Due ricercatori austriaci e uno americano hanno scoperto l'anno in cui la popolazione europea ha cominciato il declino. È il 2000, e gli studiosi lo definiscono come l'anno in cui la spinta alla crescita si è trasformata in spinta alla diminuzione. Se le cose non cambieranno, e non ci saranno influssi migratori a contrastare questa modifica, la popolazione dell'Europa dovrebbe diminuire di 88 milioni di persone nel 2100 rispetto a quella odierna.Le ragioni di questa diminuzione sono almeno due, secondo i demografi. Prima di tutto l'età del primo concepimento si è spostata sempre più avanti; secondo, anche la fertilità stessa è minore di quanto non fosse qualche anno fa. L'età sempre più avanzata del primo concepimento cambia anche la cosiddetta struttura della popolazione; in particolare il rapporto tra persone che lavorano e pensionati (sopra i 65 anni) passa da 4 contro 1 a meno di 3 contro 1. Se continua la tendenza, il rapporto potrebbe arrivare a 2 contro 1.
Le conseguenze di una modifica così radicale si faranno sentire nel campo dell'educazione, delle pensioni e delle assicurazioni malattia, e potrebbero addirittura influenzare la competitività e la crescita economica; per non parlare dell'indebolimento dell'identità nazionale.
Uno scenario poco edificante, anche alla luce del fatto che i flussi migratori sono estremamente più giovani. Una seria politica di natalità, educativa e concreta, fatta di agevolazioni sulla prima casa e di aiuti seri, dovrebbe investire tutti i paesi europei.