestra... Fuoco al portone... E intolleranza continua... Ma noi siamo ancora in piedi!
Il 14 gennaio 2005 nacque l'idea. Rinunciare a 2 stanze su 3 delle destinate ad Azione Giovani ed adibirle, anziché ad uffici, a spazi ricreativi, ludici e culturali. Ancora a livello embrionale, ma fu quella la genesi di Casaggì. Poi, con l'arrivo di Nicola Nascosti alla presidenza di Alleanza Nazionale, la scommessa diventa realtà, essendo abbracciata, con l'entusiasmo di noi militanti, anche da quest'ultimo. Non più due stanze al terzo piano, ma quello che ha fatto AG nel 2005, AN lo fa nel 2006: ridurre al minimo necessario gli spazi politici della sede e via alla nascita di un luogo di aggregazione.
La scommessa risultò vinta fin dal primo anno di vita: grazie a Casaggì ed alla sua struttura da vero e proprio "centro sociale di destra" gli iscritti ad Azione Giovani balzarono da poco oltre i 300 ad oltre 700, ma la vera scommessa vinta fu quella di vedere decine e decine di giovani vivere la Federazione Provinciale del partito. Erano sempre di più coloro che preferivano passare i loro pomeriggi a Casaggì piuttosto che al circolo Arci dove andavano fino a quel momento e nel fine settimana Casaggì era diventata, nel giro di pochi mesi, un vero e proprio fenomeno di costume tra i giovanissimi; il ritrovo abituale di un centinaio di ragazzi delle scuole. Gli stessi che, con la sigla di Azione Studentesca sarebbero riusciti, di lì a poco, a conseguire lo storico risultato di battere la sinistra alle elezioni per la Consulta Provinciale degli Studenti.
Il 10 febbraio 2007, Azione Giovani torna ad organizzare un corteo cittadino in memoria dei martiri delle Foibe e degli esuli giuliano-dalmati e istriani. Casaggì chiama la mobilitazione totale anche in virtù di un'ondata di antifascismo militante che, senza che nessuno se l'aspetti, si abbatte su Azione Giovani. Il 10 febbraio si svolge a pochi metri da Via Maruffi un presidio antifascista (bandiere degli infoibatori titini e dell'ex-Unione Sovietica) organizzato da tutta la sinistra fiorentina, dai DS ai centri sociali. In piazza oltre 300 persone. Dall'altra parte si teme la figuraccia storica: gli organizzatori hanno stimato un numero di partecipanti massimo di 200 persone (e già sarebbe un gran risultato), ma temono che il clima ne faccia desistere diversi da partecipare. Al momento della partenza però la sorpresa: i ragazzi richiamati da Casaggì all'impegno sfiorano le 400 unità, con gli adulti mobilitati da Alleanza Nazionale si arriva a 500. Qualcuno si commuove pure: "era dal 1972 che non vedevo 500 persone di destra sfilare per Firenze". Casaggì era diventata una scommessa vinta anche dal punto di vista politico.
Quest'anno, dopo due anni di attività, i numeri parlano ancora più a favore dell'esperimento metapolitico, unico nel suo genere, ideato da Azione Giovani Firenze: 1500 iscritti ad Azione Giovani, nuovi circoli aperti nel Mugello (2), a Scandicci, Signa, Lastra a Signa, Sesto Fiorentino, Empoli e Impruneta. Quasi 800 di questi iscritti si sono iscritti anche ad Alleanza Nazionale, diventando una vera e propria anima del nostro partito a Firenze e provincia. Inoltre, anche quest'anno si è svolto il corteo per le foibe in occasione della giornata del ricordo e di partecipanti hanno addirittura superato il numero dello scorso anno, sfiorando le 600 persone.
Nel frattempo un'altra decina di iniziative e, altro grande risultato politico, un consigliere comunale eletto alle amministrative di Impruneta.
Ma che differenza c'è tra Casaggì ed un centro sociale di sinistra? Quali sono i valori ed i riferimenti ideali che ispirano i ragazzi e le ragazze che ormai da due anni frequentano quotidianamente questo posto?
Proprio qualche giorno fa uscì su Repubblica uno splendido articolo di Ernesto Ferrara sull'universo di Casaggì (piano piano, a Firenze, un po' tutti si sono accorti dell'esistenza di questo posto "particolare"), in ogni modo le differenze tra Casaggì ed un centro sociale di sinistra stanno, ovviamente, in una differente visione del mondo, nonché nel metodo in cui la struttura nasce. I centri sociali di sinistra nascono solitamente da occupazioni di ex-stabilimenti in disuso o di vecchie strutture sportive o scolastiche (a Firenze poi, in realtà è lo stesso comune che "regala" le strutture agli pseudo-occupanti), dunque è pirata sia l'allacciamento dell'acqua sia quello della luce. Casaggì nasce all'interno di una palazzina che ospitava la sede di Alleanza Nazionale ed Azione Giovani; nasce quando queste hanno deciso di occupare coi loro uffici e le loro strutture solo uno dei tre piani del palazzo, lasciandone due alle attività metapolitiche. Quindi Casaggì paga un affitto, paga le bollette dell'acqua, della luce e del telefono. E' una struttura non occupata, ma regolarmente concessa in affitto.
Dal punto di vista ideale poi, cambia tutto. A Casaggì ci si sente "di destra", si parla di difesa della vita, si è contro ogni droga (se qualcuno venisse sorpreso anche solo a farsi una canna, sarebbe immediatamente bandito!), per l'identità nazionale e ci si interroga se sia più giusto sentirsi nazionalisti italiani o nazionalisti europei. A Casaggì poi si è contro l'aborto, contro la pena di morte. Si predica di mantenere le nostre città più sicure e di "mandare a casa" gli immigrati clandestini.
Poi ci sono le grandi tematiche ideologiche: dall'autodeterminazione dei popoli (ovunque campeggiano bandiere e riferimenti all'Irlanda, ma anche alla Palestina, al Tibet ai Saharawi) alla tradizione come via alternativa al progressismo ed allo scientismo dilagante.
Il pantheon ideale dei ragazzi di Casaggì è composto da variegate figure: si va filosofi di non semplice comprensione come Ernst Junger o Julius Evola, fino ai personaggi dei fumetti come Capitan Harlock. In mezzo un universo di scrittori, poeti, filosofi, guerrieri, politici: Brasillach, Codreanu, La rochelle, Jean Cau, Chuck Palahniuck, D'annunzio, Pound, Arafat, Evita...
Questo è il nostro mondo, non disprezzatelo a priori, ma cercate almeno di capirlo. Firenze del resto deve fare i conti anche con questa realtà, definita dalla stessa Repubblica come la realtà giovanile più florida, attiva e militante dello scenario politico cittadino (esclusi quindi i centri sociali di sinistra, oggettivamente ancora più numerosi di noi). Ed a voi non incuriosisce la cosa?
E PER CASAGGì...EJA EJA ALALA'
venerdì 16 maggio 2008
AG LANCIA LE RONDE PER LA SICUREZZA!
AZIONE GIOVANI LANCIA L'IDEA DELLE RONDE PER TUTELARE LA LEGALITA' A FIRENZE...
Nel giorno delle operazioni anti-clandestini in tutta Italia, a Firenze vanno in scena due aggressioni perpetrate da ROM. La più grave in una scuola dove un ragazzo è finito ricoverato in ospedale: dov'è l'amministrazione dei provvedimenti anti-lavavetri? E dal prossimo mese via ad Azione Sicurezza"“E’ inaccettabile e al limite del paradossale che nella stessa giornata in cui, in tutta Italia, sono state condotte operazioni anti-clandestini che hanno portato all’arresto di oltre 400 persone, sulla cronaca della nostra città si legga di una donna aggredita e quasi stuprata da un quattordicenne slavo, mentre uno studente dell’Istituto Professionale Buontalenti è addirittura finito in ospedale dopo essere stato aggredito da un gruppo di zingari”.
E’ quanto ha dichiarato Francesco TORSELLI, presidente provinciale di Azione Giovani e Dirigente Provinciale di Alleanza Nazionale, il quale ha proseguito chiedendosi provocatoriamente dove sia finita l’amministrazione comunale dei provvedimenti contro i lavavetri ed i mendicanti: “quando furono adottati quei provvedimenti dal Sindaco Domenici parlammo di demagogia ed oggi ne abbiamo avuto la riprova.Mentre in tutta Italia si compiono operazioni per individuare i cittadini extra-comunitari macchiatisi di reato, la nostra città sale alla ribalta della cronaca per due avvenimenti incredibili. Una donna, in pieno giorno, è stata aggredita da uno slavo quattordicenne, mentre un ragazzo è stato pestato a sangue negli spogliatoi della palestra della scuola da alcuni suoi compagni ROM”.
Stefano DE MARCO, vicepresidente della Consulta Provinciale delle Scuole e referente di Azione Studentesca presso l’I.P.S.S.A.R. “Buontalenti” (la scuola nella quale è avvenuta l’aggressione) si dice sconcertato per l’avvenimento: “non è possibile – fa sapere il giovane responsabile degli studenti di Alleanza Nazionale – che all’interno di una scuola si verifichino simili comportamenti. La delinquenza è ormai entrata dovunque, ma la cosa che fa più rabbia è che un nostro compagno adesso è ricoverato in ospedale senza alcuna colpa, vittima dell’arroganza di questi studenti extracomunitari”.Francesco è studente del Buontalenti e militante di Azione Studentesca: “c’erano già stati altri problemi con gli studenti extracomunitari nella mia scuola, l’anno scorso, per esempio, una ragazza era stata vittima di atti di bullismo ed i responsabili furono giustamente puniti.Anche Filippo è uno studente del Buontalenti, ma non è iscritto ad Azione Studentesca, si avvicina comunque ai ragazzi di Alleanza Nazionale è fa sapere loro: “non mi interessa fare politica a scuola, ma ho sentito comunque uno del gruppo dei responsabili dell’aggressione scherzare augurandosi che il ragazzo aggredito fosse addirittura morto. E’ un clima inaccettabile, di violenza, che può anche degenerare”.
Francesco TORSELLI invita inoltre le autorità competenti ad evitare che una simile arroganza sfoci in reazioni inconsulte da parte degli studenti che adesso si sentono minacciati anche tra le mura della propria scuola e annuncia un prossimo coinvolgimento diretto di Azione Giovani nella sicurezza della città: “laddove l’amministrazione comunale è latitante è compito dei cittadini sopperire alle mancanze e mentre il nostro Sindaco rassicura il Ministro Maroni in qualità di presidente dell’ANCI, a Firenze la situazione degenera ogni giorno. Entro il prossimo mese presenteremo la nostra risposta alla mancanza di sicurezza in città, si chiamerà Azione Sicurezza e consisterà in una squadra di ragazzi ben riconoscibili e facilmente contattabili telefonicamente dalla cittadinanza che perlustreranno i cinque quartieri fiorentini per segnalare a Polizia e Carabinieri le eventuali sacche di delinquenza. Forse qualche benpensante in malafede ci accuserà di squadrismo o di razzismo – conclude TORSELLI – ma crediamo che i veri razzisti siano coloro che permettono ogni forma di sopruso perpetrato dai delinquenti a danno del popolo italiano”.
E SUL SITO DEL CORRIERE SI VOTA SULLA NOSTRA PROPOSTA:
giovedì 15 maggio 2008
AZIONE GIOVANI BLOCCA UNO SFRATTO ESECUTIVO!
SESTO FIORENTINO: SFRATTO ESECUTIVO AD UNA FAMIGLIA ITALIANA
BLOCCATO PER INTERCESSIONE DI ALLEANZA NAZIONALE ED AZIONE GIOVANI
Una famiglia italiana di quattro membri. Lui disoccupata, lei impiegata part-time. Un reddito mensile di 500 Euro scarsi. Due figli minorenni (lei 10 anni, lui 13). Una serie di incomprensioni tra la famiglia ed il proprietario immobiliare. Poi lo sfratto esecutivo. E da oggi la famiglia sarebbe dovuta essere in mezzo alla strada. Il Comune di Sesto (maggioranza PD) non intende ragione: "che si trovino un albergo". Ed a 1 KM da casa loro una ex-caserma occupata da extracomunitari contro cui nessun provvedimento è stato (nè verrà) preso. Un mese fa il primo provvedimento di sfratto bloccato dalla presenza di tanti amici di famiglia e dai militanti di Azione Giovani Sesto Fiorentino. Oggi l'intercessione di Alleanza Nazionale e di Azione Giovani a livello provinciale e la situazione ha finalmente trovato uno sbocco. E' una vittoria di tutti coloro che hanno a cuore la giustizia sociale e le sorti dei figli del popolo italiano. E non stiamo parlando certo della sinistra troppo intenta a difendere ROM ed extracomunitari clandestini...
Tutto ebbe inizio all'inizio dello scorso inverno quando a Firenze fu presentato il progetto "Azione Casa". Una famiglia di Sesto Fiorentino si rivolse a noi chiedendo aiuto. Quell'aiuto che il Comune di Sesto gli aveva sempre negato in quanto la famiglia rischiava di essere sfrattata per "morosità" e non per "fine locazione" (e per le leggi attuali in questa situazione non si conseguono i punti necessari a raggiungere i primi posti delle liste di assegnazione delle case popolari).
Ma ascoltando la famiglia ci rendiamo conto che tale "morosità" non è figlia di una mancanza da parte loro, quanto di una situazione estremamente difficile.
Quattro persone, marito disoccupato, moglie con un impiego part-time che porta nelle casse della famiglia non più di 500 Euro mensili, due figli minorenni, lui 13 anni, lei 10. E l'affitto da pagare di 400 Euro appare ovviamente come uno scoglio insormontabile da superare. Ma ciò nonostante la famiglia aveva sempre pagato regolarmente, ogni mese. Fin quando il proprietario della casa era cambiato e col nuovo proprietario "non è mai stato possibile parlare" spiega la signora Marilena. Inoltre, continua il marito: "col nuovo proprietario avevamo concordato, nell'unica occasione di confronto avuta, che io avrei fatto dei lavori di muratura per rendere abitabile la casa (in condizioni igieniche pessime), lavori che sarebbero stati detratti dalle future rate di affitto". Poi il silenzio. Nessuno si è più fatto vivo. "Fino a quando - conclude la signora Marilena - non ci siamo visti piombare in casa i legali del proprietario per intimarci di lasciare libero l'edificio".
Il Comune di Sesto ha fatto fin da subito sapere alla famiglia che "nessuna casa popolare può essere assegnata a chi è sfrattato per morosità e non per fine locazione" e così per i quattro sestesi è iniziata l'odissea.
A metà aprile l'ordine di sfratto sarebbe dovuto diventare esecutivo, ma la mattina fatidica di fronte a casa della famiglia, in pieno centro di Sesto si era formato un vero e proprio "capannello" di amici. Amici di famiglia, vicini di casa e tanti militanti di Azione Giovani Sesto Fiorentino.
Il presidente di AG Sesto, Giorgio Gargiulo spiega i motivi della mobilitazione: "possiamo capire tutte le ragioni del proprietario della casa, ma se non c'è mai stato un dialogo la colpa non può essere imputata unicamente alla famiglia. Non possiamo tollerare che una famiglia italiana con due figli piccoli finisca in mezzo ad una strada senza che prima si siano cercate tutte le vie possibili per risolvere la questione e soprattutto dopodiché, a meno di un chilometro di distanza da dove abita questa famiglia, una ex-caserma è stata occupata, a scopo abitativo, dal movimento di lotta per la casa per dare alloggio ad extracomunitari senza alcun diritto di alloggio".
Alla fine tra la famiglia ed i legali rappresentanti della società era stato trovato un accordo: sfratto rinviato di un mese con l'impegno di mettersi in contatto con la proprietà al fine di trovare una via comune per dirimere la questione.
Un mese è passato, ma i tentativi di dialogo con la proprietà sono naufragati nel nulla. Nessun passo avanti. Nessun accordo. Nessuna volontà di dialogo.
E stamattina, 15 maggio 2008, lo sfratto sarebbe dovuto diventare esecutivo. Ma quando anche la famiglia pareva ormai essersi rassegnata al peggio, la ragionevolezza ed il buon senso hanno avuto la meglio.
Domenico Leggiero (Consigliere Comunale di AN a Sesto Fiorentino), Giorgio Gargiulo (Presidente Azione Giovani Sesto Fiorentino) e Francesco Torselli (Presidente Provinciale Azione Giovani) hanno atteso legali e ufficiale giudiziario, presenti per eseguire lo sfratto, ed hanno formulato la propria offerta, mentre un gruppo di una decina di militanti di Azione Giovani presidiavano l'ingresso dell'abitazione.
Ancora un mese di tempo e nessuno sfratto, tempo durante il quale Azione Giovani ed Alleanza Nazionale, si sarebbero adoperati a trovare una nuova sistemazione alla famiglia. Proposta accettata.
Immediatamente Leggiero, Gargiulo e Torselli si sono recati all'interno del palazzo comunale, fermando l'assessore competente e chiedendo esplicitamente che venisse fatto qualcosa per questa famiglia, pena l'eventuale occupazione di uno stabile libero di proprietà comunale.
Alla fine il Comune di Sesto ha accettato di concedere alla famiglia un contributo per l'affitto, contributo grazie al quale la famiglia potrà ottenere una nuova abitazione pagando lo stesso affitto di quella attuale.
"E' stata una vittoria del buon senso - ha detto Domenico Leggiero - e al tempo stesso una sconfitta della burocrazia e dell'amministrazione comunale", mentre Francesco Torselli ha cantato vittoria a nome di Azione Giovani: "è una soddisfazione impagabile che vale molto di più di una qualsiasi vittoria politica. Non è descrivibile a parole la gioia che si prova nel vedere una famiglia italiana che, piangendo ti ringrazia perchè grazie a te non finirà più in mezzo ad una strada".
Giorgio Gargiulo conclude la vicenda sottolineando come questa vicenda abbia mostrato effettivamente "chi sta dalla parte della gente, dei figli del popolo italiano e che ha in verità una visione distorta di solidarietà e di stato sociale. Una visione, quella della sinistra, che li porta ad aiutare clandestini, ROM, mendicanti e lavavetri, dimenticandosi sempre, guarda caso, dei figli d'Italia".
BLOCCATO PER INTERCESSIONE DI ALLEANZA NAZIONALE ED AZIONE GIOVANI
Una famiglia italiana di quattro membri. Lui disoccupata, lei impiegata part-time. Un reddito mensile di 500 Euro scarsi. Due figli minorenni (lei 10 anni, lui 13). Una serie di incomprensioni tra la famiglia ed il proprietario immobiliare. Poi lo sfratto esecutivo. E da oggi la famiglia sarebbe dovuta essere in mezzo alla strada. Il Comune di Sesto (maggioranza PD) non intende ragione: "che si trovino un albergo". Ed a 1 KM da casa loro una ex-caserma occupata da extracomunitari contro cui nessun provvedimento è stato (nè verrà) preso. Un mese fa il primo provvedimento di sfratto bloccato dalla presenza di tanti amici di famiglia e dai militanti di Azione Giovani Sesto Fiorentino. Oggi l'intercessione di Alleanza Nazionale e di Azione Giovani a livello provinciale e la situazione ha finalmente trovato uno sbocco. E' una vittoria di tutti coloro che hanno a cuore la giustizia sociale e le sorti dei figli del popolo italiano. E non stiamo parlando certo della sinistra troppo intenta a difendere ROM ed extracomunitari clandestini...
Tutto ebbe inizio all'inizio dello scorso inverno quando a Firenze fu presentato il progetto "Azione Casa". Una famiglia di Sesto Fiorentino si rivolse a noi chiedendo aiuto. Quell'aiuto che il Comune di Sesto gli aveva sempre negato in quanto la famiglia rischiava di essere sfrattata per "morosità" e non per "fine locazione" (e per le leggi attuali in questa situazione non si conseguono i punti necessari a raggiungere i primi posti delle liste di assegnazione delle case popolari).
Ma ascoltando la famiglia ci rendiamo conto che tale "morosità" non è figlia di una mancanza da parte loro, quanto di una situazione estremamente difficile.
Quattro persone, marito disoccupato, moglie con un impiego part-time che porta nelle casse della famiglia non più di 500 Euro mensili, due figli minorenni, lui 13 anni, lei 10. E l'affitto da pagare di 400 Euro appare ovviamente come uno scoglio insormontabile da superare. Ma ciò nonostante la famiglia aveva sempre pagato regolarmente, ogni mese. Fin quando il proprietario della casa era cambiato e col nuovo proprietario "non è mai stato possibile parlare" spiega la signora Marilena. Inoltre, continua il marito: "col nuovo proprietario avevamo concordato, nell'unica occasione di confronto avuta, che io avrei fatto dei lavori di muratura per rendere abitabile la casa (in condizioni igieniche pessime), lavori che sarebbero stati detratti dalle future rate di affitto". Poi il silenzio. Nessuno si è più fatto vivo. "Fino a quando - conclude la signora Marilena - non ci siamo visti piombare in casa i legali del proprietario per intimarci di lasciare libero l'edificio".
Il Comune di Sesto ha fatto fin da subito sapere alla famiglia che "nessuna casa popolare può essere assegnata a chi è sfrattato per morosità e non per fine locazione" e così per i quattro sestesi è iniziata l'odissea.
A metà aprile l'ordine di sfratto sarebbe dovuto diventare esecutivo, ma la mattina fatidica di fronte a casa della famiglia, in pieno centro di Sesto si era formato un vero e proprio "capannello" di amici. Amici di famiglia, vicini di casa e tanti militanti di Azione Giovani Sesto Fiorentino.
Il presidente di AG Sesto, Giorgio Gargiulo spiega i motivi della mobilitazione: "possiamo capire tutte le ragioni del proprietario della casa, ma se non c'è mai stato un dialogo la colpa non può essere imputata unicamente alla famiglia. Non possiamo tollerare che una famiglia italiana con due figli piccoli finisca in mezzo ad una strada senza che prima si siano cercate tutte le vie possibili per risolvere la questione e soprattutto dopodiché, a meno di un chilometro di distanza da dove abita questa famiglia, una ex-caserma è stata occupata, a scopo abitativo, dal movimento di lotta per la casa per dare alloggio ad extracomunitari senza alcun diritto di alloggio".
Alla fine tra la famiglia ed i legali rappresentanti della società era stato trovato un accordo: sfratto rinviato di un mese con l'impegno di mettersi in contatto con la proprietà al fine di trovare una via comune per dirimere la questione.
Un mese è passato, ma i tentativi di dialogo con la proprietà sono naufragati nel nulla. Nessun passo avanti. Nessun accordo. Nessuna volontà di dialogo.
E stamattina, 15 maggio 2008, lo sfratto sarebbe dovuto diventare esecutivo. Ma quando anche la famiglia pareva ormai essersi rassegnata al peggio, la ragionevolezza ed il buon senso hanno avuto la meglio.
Domenico Leggiero (Consigliere Comunale di AN a Sesto Fiorentino), Giorgio Gargiulo (Presidente Azione Giovani Sesto Fiorentino) e Francesco Torselli (Presidente Provinciale Azione Giovani) hanno atteso legali e ufficiale giudiziario, presenti per eseguire lo sfratto, ed hanno formulato la propria offerta, mentre un gruppo di una decina di militanti di Azione Giovani presidiavano l'ingresso dell'abitazione.
Ancora un mese di tempo e nessuno sfratto, tempo durante il quale Azione Giovani ed Alleanza Nazionale, si sarebbero adoperati a trovare una nuova sistemazione alla famiglia. Proposta accettata.
Immediatamente Leggiero, Gargiulo e Torselli si sono recati all'interno del palazzo comunale, fermando l'assessore competente e chiedendo esplicitamente che venisse fatto qualcosa per questa famiglia, pena l'eventuale occupazione di uno stabile libero di proprietà comunale.
Alla fine il Comune di Sesto ha accettato di concedere alla famiglia un contributo per l'affitto, contributo grazie al quale la famiglia potrà ottenere una nuova abitazione pagando lo stesso affitto di quella attuale.
"E' stata una vittoria del buon senso - ha detto Domenico Leggiero - e al tempo stesso una sconfitta della burocrazia e dell'amministrazione comunale", mentre Francesco Torselli ha cantato vittoria a nome di Azione Giovani: "è una soddisfazione impagabile che vale molto di più di una qualsiasi vittoria politica. Non è descrivibile a parole la gioia che si prova nel vedere una famiglia italiana che, piangendo ti ringrazia perchè grazie a te non finirà più in mezzo ad una strada".
Giorgio Gargiulo conclude la vicenda sottolineando come questa vicenda abbia mostrato effettivamente "chi sta dalla parte della gente, dei figli del popolo italiano e che ha in verità una visione distorta di solidarietà e di stato sociale. Una visione, quella della sinistra, che li porta ad aiutare clandestini, ROM, mendicanti e lavavetri, dimenticandosi sempre, guarda caso, dei figli d'Italia".
martedì 13 maggio 2008
NUOVA MANIFESTAZIONE PER IL TIBET!
Grazie all'ottimo lavoro dei ragazzi di Azione Giovani, la Consulta Provinciale degli Studenti ha approvato un progetto informativo e formativo sulla questione dei diritti negati in Tibet.
SABATO 31 MAGGIO si svolgerà a Firenze una manifestazione, che vedrà anche la partecipazione di alte cariche politiche locali, per ribadire la gravità dei fatti avvenuti recentemente in Tibet ed esprimere la solidarietà del mondo studentsco con il popolo tibetano. Una grande occasione di dibattito alla quale prenderanno parte alcuni esuli tibetani, vittime della repressione cinese e dei metodi infami usati dal regime comunista di Pechino. In seguito, dopo aver ascoltato le testimonianze dei diretti interessati, sarà proiettato il film "Kundun", sulla storia del Dalai Lama.
La nostra struttura aderisce all'iniziativa, partecipando ed attivandosi per propagandare la notizia dell'evento. Essendo questa una battaglia dello spirito contro la materia, della libertà contro il comunismo e dell'autodeterminazione contro l'oppressione, non potevamo mancare...
SABATO 31 MAGGIO
RITROVO A CASAGGì ore 15
(L'assemblea si svolgerà a pochi metri dalla nostra sede).
A SEGUIRE APERITIVO-CENA E MUSICA A CASAGGì
PER TUTTI GLI STUDENTI
SABATO 31 MAGGIO si svolgerà a Firenze una manifestazione, che vedrà anche la partecipazione di alte cariche politiche locali, per ribadire la gravità dei fatti avvenuti recentemente in Tibet ed esprimere la solidarietà del mondo studentsco con il popolo tibetano. Una grande occasione di dibattito alla quale prenderanno parte alcuni esuli tibetani, vittime della repressione cinese e dei metodi infami usati dal regime comunista di Pechino. In seguito, dopo aver ascoltato le testimonianze dei diretti interessati, sarà proiettato il film "Kundun", sulla storia del Dalai Lama.
La nostra struttura aderisce all'iniziativa, partecipando ed attivandosi per propagandare la notizia dell'evento. Essendo questa una battaglia dello spirito contro la materia, della libertà contro il comunismo e dell'autodeterminazione contro l'oppressione, non potevamo mancare...
SABATO 31 MAGGIO
RITROVO A CASAGGì ore 15
(L'assemblea si svolgerà a pochi metri dalla nostra sede).
A SEGUIRE APERITIVO-CENA E MUSICA A CASAGGì
PER TUTTI GLI STUDENTI
domenica 11 maggio 2008
GIORGIA MELONI MINISTRO!
GIORGIA MELONI E' MINISTRO DELLE POLITICHE GIOVANILI: DAL GHETTO AL GOVERNO E' IL SOGNO IMPOSSIBILE DI TANTE GENERAZIONI
(da www.francescotorselli.blogspot.com)
Non se lo sarebbe mai immaginato quella ragazzina con le trecce bionde, fiduciaria del proprio istituto superiore per conto di Azione Studentesca, di diventare un giorno un Ministro della Repubblica. Un Ministro come quelli contro cui inveiva nelle sue manifestazioni studentesche... E se la "garbatellina" dalle trecce bionde e gli occhi azzurri fosse diventata un giorno davvero Ministro si sarebbe potuto parlare quasi di fiaba, di favola moderna... Eppure dietro la nomina a Ministro delle Politiche Giovanili di Giorgia Meloni c'è ancora di più! La sua non è la favola della militante che diventa Ministro, è ben altro... Un sogno lungo mezzo secolo che ha portato tanti ragazzi a donarsi per una sana idea di ribellione e che il mondo a loro circostante sembrava non capire. Anzi, peggio, voleva mettere per sempre a tacere. Un sogno che ha attraversato gli anni bui della violenza cieca, degli attentati, dei roghi, delle P38 e delle chiavi inglesi. Un sogno che sembrava poter spiegare le proprie ali con la fine degli anni bui, ma che il sistema volle seppellire sotto un cumulo di macerie e di cadaveri. Un sogno che per quanto forte, sembrava non portasse da nessuna parte, quando nel 1983 si continuava a morire per aver affisso un manifesto ecologista... Fare il "Segretario del Fronte" negli anni '70 significava essere più esposto degli altri all'ira degli avversari, che non erano avversari, ma che erano nemici. Farlo negli anni '80 significava raccogliere l'eredità pesante di quei tanti fratelli che non c'erano più e fare di tutto affinchè quella fiaccola non si spengesse. Fare il "Segretario del Fronte" (e poi di AG) negli anni '90 significava chiudere in un cassetto i ricordi più forti del passato e guardare al futuro, proponendo e lanciando al mondo nuove ed esaltanti sfide. Farlo nel terzo millennio significa lottare contro il riflusso generazionale e contro quell'anello del potere che inizia, dalla terra di Mordor, a guardare anche nella nostra direzione... Oggi il Presidente Nazionale di AG è chiamato a ricoprire l'incarico di Ministro per le Politiche Giovanili. Non trent'anni fa, ma forse già tre anni fa, un simile traguardo appariva come pura utopia...
La prima volta che vidi Giorgia Meloni fu nel settembre del 1997, in occasione del primo Atreju, la festa nazionale di Azione Giovani che, allora, si svolse nel parco di Colle Oppio, a Roma. Militavo in AG da meno di un anno e quella fu la prima occasione di contatto che ebbi con le comunità del resto d'Italia. Una mattina, ma pare fosse di venerdì, ci fu chiesto di partecipare ad un volantinaggio (o forse era un Sit-In, non ricordo...) di fronte ad una scuola superiore romana, in supporto ai militanti di Azione Studentesca di quell'istituto. Il fiduciario di quell'istituto era Giorgia Meloni. Non so chi si sarebbe mai potuto immaginare immaginato che quella ragazzina con le trecce bionde, dallo spiccato accento romanesco e dagli occhioni rotondi e azzurri come il cielo, diventasse dopo solo un decennio, un Ministro della Repubblica italiana! Un Ministro proprio come quelli contro cui inveiva, megafono alla mano, nelle manifestazioni studentesche!
Adesso, col senno di poi, potrei dire che di Giorgia mi colpì il carattere, l'indubbia preparazione culturale, la capacità politica e tutte quelle doti che l'hanno portata fino al punto in cui si trova adesso... Probabilmente ne uscirebbe fuori un bell'articolo da libro cuore o, più presumibilmente, una discreta sviolinata al neo-ministro, ma il tutto apparirebbe ipocrita e, soprattutto, troppo banale. Di Giorgia in realtà mi colpì la caparbietà ed il cipiglio con cui si impegnava nel rivendicare le proprie ragioni di studentessa incazzata, il carisma con cui impartiva gli ordini ai suoi militanti, l'entusiasmo con cui, si capiva, portava avanti il suo impegno, la voglia di cambiare il mondo che trasudava a bizzeffe da quella ragazzina bionda, con le treccine e gli occhioni, che a prima vista non dimostrava più di 15 anni...
Oggi quella ragazzina della Garbatella è diventata Ministro delle Politiche Giovanili, dopo essere stata eletta, nel 2004, Presidente Nazionale di Azione Giovani e dopo essere stata, nel 2006, il più giovane vicepresidente della Camera dei Deputati della storia d'Italia.
Ma la sua non è la favola della piccola militante che diventa Ministro, non facciamo l'errore di leggervi questo nella nomina di Giorgia, perchè dietro c'è molto altro! La nomina di Giorgia rappresenta un sogno lungo mezzo secolo, fatto di tanti ragazzi che si sono donati per una sana idea di ribellione e che il mondo a loro circostante non ha mai voluto capire. Anzi, peggio, il mondo voleva metterli per sempre a tacere, affibbiando loro un'etichetta che li avrebbe liquidati senza neppure dar loro la possibilità di esprimersi. Un sogno che ha attraversato gli anni bui della violenza cieca, degli attentati, dei roghi, delle P38 e delle chiavi inglesi. Un sogno che sembrava poter spiegare le proprie ali con la fine degli anni di piombo, ma che il sistema volle seppellire sotto un cumulo di macerie in un'afosa mattina di inizio agosto. Un sogno che per quanto forte potesse essere, sembrava fosse destinato a non portare da nessuna parte, quando nel 1983 si continuava a morire per aver affisso un manifesto ecologista.
E come sarebbe facile, di fronte a tutto questo, scrivere oggi un articolo festoso, inneggainte alla vittoria! Un articolo per celebrare un'amica, una sorella, una persona che stimo e che è stata in grado di raggiungere un traguardo così importante. Sarebbe facile scrivere che Giorgia è arrivata oggi a ricoprire un ruolo che, fino a qualche anno fa, sarebbe apparso come fantapolitico anche al più ottimista dei militanti di destra. Sarebbe facile auto-incensarci, dicendo che questa comunità è da sempre stata con lei, da sempre ha creduto in lei, da sempre le è rimasta fedele, da sempre ha obbedito a regole ed ordini, senza mai chiedere niente in cambio. Sarebbe facile augurarle "in bocca al lupo", chiederle di non scordare mai la sua comunità e di lavorare per dimostrare a tutto il paese che, chi proviene dal nostro mondo, è fatto di una stoffa differente. Sarebbe facile! E facile sarebbe perfino dire che noi, come tanti altri ragazzi di AG, siamo certi che Giorgia riuscirà anche in questo nuovo impegno, come finora è riuscita in tutti quelli che le sono stati comminati. Riprendere tutta la retorica di cui è pieno il nostro mondo e celebrare la nomina di Giorgia Meloni dicendo che oggi, nel vederla giurare di fronte a Napolitano, siamo stati percorsi inevitabilmente da un brivido, come se ci fossimo noi tutti, con lei, a compiere quel rito.
Non che tutto questo non sia vero, badate bene! Ma non è questo lo scopo di questo articolo. Non è per fare i complimenti a Giorgia che voglio scrivere questo pezzo. Di quelli in questi giorni ne riceverà a bizzeffe, anche molto più importanti e referenziati dei miei e dei nostri. E poi farsi i complimenti è cosa da borghesi, da aristocratici vezzosi, da altolocati amanti delle lusinghe e delle ruffianerie, da vecchie megere imbellettate che si complimentano l'un l'altra per il colore e per il taglio dei capelli. Tra noi basta uno sguardo, e forse neppure quello, per capire che siamo più che felici, onorati, nel vedere Giorgia lassù, sui banchi del Governo Italiano.Lo scopo di questo pezzo è quello di metterti in guardia, cara Giorgia. Di farti notare ciò che sono certo già sai, cioè che non sempre è oro ciò che luccica. Lo scopo di questo pezzo è quello di ricordarti quanto fu duro, per il povero Frodo, gettare l'anello nel fuoco di Monte Fato. E di come la sua vita, dopo aver tenuto indosso l'anello, non poteva più tornare ad essere come lo era stata un tempo.
Oggi cara Giorgia tu realizzi un percorso. Arrivi in prossimità di quel traguardo che, ad ognuno di noi, quando è stato consegnato il testimone, fu detto che mai avremmo raggiunto. Oggi con te, di fronte al tricolore verso il quale hai formulato il tuo giuramento, c'erano e c'eravamo tutti. Non voglio essere retorico, odio parlare per citazioni, ma stavolta mi sento di prendere in prestito le parole di una canzone. E non a caso di una canzone scritta da una persona che ti siederà vicino, in questa tua seconda avventura a Montecitorio: con te, a giurare di fronte a quel tricolore c'erano "i giovani di Acca Larentia, e i ragazzi in Camicia Nera, i Fratelli di Primavalle ed i Martiri dell'Emilia; e ora sono qui, son per sempre qui, son tornati a marciare ancora, dalle carceri, dalle foibe, dagli scrigni della memoria, mille avanti a te, mille dietro, altri mille per ogni lato".
Tu ti appresti a sedere laddove mai avrebbe immaginato di sedere Sergio Ramelli, e neppure Paolo di Nella, una generazione più tardi, ma nemmeno, per arrivare ai nostri giorni ed alle persone con le quali hai vissuto le tue stagioni di militanza, uno come Paolo Colli. Ti siedi laddove nessuno di noi avrebbe mai sognato di vedere seduto un proprio fratello. Ti siedi laddove hai la possibilità di coronare un sogno.Ma attenta Giorgia, non farti ingannare dal velluto rosso di quella poltrona, né dallo schienale ornato e dorato. Quella poltrona non è comoda, soprattutto nella stagione politica attuale, quando molti di noi si sentono allo sbando, centrifugati come in una perfida lavatrice gigante, sbattuti tra la gioia della vittoria elettorale alle lacrime per un partito che pare ormai destinato a sparire, dall'esaltazione massima nel vedere Gianni affacciato alla finestra del Campidoglio con in mano un tricolore, allo sconforto per aver conosciuto in campagna elettorale i nostri prossimi "colleghi di partito" di Forza Italia ed aver realizzato che noi, con loro, non c'entriamo davvero niente!La comunità fiorentina di Azione Giovani ti fa il suo più sincero in "bocca al lupo" quindi, ma non per il tuo lavoro di Ministro. Quello siamo certi che lo farai alla grande, come può farlo solo chi ha alle spalle una scuola di vita come la tua, che del resto è come la nostra. Noi ti facciamo il nostro "in bocca al lupo" affinché tu riesca, come hai fatto finora, a svolgere al meglio il tuo compito, a lanciare nuove ed entusiasmanti sfide al futuro, ad essere per tutti noi il più saldo tra i punti di riferimento, ma al tempo stesso a non svendere neppure un coriandolo di quel mondo ideale e valoriale che, mentre siedi su quella poltrona, ti dovrà pesare ogni giorno sulla testa e sulle spalle. Perchè se quel traguardo lo taglierai da sola, la vittoria non avrà il sapore che sei abituata a conoscere, delle mille vittorie conseguite insieme alla tua Comunità.Ma, se ti conosco un minimo, mi sento di dire che mai quel macigno ti schiaccerà, poichè riuscirai a tenerlo ben sollevato, sopra di te, in equilibrio, grazie alla forza del tuo enorme cuore!In bocca al lupo, sorellina!
(da www.francescotorselli.blogspot.com)
Non se lo sarebbe mai immaginato quella ragazzina con le trecce bionde, fiduciaria del proprio istituto superiore per conto di Azione Studentesca, di diventare un giorno un Ministro della Repubblica. Un Ministro come quelli contro cui inveiva nelle sue manifestazioni studentesche... E se la "garbatellina" dalle trecce bionde e gli occhi azzurri fosse diventata un giorno davvero Ministro si sarebbe potuto parlare quasi di fiaba, di favola moderna... Eppure dietro la nomina a Ministro delle Politiche Giovanili di Giorgia Meloni c'è ancora di più! La sua non è la favola della militante che diventa Ministro, è ben altro... Un sogno lungo mezzo secolo che ha portato tanti ragazzi a donarsi per una sana idea di ribellione e che il mondo a loro circostante sembrava non capire. Anzi, peggio, voleva mettere per sempre a tacere. Un sogno che ha attraversato gli anni bui della violenza cieca, degli attentati, dei roghi, delle P38 e delle chiavi inglesi. Un sogno che sembrava poter spiegare le proprie ali con la fine degli anni bui, ma che il sistema volle seppellire sotto un cumulo di macerie e di cadaveri. Un sogno che per quanto forte, sembrava non portasse da nessuna parte, quando nel 1983 si continuava a morire per aver affisso un manifesto ecologista... Fare il "Segretario del Fronte" negli anni '70 significava essere più esposto degli altri all'ira degli avversari, che non erano avversari, ma che erano nemici. Farlo negli anni '80 significava raccogliere l'eredità pesante di quei tanti fratelli che non c'erano più e fare di tutto affinchè quella fiaccola non si spengesse. Fare il "Segretario del Fronte" (e poi di AG) negli anni '90 significava chiudere in un cassetto i ricordi più forti del passato e guardare al futuro, proponendo e lanciando al mondo nuove ed esaltanti sfide. Farlo nel terzo millennio significa lottare contro il riflusso generazionale e contro quell'anello del potere che inizia, dalla terra di Mordor, a guardare anche nella nostra direzione... Oggi il Presidente Nazionale di AG è chiamato a ricoprire l'incarico di Ministro per le Politiche Giovanili. Non trent'anni fa, ma forse già tre anni fa, un simile traguardo appariva come pura utopia...
La prima volta che vidi Giorgia Meloni fu nel settembre del 1997, in occasione del primo Atreju, la festa nazionale di Azione Giovani che, allora, si svolse nel parco di Colle Oppio, a Roma. Militavo in AG da meno di un anno e quella fu la prima occasione di contatto che ebbi con le comunità del resto d'Italia. Una mattina, ma pare fosse di venerdì, ci fu chiesto di partecipare ad un volantinaggio (o forse era un Sit-In, non ricordo...) di fronte ad una scuola superiore romana, in supporto ai militanti di Azione Studentesca di quell'istituto. Il fiduciario di quell'istituto era Giorgia Meloni. Non so chi si sarebbe mai potuto immaginare immaginato che quella ragazzina con le trecce bionde, dallo spiccato accento romanesco e dagli occhioni rotondi e azzurri come il cielo, diventasse dopo solo un decennio, un Ministro della Repubblica italiana! Un Ministro proprio come quelli contro cui inveiva, megafono alla mano, nelle manifestazioni studentesche!
Adesso, col senno di poi, potrei dire che di Giorgia mi colpì il carattere, l'indubbia preparazione culturale, la capacità politica e tutte quelle doti che l'hanno portata fino al punto in cui si trova adesso... Probabilmente ne uscirebbe fuori un bell'articolo da libro cuore o, più presumibilmente, una discreta sviolinata al neo-ministro, ma il tutto apparirebbe ipocrita e, soprattutto, troppo banale. Di Giorgia in realtà mi colpì la caparbietà ed il cipiglio con cui si impegnava nel rivendicare le proprie ragioni di studentessa incazzata, il carisma con cui impartiva gli ordini ai suoi militanti, l'entusiasmo con cui, si capiva, portava avanti il suo impegno, la voglia di cambiare il mondo che trasudava a bizzeffe da quella ragazzina bionda, con le treccine e gli occhioni, che a prima vista non dimostrava più di 15 anni...
Oggi quella ragazzina della Garbatella è diventata Ministro delle Politiche Giovanili, dopo essere stata eletta, nel 2004, Presidente Nazionale di Azione Giovani e dopo essere stata, nel 2006, il più giovane vicepresidente della Camera dei Deputati della storia d'Italia.
Ma la sua non è la favola della piccola militante che diventa Ministro, non facciamo l'errore di leggervi questo nella nomina di Giorgia, perchè dietro c'è molto altro! La nomina di Giorgia rappresenta un sogno lungo mezzo secolo, fatto di tanti ragazzi che si sono donati per una sana idea di ribellione e che il mondo a loro circostante non ha mai voluto capire. Anzi, peggio, il mondo voleva metterli per sempre a tacere, affibbiando loro un'etichetta che li avrebbe liquidati senza neppure dar loro la possibilità di esprimersi. Un sogno che ha attraversato gli anni bui della violenza cieca, degli attentati, dei roghi, delle P38 e delle chiavi inglesi. Un sogno che sembrava poter spiegare le proprie ali con la fine degli anni di piombo, ma che il sistema volle seppellire sotto un cumulo di macerie in un'afosa mattina di inizio agosto. Un sogno che per quanto forte potesse essere, sembrava fosse destinato a non portare da nessuna parte, quando nel 1983 si continuava a morire per aver affisso un manifesto ecologista.
E come sarebbe facile, di fronte a tutto questo, scrivere oggi un articolo festoso, inneggainte alla vittoria! Un articolo per celebrare un'amica, una sorella, una persona che stimo e che è stata in grado di raggiungere un traguardo così importante. Sarebbe facile scrivere che Giorgia è arrivata oggi a ricoprire un ruolo che, fino a qualche anno fa, sarebbe apparso come fantapolitico anche al più ottimista dei militanti di destra. Sarebbe facile auto-incensarci, dicendo che questa comunità è da sempre stata con lei, da sempre ha creduto in lei, da sempre le è rimasta fedele, da sempre ha obbedito a regole ed ordini, senza mai chiedere niente in cambio. Sarebbe facile augurarle "in bocca al lupo", chiederle di non scordare mai la sua comunità e di lavorare per dimostrare a tutto il paese che, chi proviene dal nostro mondo, è fatto di una stoffa differente. Sarebbe facile! E facile sarebbe perfino dire che noi, come tanti altri ragazzi di AG, siamo certi che Giorgia riuscirà anche in questo nuovo impegno, come finora è riuscita in tutti quelli che le sono stati comminati. Riprendere tutta la retorica di cui è pieno il nostro mondo e celebrare la nomina di Giorgia Meloni dicendo che oggi, nel vederla giurare di fronte a Napolitano, siamo stati percorsi inevitabilmente da un brivido, come se ci fossimo noi tutti, con lei, a compiere quel rito.
Non che tutto questo non sia vero, badate bene! Ma non è questo lo scopo di questo articolo. Non è per fare i complimenti a Giorgia che voglio scrivere questo pezzo. Di quelli in questi giorni ne riceverà a bizzeffe, anche molto più importanti e referenziati dei miei e dei nostri. E poi farsi i complimenti è cosa da borghesi, da aristocratici vezzosi, da altolocati amanti delle lusinghe e delle ruffianerie, da vecchie megere imbellettate che si complimentano l'un l'altra per il colore e per il taglio dei capelli. Tra noi basta uno sguardo, e forse neppure quello, per capire che siamo più che felici, onorati, nel vedere Giorgia lassù, sui banchi del Governo Italiano.Lo scopo di questo pezzo è quello di metterti in guardia, cara Giorgia. Di farti notare ciò che sono certo già sai, cioè che non sempre è oro ciò che luccica. Lo scopo di questo pezzo è quello di ricordarti quanto fu duro, per il povero Frodo, gettare l'anello nel fuoco di Monte Fato. E di come la sua vita, dopo aver tenuto indosso l'anello, non poteva più tornare ad essere come lo era stata un tempo.
Oggi cara Giorgia tu realizzi un percorso. Arrivi in prossimità di quel traguardo che, ad ognuno di noi, quando è stato consegnato il testimone, fu detto che mai avremmo raggiunto. Oggi con te, di fronte al tricolore verso il quale hai formulato il tuo giuramento, c'erano e c'eravamo tutti. Non voglio essere retorico, odio parlare per citazioni, ma stavolta mi sento di prendere in prestito le parole di una canzone. E non a caso di una canzone scritta da una persona che ti siederà vicino, in questa tua seconda avventura a Montecitorio: con te, a giurare di fronte a quel tricolore c'erano "i giovani di Acca Larentia, e i ragazzi in Camicia Nera, i Fratelli di Primavalle ed i Martiri dell'Emilia; e ora sono qui, son per sempre qui, son tornati a marciare ancora, dalle carceri, dalle foibe, dagli scrigni della memoria, mille avanti a te, mille dietro, altri mille per ogni lato".
Tu ti appresti a sedere laddove mai avrebbe immaginato di sedere Sergio Ramelli, e neppure Paolo di Nella, una generazione più tardi, ma nemmeno, per arrivare ai nostri giorni ed alle persone con le quali hai vissuto le tue stagioni di militanza, uno come Paolo Colli. Ti siedi laddove nessuno di noi avrebbe mai sognato di vedere seduto un proprio fratello. Ti siedi laddove hai la possibilità di coronare un sogno.Ma attenta Giorgia, non farti ingannare dal velluto rosso di quella poltrona, né dallo schienale ornato e dorato. Quella poltrona non è comoda, soprattutto nella stagione politica attuale, quando molti di noi si sentono allo sbando, centrifugati come in una perfida lavatrice gigante, sbattuti tra la gioia della vittoria elettorale alle lacrime per un partito che pare ormai destinato a sparire, dall'esaltazione massima nel vedere Gianni affacciato alla finestra del Campidoglio con in mano un tricolore, allo sconforto per aver conosciuto in campagna elettorale i nostri prossimi "colleghi di partito" di Forza Italia ed aver realizzato che noi, con loro, non c'entriamo davvero niente!La comunità fiorentina di Azione Giovani ti fa il suo più sincero in "bocca al lupo" quindi, ma non per il tuo lavoro di Ministro. Quello siamo certi che lo farai alla grande, come può farlo solo chi ha alle spalle una scuola di vita come la tua, che del resto è come la nostra. Noi ti facciamo il nostro "in bocca al lupo" affinché tu riesca, come hai fatto finora, a svolgere al meglio il tuo compito, a lanciare nuove ed entusiasmanti sfide al futuro, ad essere per tutti noi il più saldo tra i punti di riferimento, ma al tempo stesso a non svendere neppure un coriandolo di quel mondo ideale e valoriale che, mentre siedi su quella poltrona, ti dovrà pesare ogni giorno sulla testa e sulle spalle. Perchè se quel traguardo lo taglierai da sola, la vittoria non avrà il sapore che sei abituata a conoscere, delle mille vittorie conseguite insieme alla tua Comunità.Ma, se ti conosco un minimo, mi sento di dire che mai quel macigno ti schiaccerà, poichè riuscirai a tenerlo ben sollevato, sopra di te, in equilibrio, grazie alla forza del tuo enorme cuore!In bocca al lupo, sorellina!
martedì 6 maggio 2008
NEL NOME DI EVITA!
7 MAGGIO 1919 - 7 MAGGIO 2008
89° ANNIVERSARIO DALLA NASCITA DI EVITA PERON
Forse non sarebbe esagerato definirla "la più grande figura femminile del '900", sicuramente Eva Maria Duarte lo è stata per il popolo argentino, il suo popolo. Ella lo ha amato, aiutato, sostenuto, incoraggiato... Per il proprio popolo ha vissuto, ha speso tutta sé stessa ed il suo ruolo politico... Evita ha sempre rifiutato il posto che le spettava di diritto, tra gli sfarzi, i lussi, i tesori del palazzo, preferendo le strade, la piazza, la gente umile, i suoi "descamisados" (gli "scamiciati", quelli che non portavano la camicia...). Evita era una donna del popolo prestata alla politica, ed il popolo l'ha amata sopra ogni altra figura. Noi oggi ricordiamo Eva Maria Duarte Peròn, detta "Evita", come esempio supremo di politica sociale asservita ai bisogni del proprio popolo, come un'autentica maestra di vita, come esempio ed icona ispiratrice...
Eva Maria Duarte nacque il 7 maggio 1919 a Los Toldos da una relazione extraconiugale del proprietario terriero Juan Duarte con la propria cuoca, Juana Ibarguren. Eva cresce nella tenuta agricola della famiglia Duarte fino a quando, nel 1926, Juan Duarte muore. Essendo figlia illegittima, Eva, assieme alla madre, viene cacciata dalla tenuta di Los Toldos e per la famiglia Ibarguen (la madre, oltre ad Eva ha anche altri tre figli piccoli) inizia un periodo di miseria e di sopravvivenza a stenti. Quando Eva compie il suo dodicesimo compleanno, la madre conosce un esponente di spicco del Partito Radicale Argentino il quale si innamora della donna e porta tutta la famiglia con sé, nella sua abitazione nella cittadina di Junin.
Eva non accetta il rapporto con il nuovo compagno della madre e neppure la vita che le si va prospettando a Junin pare entusiasmarla molto, così, all'età di quindici anni, decise di lasciare la famiglia per trasferirsi a Buenos Aires in cerca di fortuna.
Dopo aver "tirato a campare" per diversi mesi grazie a lavoretti come cameriera nelle balere ed in alcuni Night Club della capitale, Eva conobbe il famoso cantante di tango argentino Agustìn Magaldi, il quale la notò proprio durante una sua esibizione in un locale notturno di Buenos Aires. Magaldi propose ad Eva di cimentarsi come attrice, cantante e conduttrice radiofonica e questa, grazie alla sua bella presenza ed alle referenze del cantante, fu subito assunta e scritturata anche per alcune parti recitate in diversi film dell'epoca.
Nel 1944 Eva lavora a Radio El Mundo dove le viene proposta la conduzione di un programma dedicato alla raccolta di fondi per le vittime di un terremoto avvenuto in quel periodo in Argentina. Ed è proprio durante una puntata di questa trasmissione che Eva ospita in studio il giovane militare Juan Domingo Peròn, ministro del lavoro e sottosegretario alla guerra del governo militare di Edelmiro Farrell, da poco rientrato da un soggiorno di un alcuni anni in Italia dove ha potuto studiare da vicino il fascismo ed il suo leader, quel Benito Mussolini che lo ha da sempre affascinato per carisma, avanguardismo ed idee in campo sociale, prima di aiutare i militari ad effettuare il colpo di stato contro il governo di Ramòn Castillo.
Peròn resta ammaliato dalla bellezza di Eva e lei addirittura viene travolta dal carisma dell'uomo che amerà e venererà per tutta la vita, arrivando perfino a dedicargli un libro in cui (Eva Peron, "La ragione della mia Vita") il colonnello viene dipinto come un uomo illuminato, deciso, buono, dolce, innamorato del proprio popolo e dei suoi affetti, insomma, l'uomo ideale a cui vale la pena di consacrare l'intera esistenza.
Peròn intanto viene destituito ed arrestato proprio per volere della giunta militare della quale aveva fatto parte il 9 ottobre 1945 e qui, per la prima volta, emerge il lato politico della figura di Evita. Il 17 ottobre infatti sarà lei a guidare la rivolta del sindacato CGT (Confederazione Generale del Lavoro, il sindacato più potente del paese, schierato su posizioni terziste e peroniste) contro la carcerazione di Peròn. Il popolo argentino, di tutte le classi sociali e di tutte le etnie, scende in piazza a fianco di Evita ed il governo militare è costretto a liberare Peròn e ad indire immediatamente democratiche elezioni per la presidenza della repubblica.
Il 24 febbraio 1946 Juan Domingo Peròn è eletto Presidente della Repubblica con oltre il 56% dei consensi. Ma la vera artefice di quel successo fu proprio Evita che, a capo del sindacato, aveva iniziato la propria politica di sostentamento e di aiuto di tutte le classi meno abbienti del paese, rifiutando il suo ruolo di "first lady" vecchia maniera, per scendere in piazza, ogni giorno, al fianco degli operai, degli sfruttati, dei disoccupati, dei disgraziati di tutto il paese.
Nel 1951 Peròn vinse nuovamente le elezioni con il sostegno dell'intera classe operaia e dei gruppi sindacali femminili che ormai avevano in Evita la propria bandiera e la propria eroina al pari, se non addirittura al di sopra, della fama del marito presidente della repubblica.
Purtroppo un cancro all'utero stava rovinando la vita della giovane eroina del popolo argentino. Il 26 luglio 1952, a soli 33 anni, Evita morì facendo sprofondare tutto il popolo argentino nel più disarmante sconforto. per giorni vi furono scioperi e marce silenziose in tutto il paese, mentre il suo corpo veniva imbalsamato ed esposto a quel popolo che lei aveva tanto amato.
Nel 1955 un colpo di stato militare appoggiato dagli Stati Uniti d'America (gli USA non avevano gradito affatto l'anti-americanismo di Peròn e l'ospitalità che questi aveva dato, dopo la fine della seconda guerra mondiale, a molti gerarchi nazisti in fuga dall'Europa), col bene placido della Chiesa Cattolica, destituì il presidente costringendolo all'esilio. Il corpo di evita fu allora trasportato in Italia e, nel 1957 sepolto a Milano con il falso nome di Maria Maggi. Nel 1971 la salma fu trasportata in Spagna, sede dell'esilio scelto da Peròn e, nel 1973, col rientro di questo in Argentina, di nuovo esposta a Buenos Aires. Con la morte di Peròn, avvenuta nel 1974, il corpo di Evita fu sepolto nella cappella della famiglia Duarte nel cimitero della Recoleta, a Buenos Aires, dove si trova ancora oggi.
EVITA LA PERONISTA A FIANCO DEL POPOLO
Il 17 ottobre 1945 è la data che segna di fatto la nascita del peronismo. Viene coniato il termine descamisados (scamiciati) per descrivere i lavoratori che, accampati davanti al palazzo presidenziale in attesa del rientro dal confino del loro leader, Peron, per il troppo caldo si erano tolti giacca e camicia, contravvenendo alla norma di indossare sempre la giacca in strada. Evita, paladina dei descamisados anche a causa delle sue umili origini, aiutò e difese sempre il marito facendogli ottenere l'appoggio dei lavoratori e delle donne nelle elezioni del 1946 ed assicurandogli la rielezione nel 1951. Anche se il suo matrimonio non fu sempre sereno, la sua collaborazione al potere presidenziale fu evidente grazie al suo impegno e alla sua influenza nel programma del governo e la sua attenzione ai problemi sociali si rese manifesta grazie alla Fondazione che portava il suo nome e che era attiva nella promozione della costruzione di strutture come scuole od ospedali. La donna organizzò poi il ramo femminile del Partito Giustizialista che la condusse ad ottenere il suffragio universale nel 1951 entrando nella storia del paese sudamericano come fondatrice dell'Argentina moderna. Fra le sue iniziative si ricorda, nel 1947, un viaggio in Europa che, fra l'altro, portò a diminuire l'isolamento che Regno Unito e Francia avevano imposta alla Spagna franchista dalla Seconda guerra mondiale. Nel 1951 Eva tentò di accedere alla vicepresidenza nel secondo mandato del marito con l'aiuto del sindacato CGT, ma l'opposizione militare la fece desistere e le fece pronunciare il celebre "renunciamiento" davanti alla folla: "Renuncio a los honores pero no a la lucha" (Rinuncio agli onori ma non alla lotta). Per molti questo proclama fu visto come una resa, ma in realtà Evita, in questa maniera, rinsaldò ancora di più il legame che essa possedeva con il suo popolo, rinunciando a diventare effettivamente un esponente politico, ma non rinunciando a rimanere il capopopolo che era.
La sua figura e la sua vicenda umana, che hanno commosso la fantasia popolare di tutto il mondo nell'immediato dopoguerra, hanno ispirato, oltre che numerosi scrittori, anche il mondo della musica e del cinema. La sua immagine divenne di culto nel suo paese tanto che le furono dedicate città, una provincia e la sua autobiografia, quel "La ragione della mia Vita" di cui abbiamo parlato in precedenza, divenne testo obbligatorio nel sistema educativo argentino.
Evita fa parte anche dell'immaginario politico come emblema della sinistra peronista argentina, invisa alle classi elevate anglofile.
89° ANNIVERSARIO DALLA NASCITA DI EVITA PERON
Forse non sarebbe esagerato definirla "la più grande figura femminile del '900", sicuramente Eva Maria Duarte lo è stata per il popolo argentino, il suo popolo. Ella lo ha amato, aiutato, sostenuto, incoraggiato... Per il proprio popolo ha vissuto, ha speso tutta sé stessa ed il suo ruolo politico... Evita ha sempre rifiutato il posto che le spettava di diritto, tra gli sfarzi, i lussi, i tesori del palazzo, preferendo le strade, la piazza, la gente umile, i suoi "descamisados" (gli "scamiciati", quelli che non portavano la camicia...). Evita era una donna del popolo prestata alla politica, ed il popolo l'ha amata sopra ogni altra figura. Noi oggi ricordiamo Eva Maria Duarte Peròn, detta "Evita", come esempio supremo di politica sociale asservita ai bisogni del proprio popolo, come un'autentica maestra di vita, come esempio ed icona ispiratrice...
Eva Maria Duarte nacque il 7 maggio 1919 a Los Toldos da una relazione extraconiugale del proprietario terriero Juan Duarte con la propria cuoca, Juana Ibarguren. Eva cresce nella tenuta agricola della famiglia Duarte fino a quando, nel 1926, Juan Duarte muore. Essendo figlia illegittima, Eva, assieme alla madre, viene cacciata dalla tenuta di Los Toldos e per la famiglia Ibarguen (la madre, oltre ad Eva ha anche altri tre figli piccoli) inizia un periodo di miseria e di sopravvivenza a stenti. Quando Eva compie il suo dodicesimo compleanno, la madre conosce un esponente di spicco del Partito Radicale Argentino il quale si innamora della donna e porta tutta la famiglia con sé, nella sua abitazione nella cittadina di Junin.
Eva non accetta il rapporto con il nuovo compagno della madre e neppure la vita che le si va prospettando a Junin pare entusiasmarla molto, così, all'età di quindici anni, decise di lasciare la famiglia per trasferirsi a Buenos Aires in cerca di fortuna.
Dopo aver "tirato a campare" per diversi mesi grazie a lavoretti come cameriera nelle balere ed in alcuni Night Club della capitale, Eva conobbe il famoso cantante di tango argentino Agustìn Magaldi, il quale la notò proprio durante una sua esibizione in un locale notturno di Buenos Aires. Magaldi propose ad Eva di cimentarsi come attrice, cantante e conduttrice radiofonica e questa, grazie alla sua bella presenza ed alle referenze del cantante, fu subito assunta e scritturata anche per alcune parti recitate in diversi film dell'epoca.
Nel 1944 Eva lavora a Radio El Mundo dove le viene proposta la conduzione di un programma dedicato alla raccolta di fondi per le vittime di un terremoto avvenuto in quel periodo in Argentina. Ed è proprio durante una puntata di questa trasmissione che Eva ospita in studio il giovane militare Juan Domingo Peròn, ministro del lavoro e sottosegretario alla guerra del governo militare di Edelmiro Farrell, da poco rientrato da un soggiorno di un alcuni anni in Italia dove ha potuto studiare da vicino il fascismo ed il suo leader, quel Benito Mussolini che lo ha da sempre affascinato per carisma, avanguardismo ed idee in campo sociale, prima di aiutare i militari ad effettuare il colpo di stato contro il governo di Ramòn Castillo.
Peròn resta ammaliato dalla bellezza di Eva e lei addirittura viene travolta dal carisma dell'uomo che amerà e venererà per tutta la vita, arrivando perfino a dedicargli un libro in cui (Eva Peron, "La ragione della mia Vita") il colonnello viene dipinto come un uomo illuminato, deciso, buono, dolce, innamorato del proprio popolo e dei suoi affetti, insomma, l'uomo ideale a cui vale la pena di consacrare l'intera esistenza.
Peròn intanto viene destituito ed arrestato proprio per volere della giunta militare della quale aveva fatto parte il 9 ottobre 1945 e qui, per la prima volta, emerge il lato politico della figura di Evita. Il 17 ottobre infatti sarà lei a guidare la rivolta del sindacato CGT (Confederazione Generale del Lavoro, il sindacato più potente del paese, schierato su posizioni terziste e peroniste) contro la carcerazione di Peròn. Il popolo argentino, di tutte le classi sociali e di tutte le etnie, scende in piazza a fianco di Evita ed il governo militare è costretto a liberare Peròn e ad indire immediatamente democratiche elezioni per la presidenza della repubblica.
Il 24 febbraio 1946 Juan Domingo Peròn è eletto Presidente della Repubblica con oltre il 56% dei consensi. Ma la vera artefice di quel successo fu proprio Evita che, a capo del sindacato, aveva iniziato la propria politica di sostentamento e di aiuto di tutte le classi meno abbienti del paese, rifiutando il suo ruolo di "first lady" vecchia maniera, per scendere in piazza, ogni giorno, al fianco degli operai, degli sfruttati, dei disoccupati, dei disgraziati di tutto il paese.
Nel 1951 Peròn vinse nuovamente le elezioni con il sostegno dell'intera classe operaia e dei gruppi sindacali femminili che ormai avevano in Evita la propria bandiera e la propria eroina al pari, se non addirittura al di sopra, della fama del marito presidente della repubblica.
Purtroppo un cancro all'utero stava rovinando la vita della giovane eroina del popolo argentino. Il 26 luglio 1952, a soli 33 anni, Evita morì facendo sprofondare tutto il popolo argentino nel più disarmante sconforto. per giorni vi furono scioperi e marce silenziose in tutto il paese, mentre il suo corpo veniva imbalsamato ed esposto a quel popolo che lei aveva tanto amato.
Nel 1955 un colpo di stato militare appoggiato dagli Stati Uniti d'America (gli USA non avevano gradito affatto l'anti-americanismo di Peròn e l'ospitalità che questi aveva dato, dopo la fine della seconda guerra mondiale, a molti gerarchi nazisti in fuga dall'Europa), col bene placido della Chiesa Cattolica, destituì il presidente costringendolo all'esilio. Il corpo di evita fu allora trasportato in Italia e, nel 1957 sepolto a Milano con il falso nome di Maria Maggi. Nel 1971 la salma fu trasportata in Spagna, sede dell'esilio scelto da Peròn e, nel 1973, col rientro di questo in Argentina, di nuovo esposta a Buenos Aires. Con la morte di Peròn, avvenuta nel 1974, il corpo di Evita fu sepolto nella cappella della famiglia Duarte nel cimitero della Recoleta, a Buenos Aires, dove si trova ancora oggi.
EVITA LA PERONISTA A FIANCO DEL POPOLO
Il 17 ottobre 1945 è la data che segna di fatto la nascita del peronismo. Viene coniato il termine descamisados (scamiciati) per descrivere i lavoratori che, accampati davanti al palazzo presidenziale in attesa del rientro dal confino del loro leader, Peron, per il troppo caldo si erano tolti giacca e camicia, contravvenendo alla norma di indossare sempre la giacca in strada. Evita, paladina dei descamisados anche a causa delle sue umili origini, aiutò e difese sempre il marito facendogli ottenere l'appoggio dei lavoratori e delle donne nelle elezioni del 1946 ed assicurandogli la rielezione nel 1951. Anche se il suo matrimonio non fu sempre sereno, la sua collaborazione al potere presidenziale fu evidente grazie al suo impegno e alla sua influenza nel programma del governo e la sua attenzione ai problemi sociali si rese manifesta grazie alla Fondazione che portava il suo nome e che era attiva nella promozione della costruzione di strutture come scuole od ospedali. La donna organizzò poi il ramo femminile del Partito Giustizialista che la condusse ad ottenere il suffragio universale nel 1951 entrando nella storia del paese sudamericano come fondatrice dell'Argentina moderna. Fra le sue iniziative si ricorda, nel 1947, un viaggio in Europa che, fra l'altro, portò a diminuire l'isolamento che Regno Unito e Francia avevano imposta alla Spagna franchista dalla Seconda guerra mondiale. Nel 1951 Eva tentò di accedere alla vicepresidenza nel secondo mandato del marito con l'aiuto del sindacato CGT, ma l'opposizione militare la fece desistere e le fece pronunciare il celebre "renunciamiento" davanti alla folla: "Renuncio a los honores pero no a la lucha" (Rinuncio agli onori ma non alla lotta). Per molti questo proclama fu visto come una resa, ma in realtà Evita, in questa maniera, rinsaldò ancora di più il legame che essa possedeva con il suo popolo, rinunciando a diventare effettivamente un esponente politico, ma non rinunciando a rimanere il capopopolo che era.
La sua figura e la sua vicenda umana, che hanno commosso la fantasia popolare di tutto il mondo nell'immediato dopoguerra, hanno ispirato, oltre che numerosi scrittori, anche il mondo della musica e del cinema. La sua immagine divenne di culto nel suo paese tanto che le furono dedicate città, una provincia e la sua autobiografia, quel "La ragione della mia Vita" di cui abbiamo parlato in precedenza, divenne testo obbligatorio nel sistema educativo argentino.
Evita fa parte anche dell'immaginario politico come emblema della sinistra peronista argentina, invisa alle classi elevate anglofile.
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