
di Giovanna Canzano
…“Studi e ricerche mi svelano un Mussolini assolutamente inedito. Non un traditore del socialismo massimalista o comunista, ma un suo continuo propugnatore, fino alla fine dei suoi giorni.
Come non ricordare infatti che l’Italia è stata nel ventennio la seconda nazione al mondo, quanto a nazionalizzazioni, e la prima in assoluto, molto più avanti rispetto all’Unione Sovietica, nelle misure legislative e strutture organizzative volte ad innalzare le competenze, capacità tecnico direzionali del proletariato, proprio in vista del suo affrancamento dal dominio borghese… (Giovanni Luigi Manco)
Come non ricordare infatti che l’Italia è stata nel ventennio la seconda nazione al mondo, quanto a nazionalizzazioni, e la prima in assoluto, molto più avanti rispetto all’Unione Sovietica, nelle misure legislative e strutture organizzative volte ad innalzare le competenze, capacità tecnico direzionali del proletariato, proprio in vista del suo affrancamento dal dominio borghese… (Giovanni Luigi Manco)
Incuriosita, tra i miei contatti su fb, dalla risposta, ironica, di un corrispondente alla domanda “quali libri preferisci?”, evasa con un altro interrogativo “Oltre ai miei?”, ho scoperto, scorrendo le sue pagine, una produzione letteraria, diversificata dai temi trattati e dalle sigle editoriali, molto distanti tra loro, dalle edizioni “Movimento Nonviolento” di Perugia a quella di Claudio Mutti “All’Insegna del Veltro”. Con quest’ultima ha pubblicato “La Città fiorita” con sottotitolo, “il divenire del socialismo in Mussolini”, un testo fondamentale nell’esegesi del dittatore italiano, la cui eco non smette di ripetersi nonostante gli anni trascorsi dalla prima edizione; ne fanno prova i molti siti internet che se ne occupano.
Parlo del professor Giovanni Luigi Manco, felice di aver potuto conoscere e farlo conoscere anche a voi con un’intervista.
Può parlarci di questo saggio? Come interpreta l’interesse che ha suscitato?
Giovanni Luigi Manco - Me ne sono occupato negli anni universitari, da militante dell’estrema sinistra. Volendo sapere di più su un personaggio che reputavo avversario di classe sono trovato invece ad affrontare un divario abissale tra la pubblicistica del dopoguerra e la documentazione storica..
Studi e ricerche mi svelano un Mussolini assolutamente inedito. Non un traditore del socialismo massimalista o comunista, ma un suo continuo propugnatore, fino alla fine dei suoi giorni. Come non ricordare infatti che l’Italia è stata nel ventennio la seconda nazione al mondo, quanto a nazionalizzazioni, e la prima in assoluto, molto più avanti rispetto all’Unione Sovietica, nelle misure legislative e strutture organizzative volte ad innalzare le competenze, capacità tecnico direzionali del proletariato, proprio in vista del suo affrancamento dal dominio borghese. E ho fatto questo in anticipo su ogni altro, tanto su Giogio Bocca, quanto su Renzo de Felice.
Con il suo ultimo lavoro, a carattere storico ideologico, in fase di stampa, si è occupato della Reggenza del Carnaro, può anticiparci qualcosa?
L’impresa dannunziana si inscrive interamente a sinistra. Di sinistra, anche estrema, sono i suoi protagonisti. D’Annunzio si professa anarchico e dopo il naufragio dell’impresa, in una delle rare uscite dal volontario esilio a Gargnano del Garda, si reca a Brescia per versare un generoso contributo a favore dell’Unione Sovietica. Fiume non è un episodio, ha segnato profondamente la storia italiana, con l’antifascismo militante degli Arditi del Popolo, con il fascismo che ne adotta i riti, le forme e i motti, con la resistenza seguita all’8 settembre, con la contestazione giovanile degli anni ‘70, le sue trasgressioni e il simbolico fiore nelle canne dei fucili.
Dalle sue pubblicazioni si evince una grande varietà di interessi: narrativa, poesia, storia, guide turistiche, esoterismo.
Neanche volendo riuscirei a cristallizarmi su una specifica dinamica. Uno dei miei lavori più interessanti riguarda l’esperienza di un mio prozio, sacerdote, precursore della teologia di liberazione, martirizzato dalla reazione borbonica.
E’ stato lei, ho saputo, a scoprire nel più famoso motto italiano, l’unico ad essere stato coniato su una moneta “meglio vivere un giorno da leone che cento ani da pecora” un aforismo illustrato di Siddharta. Ne parla nel suo ultimo saggio “Buddha – la via dei Padri?
Sì, il moto è la traduzione figurata di un aforisma compreso nella sezione ‘Migliaia del Dhammapada. Siddharta’, il massimo profeta indoeuropeo, è per me la speranza di rinascita dell’Occidente, di liberazione dal credo giudaico.”
Ma in tutta Europa si riconoscono proprio nel cristianesimo le nostre radici?
Lo so, ma questo sproposito può farmi solo ridere. Cosa sono per noi le poche pagine bibliche di fronte all’enorme, elevatissima produzione filosofica, letteraria, spirituale della cultura ellenico romana!
Il cristianesimo è un pregiudizio, quasi nessuno legge le quattro paginette evangeliche.
Freud, profondando nel subconscio europeo ha trovato i miti ellenici, non certo quelli ebraici.
Lei è pugliese ma vive vicino a Trieste, per ragioni di lavoro?
No, per libera scelta.
Ho cambiato area geografica, dall’estremo sud-est all’estremo nord-est, terre geograficamente distanti ma accomunate dallo stesso “marchio” d’origine, la comune derivazione dal popolo illirico.