ACCAME GIANO
LA MORTE DEI FASCISTI
Mar, 06/04/2010 - 14:02 — nicola vacca
Soltanto un’intelligenza scomoda come quella di Giano Accame poteva lasciarci in eredità un libro capolavoro come La morte dei fascisti (Mursia, pagine 341, euro 19). Nella grande tradizione del libero pensiero, questo saggio adesso arriva in libreria a un anno esatto dalla sua scomparsa. Nel passare in rassegna il rapporto simbolico del fascismo con la morte, Giano Accame si conferma un fascista atipico. Questa sua ultima fatica, cui ha dedicato gli ultimi giorni della sua vita, è un libro che ne contiene molti altri. In queste pagine non c’è soltanto lo storico delle idee, ma anche il letterato colto e affascinato dai contenuti dei poeti e dagli scrittori inattuali che si erano collocati in maniera originale nell’esperienza fascista con un loro profilo esistenziale oltre che estetico.
Ezra Pound, Ungaretti, Marinetti, Mazzantini, Cardarelli, Gentile,Brasillach, Drieu De La Rochelle, Malaparte, Cioran. Ci sono proprio tutti gli scrittori e i poeti amati, studiati e letti da Giano Accame nella sua iconografia fascista della morte. Attraverso le opere di questi grandi autori, il saggio è la rappresentazione poetica della caduta di un sogno. E va senza dubbio oltre. Accame era consapevole che ormai raggiunta la necessaria distanza prospettica, la storia va compresa non solo come sintesi ma anche come conciliazione degli opposti. Posizione saggia e lungimirante grazie alla quale egli ha lavorato sulle idee, essendo lucidamente cosciente che lo scrittore, il giornalista e il pensatore debbano essere testimoni aperti del proprio tempo. Nella serenità intellettuale di quest’ottica nascono le pagine dal ritmo incalzante sullaMorte dei fascisti di Giano Accame. Idee, pensiero, filosofia politica e letteratura si intrecciano con gli eventi storici. Solo un uomo di altissima cultura come Accame poteva in maniera anticonformista scrivere un saggio che regolasse i conti con il pensiero miope dei vincitori che, nonostante il segno dei tempi, non hanno nessuna intenzione di conciliare gli opposti, divulgatori delle utopie che preferiscono disinteressarsi dell’onestà intellettuale, e chiudersi a riccio nelle convinzioni di superiorità morale di una concezione della storia che ha nel manicheismo a senso unico il suo limite. Accame va oltre l’estetica della morte quando a proposito del rapporto tra Eros e Thanatos scrive: “Ridere della morte corteggiandola è l’atteggiamento in cui si combinano motivi antichi di rassegnazione all’ineluttabilità con spunti di dissacrazione goliardici o soldateschi vicini alla modernità secolarizzata della politica spettacolo, anche se opposti agli allettamenti edonistici e agli atteggiamenti individualisti che della secolarizzazione sono gli elementi più caratterizzanti”.
La morte eroica è per Accame sublimazione dell’essere, ma anche una forma estrema di esibizionismo dedicata agli altri, a chi rimane, ai camerati, a una fede, alla patria; non è mai pura scomparsa, semplice fine dell’esistenza, una sventura privata. Negli ultimi anni Giano, come l’amato Céline, era diventato un anarchico di destra. O, forse, lo è sempre stato. Questo libro enciclopedico lo aveva pensato dando retta esclusivamente al cuore e al coraggio delle sue idee. La morte dei fascisti può essere letto come un atlante del pensiero di un intellettuale che non ha mai rinunciato al primato dello spirito sulla materia, e che decide di scrivere un libro in cui valori poetici e ideali politici si uniscono in un matrimonio indissolubile. Tutto questo saprà resistere con i suoi simboli alla degenerazione anti-individualistica della modernità. Anche se il vuoto della cultura genera mostri, e il nostro destino comune sarà a rischio estinzione, fino a quando non capiremo – come già faceva notare anni addietro Carl Schmitt – che è “Il vinto a scrivere la Storia”.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Giano Accame (Stoccarda, 30 luglio 1928 – Roma, 15 aprile 2009), giornalista e scrittore italiano.
Giano Accame, “La morte dei fascisti”, Mursia Milano 2010.