giovedì 29 aprile 2010

UNA PRECISAZIONE SUI FATTI DI PIAZZA FERRUCCI...

Su un blog a noi ormai noto si riporta un avvenimento accaduto nel pomeriggio di ieri, quando un centinaio di personaggi facenti riferimento all'area antagonista, ha impedito la presentazione di un libro organizzata dal consigliere regionale Giovanni Donzelli.

Oltre a rinnovare la nostra solidarietà a quest'ultimo, ci teniamo a precisare  che la nostra Comunità non era comunque presente all'evento e che non era coinvolta nella organizzazione dello stesso. Capiamo bene che a queste persone piacerebbe poterci cacciare da ogni dove, ma per dover di cronaca siamo costretti a dire che non c'eravamo.

Sappiamo, come ama ripetere con cadenza regolare e maiuscole d'ordinanza, che l'autore del pezzo LAVORA e non ha tempo da perdere coi'ddedrado e l'insihurezza, però stavolta si poteva informare.

OH BELLA CIAO...

29 APRILE: RAMELLI E PEDENOVI...

l 29 aprile 1975, dopo quarantotto giorni di agonia, moriva a Milano, a diciotto anni, lo studente Segio Ramelli, vittima del feroce massacro a colpi di spranghe e chiavi inglese operato da un commando antifascista della facoltà di medicina appartenente alla sinistra organizzazione Avanguardia Operaia.

Quando sopravvenne la morte era in corso una riunione di consiglio municipale; la morte dell'adolescente venne salutata da uno scrosciante applauso ad opera di diversi consiglieri democratici.
Il 29 aprile 1976, nell'anniversario dell'assassinio di Sergio, venne ucciso con un colpo di pistola in testa sparatogli dai sicari di Prima Linea il militante del Msi Enrico Pedenovi.

noreporter

mercoledì 28 aprile 2010

25 APRILE: ANPI CHIEDE L'ESCLUSIONE DEI CENTRI SOCIALI DALLE PROSSIME CELEBRAZIONI...

Si sono rotti le palle perfino i partigiani...

LA POLEMICA

Non si placa la polemica il giorno dopo la contestazione a Porta S.Paolo contro il governatore Polverini
Rendina: "Sono stato centrato con un uovo marcio e sfiorato da un fumogeno. Hanno voluto i partigiani" Il comandante partigiano e presidente dell'Anpi Massimo Rendina

"I centri sociali sapevano che sarebbero venute le istituzioni e che sul palco ci sarebbe stata la Polverini. Ci avevano assicurato che si sarebbero comportati in maniera consapevole. Ora, dopo quello che è successo, da parte di una minoranza di ultras da stadio, stiamo pensando di escluderli da tutte le prossime manifestazioni, a partire da quelle per il 7 maggio per la fine della guerra e per i 150 anni dell'Unità d'Italia". E' ancora arrabbiato Massimo Rendina, il giorno dopo la contestazione a Porta S.Paolo per le celebrazioni del "25 aprile" quando una parte della piazza ha fischiato la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, culminata con il lancio di qualche ortaggio (che ha colpito il presidente della Provincia Nicola Zingaretti) e di un fumogeno che ha sfiorato lo stesso presidente dell'Anpi di Roma e Lazio.

"Sono stato colpito con un uovo marcio e sfiorato da un fumogeno - ha continuato Rendina - hanno voluto colpire me e gli altri partigiani. Non sono contro le forme di protesta, qualsiasi protesta civile è una manifestazione di democrazia, credo che se si fossero limitati ai fischi anche le istituzioni di destra l'avrebbero accettato, l'avrebbero considerata una provocazione non grave. In quel modo, invece, hanno voluto colpire i partigiani. Sono indignato e non accetto assolutamente le loro scuse".

(26 aprile 2010)
xxxxhttp://roma.repubblica.it/cronaca/2010/04/26/news/anpi_rendina_manifestazione-3637042/

martedì 27 aprile 2010

LA DESTRA IDENTITARIA VOTA CICCIO AL CNSU!



Casaggì Firenze e tutta la Comunità militante fiorentina ti invita a fare una scelta di campo per un voto identitario, libero e ribelle. Il prossimo 12 e 13 maggio, in tutte le università, si voterà per il rinnovo del CSNU.

Il CSNU non è un nuovo virus letale, ma è il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, un organo ai più sconosciuto malgrado le importanti funzioni nell’ambito della rappresentanza studentesca e nell’interlocuzione permanente con il ministro dell’Università.

Dal momento che quest’organo ci rappresenta come studenti, è giusto che si scelga col voto chi debba farne parte. Noi abbiamo deciso di provarci, candidando uno di noi. Non un politicante in erba a caccia di visibilità, ma un militante identitario che prima di rappresentarvi ha fatto la “gavetta” nelle sezioni del nostro movimento ed ha portato avanti le nostre battaglie studentesche in tutte le sedi possibili, con impegno e tenacia. Ti chiediamo di votarlo, per dare un futuro alla nostra identità e per costruire insieme l’Università del futuro.
LE NOSTRE BATTAGLIE:

- L’aumento degli stipendi per gli studenti specializzandi di medicina, battaglia durata un anno che ha visto riconosciuti i diritti dei giovani medici che finalmente possono non sentirsi più i fratelli minori dei loro colleghi europei, vedendo quasi raddoppiato il loro compenso mensile; si sta tuttora battendo per un riordino chiaro delle scadenze per l’esame di stato e l’iscrizione alle
Scuole di Specializzazione.

- L’aumento degli alloggi sociali per gli studenti; ha presentato in Consiglio un dossier che mostra le gravi carenze di alloggi in Italia, credendo fermamente che il diritto allo studio si esprima attraverso il diritto alla casa.

- L’abolizione del praticantato per i giuristi sul modello Spagnolo; a lungo ne ha dibattuto in Consiglio e in un Convegno nel dicembre 2009, alla presenza del Ministro della Gioventù Giorgia Meloni, presentando il modello ideale di Ordinamento degli Studi per la Facoltà di Giurisprudenza.

- Accesso facilitato per gli studenti di Architettura e Ingegneria Edile-Civile, per finalità didattiche, a siti archeologici chiusi al pubblico o che necessitano di una particolare autorizzazione delle Sovrintendenze, sgravando così gli studenti e gli uffici di un macchinoso procedimento burocratico.

- Riforma delle classi di Laurea di Ingegneria elettronica; ha presentato al CNSU ed al CUN una mozione con la quale si chiede una revisione del DPR 328 del 2001. Ha chiesto la revisione dell’intero Decreto, illogico e vergognoso.

- Riforma delle modalità di nomina e concorso dei Professori Universitari; constatando la scarsa partecipazione ai concorsi accademici, forse perché i risultati sono già noti, ha contribuito alla stipula di una riforma che ha inserito criteri più rigidi di trasparenza e meritocrazia.

- Migliore interazione tra Università e Mondo del Lavoro; attività convegnistica ed impegno con CIVICRAZIA presso il Garante della Privacy.
IL 12 13 MAGGIO BARRA IL SIMBOLO DI "AZIONE UNIVERSITARIA e STUDENTI PER LE LIBERTA" E SCRIVI "CICCIO". COSTRUISCI L'UNIVERSITA' DEL FUTURO!

Reati d’opinione: il pericolo che corre l’Italia

DA: "IL GIORNALE"

La libertà d’opinione in Italia sta prendendo una brutta piega. Nell’arco di pochi giorni sono avvenuti quattro episodi malandrini che hanno investito gli organi della magistratura e dell’informazione. Primo episodio. La Cassazione condanna un sindacalista della Cisl per aver detto in un’intervista questo non è un lavoro per donne. Opinione deprecabile, e a mio parere anche stupida, ma pur sempre un’opinione. Secondo episodio: un’altra condanna giunge dalla magistratura ad un tale che ha apostrofato come gay un omosessuale, però il tono con cui lo ha detto sarebbe configurabile non come una battuta infelice ma come un reato.


E qui vengo ai due episodi che riguardano invece l’ordine dei giornalisti e che toccano proprio Il Giornale. Vittorio Feltri condannato a sei mesi di sospensione per il caso Boffo, di cui si possono criticare tutte le opinioni espresse dal Giornale e dal suo direttore, ma di cui non si può negare il fatto, la notizia, ovvero che Dino Boffo fu effettivamente condannato per molestie. E condanna, mi pare, si annuncia sul Giornale per aver titolato in prima pagina che «I negri hanno ragione» riferito agli scontri di Rosarno. E dire che per secoli, fino a pochi anni fa, tutti li chiamavano così; negri non è un’offesa, mentre mi sembra ipocrita e sottilmente offensivo chiamarli «di colore»; molti di loro rivendicano con orgoglio la negritudine, che è pure un dignitoso filone letterario; e dar ragione ai negri non comporta affatto denigrarli. E invece...

Mi preoccupa questa situazione, che poi fa il paio con i reati d’opinione sul piano della ricerca storica, con le diverse valutazioni riguardanti il Novecento, l’entità delle vittime e le responsabilità storiche dei massacri che diventano reati. Solo di alcuni, beninteso, mica dei gulag o di altri stermini, di altri regimi totalitari o di altre dittature. Mi preoccupa che si allarghi il reato di opinione e ciò avviene non per responsabilità del governo, ma di chi dovrebbe al contrario opporre argini al potere e garantire i diritti, a cominciare appunto dal diritto d’opinione: vale a dire magistrati e giornalisti, nei loro più autorevoli organismi.

Posso assicurarvi che non condivido affatto l’opinione maschilista del sindacalista della Cisl, o quella omofoba sui gay; stimo professionalmente Boffo e lo scrissi anche in quei giorni di bufera e non ho neanche un minimo conato di razzismo; anzi, mi sono sempre considerato, per ragioni di carnagione, un negro adottivo, seppure in versione sbiadita. Dunque, non abbraccio quelle opinioni e condivido chi le confuta e vi polemizza anche in modo vivace. Ma non posso accettare che vengano perseguiti in un Paese libero, civile e democratico i reati d’opinione, che venga interdetto uno dei giornalisti più seguiti del nostro Paese o che venga sanzionato uno dei giornali più importanti del medesimo. E mi impressiona vedere che tutto questo avviene mentre tra gli stessi, magistrati e giornalisti, ordini professionali e organismi giudiziari, si denuncia una presunta minaccia alla libertà da parte del Parlamento e del governo.

Trovo grottesco che nella santorata dei giorni scorsi, ovvero nella processione in devozione di Sant’Oro, si sia parlato dell’avvento della dittatura in Italia per un’infelice sospensione dei programmi di informazione politica, e si trascuri il fatto assai più preoccupante che si sta allargando nel nostro Paese la sfera dei reati d’opinione. Il politically correct è già una brutta impostura sul piano delle ideologie, dei linguaggi e delle opinioni, perché emargina e mortifica chi non la pensa come il Potere Ideologico Dominante. Ma ora che il politically correct viene imposto a norma di legge e nel nome del politically correct si arriva perfino a punire chi non vi si riconosce nel suo dominio, comincio davvero a preoccuparmi. Che cosa accadrebbe se la filiera si completasse, ovvero se, oltre agli organi della magistratura e della stampa, anche il governo e il Parlamento fossero nelle mani della stessa vulgata?

Non sono di quelli che gridano alla dittatura alle porte, anche perché il Paese la respingerebbe come un corpo ostile ed estraneo. Però lasciatemi dire che questa brutta piega preoccupa non poco. Lo dico da cittadino, da giornalista e da persona insofferente verso i codici ideologici del politically correct e la loro osservanza pecorina. Era già odiosa e soffocante quella cappa di conformismo che avvolge la cultura e la società; ma sono guai se ora quella cappa bisogna pure indossarla o respirarla a norma di legge, sennò ti tolgono la libertà. Su, colleghi e concittadini, non lasciate correre, svegliatevi e reagite.

Di Marcelo Veneziani

lunedì 26 aprile 2010

A PRESTO, FRATELLO.

Questa canzone è per una persona a noi cara, uno di noi. Un nostro fratello, militante di Casaggì da anni e camerata sempre presente al fianco di chi ne avesse bisogno. In un giorno triste di sbarre e di catene, sperando di poterlo riabbracciare presto quando tornerà in libertà. Anche se, per certe persone, la libertà è una questione di animo e non di celle e di galere. Libero, infondo, lo sarà sempre. 

I nostri amici. Gente poco raccomandabile, ma d'altronde ognuno si sceglie i propri.

TORSELLI E ROSELLI (PDL): "RENZI E NARDELLA VOGLIONO NEGARE IL DIRITTO SACROSANTO DEI LAVORATORI A FESTEGGIARE IL 1° MAGGIO"

NEGOZI APERTI IL PRIMO MAGGIO, TORSELLI E ROSELLI (PDL): “COSI’ SI NEGA UN DIRITTO SACROSANTO DEI LAVORATORI. SE DAVVERO IL SINDACO VUOLE AIUTARE I NEGOZIANTI CONTRO LA CRISI, LE OCCASIONI PER APERTURE STRAORDINARIE NON MANCHERANNO”.


“Se veramente il Sindaco Renzi e l’assessore allo sviluppo economico Nardella vogliono intraprendere delle iniziative per favorire i commercianti a fare fronte alla tristemente nota crisi economica in atto, rivedano tutte quelle ordinanze che limitano la libertà di aprire le proprie attività in orario notturno o durante i giorni festivi, ma non vadano a violare il diritto dei lavoratori a festeggiare l’appuntamento del Primo Maggio”. Così i consiglieri del Popolo della Libertà Francesco Torselli ed Emanuele Roselli i quali, in mattinata, hanno avuto un incontro sull’argomento con il Segretario Regionale dell’UGL, Taddeo Albanese.

“Capiamo la preoccupazione dei negozianti di fronte alla crisi – spiegano i due consiglieri del centrodestra – e a tal proposito abbiamo presentato anche diverse iniziative in Consiglio Comunale, non ultimi una serie di emendamenti e di ordini del giorno legati al Bilancio Preventivo 2010 per costituire fondi di sostegno e di sussistenza per quelle attività economiche in crisi, per i giovani che ne volevano aprire delle nuove, per la tutela degli esercizi storici e per incentivare le attività che non avrebbero licenziato dipendenti per almeno tutto il 2010, ma la risposta della sinistra è sempre stata la stessa, ovvero un tassativo no”.

“Avevamo anche presentato una mozione – proseguono nel racconto Torselli e Roselli – per rivedere gli orari di apertura notturni degli esercizi pubblici, ma anche in questo caso la risposta è stata la stessa, negativa”.

“Adesso – polemizzano i due consiglieri comunali del PDL – si pensa di dare un contentino ai negozianti fiorentini, obbligando però di contro, commessi e dipendenti, a recarsi a lavoro nella giornata simbolo proprio dei lavoratori italiani, ovvero il Primo Maggio”.

“Negando il sacrosanto diritto dei lavoratori a festeggiare il Primo Maggio – concludono Torselli e Roselli – la sinistra fiorentina dimostra di aver perso ogni sorta di sensibilità sociale verso i lavoratori che ormai dice di difendere solo a parole”.

CASAGGì CINEFORUM: "IL SANGUE DEI VINTI"


                                                            Ogni lunedì in via Maruffi, 3

Perugia ricorda Maria Grazia Cutuli

DA: "CORRIERE DELLA SERA"

PERUGIA – Martina Castigliani ha il piglio giusto: «Sono stufa di sentire le parole di giornalisti affermati che mi dicono di lasciare perdere. Che non devo fare questo mestiere. Sono sicura che Maria Grazia non me l’avrebbe mai detta una cosa così». E in fondo alla fine ha avuto ragione lei: Martina ha vinto la prima sezione del premio giornalistico “Una storia da raccontare”. Nell’edizione 2010, il Festival internazionale di giornalismo di Perugia questo premio l’ha voluto dedicare proprio a lei, a Maria Grazia Cutuli, la collega del Corriere della Sera barbaramente uccisa in Afghanistan, ormai quasi nove anni fa.


PREMIO VIDEO - Pasquale Filippone e Mariangela Modafferi si sono assicurati invece la seconda sezione del premio, quella dei video, e l’hanna vinta con le loro immagini riassunte nel titolo: «Da Catania a Kabul, storia di una passione». Della passione di Maria Grazia che ha abbandonato la sua vita e il suo lavoro senza nemmeno riuscire a raggiungere i quarant’anni. Ma per raggiungere i suoi obiettivi, almeno in parte, si sta impegnando la Fondazione che porta il suo nome ed è presieduta da sua sorella Donata con il supporto di suo fratello Mario e della struttura logistica del Corriere della Sera . Un corso di giornalismo per gli inviati nei luoghi di crisi è ormai arrivato alla terza edizione, mentre una scuola elementare a Kabul intitolata a Maria Garzia sarà inaugurata al più presto.

Di Alessandra Arachi

domenica 25 aprile 2010

TENTATO INCENDIO A CASAGGì NELLA NOTTE DEL 25 APRILE.

TORSELLI: “POTEVA ESSERE UNA STRAGE”; SCATARZI (CASAGGì): “UNA CERTA SINISTRA UTILIZZA IL 25 APRILE PER DIFFONDERE ODIO”. APPELLO DEI MILITANTI ALLE ISTITUZIONI ED AI VERTICI DEL PARTITO: “NON LASCIATECI SOLI”. LA SOLIDARIETA' DEL SINDACO RENZI E DELLA GIUNTA COMUNALE.


Questa mattina, di fronte a Casaggì (il Centro Sociale di Destra, in Via Maruffi 3, che ospita anche la sede della Giovane Italia, movimento giovanile del PdL e gli uffici dei consiglieri comunali e circoscrizionali che la struttura ha eletto nelle liste del PdL) sono stati rinvenuti da alcuni militanti diversi litri di benzina, i quali avevano già imbevuto parte dell’ingresso, le scalette antistanti l’edificio e gli stipiti del portone d’accesso. Sul luogo è intervenuta la Polizia che ha aperto le indagini per capire anche i motivi per cui l’attentato non sia stato portato a termine.

“Poteva essere una strage, – racconta Francesco Torselli, consigliere comunale del PdL e dirigente nazionale della Giovane Italia – anche alla luce del fatto che all’interno vi erano alcuni ragazzi che erano rimasti a dormire”.

“Non è la prima volta che Casaggì subisce questo tipo di attentati; – continua l’esponente del centrodestra e riferimento nelle istituzioni della struttura – già nel giugno del 2007 un incendio distrusse il portone e rischiò di propagarsi all’interno dell’intero edificio”.

“In questi ultimi giorni – spiega ancora Torselli – stiamo assistendo ad una preoccupante escalation di violenza, iniziata con l’assalto alla Consulta Provinciale degli studenti e le seguenti aggressioni patite dai nostri militanti in alcune scuole fiorentine; occorre al più presto un intervento congiunto di tutte le istituzioni affinché non si superi quel punto di non ritorno che, spero, nessuno voglia raggiungere”.

“A tal proposito – sottolinea il consigliere comunale del PdL – un sentito ringraziamento va al Sindaco di Firenze Matteo Renzi ed all’assessore Massimo Mattei che, a nome dello stesso sindaco e della giunta si è recato personalmente in Via Maruffi per esprimere la propria solidarietà ai ragazzi di Casaggì”.

Per Marco Scatarzi, responsabile di Casaggì, questo “è il risultato dell’esasperazione del clima d’odio montato da una certa sinistra in occasione di ogni 25 Aprile”.

“Apprezziamo la solidarietà dell’assessore Mattei e del Sindaco Matteo Renzi – prosegue Scatarzi – attendiamo che tutte le forze politiche oggi impegnate a parlare di libertà e democrazia, facciano altrettanto isolando chi compie questi gesti”.

I militanti della Giovane Italia e di Casaggì, la maggior parte di età compresa tra 15 e 20 anni, rivolgono un appello a tutte le istituzioni, a tutte le forze democratiche e soprattutto ai vertici locali e nazionali del Popolo della Libertà affinchè “questo clima di odio che oggi ci vede nell’occhio del mirino, non si trasformi in futuro in una vera e propria guerra per bande; il partito che noi supportiamo, e per il quale ci facciamo anche aggredire nelle scuole e nelle università, dimostri coi fatti di esserci vicino e di tutelarci nelle sedi istituzionali e sul territorio”.

Sul 25 Aprile tornano Torselli e Scatarzi ai quali si aggiungono Alessandro Draghi, consigliere circoscrizionale del PdL al Quartiere 2, Giacomo Giacintucci e Gabriele Bagnoli, dirigenti giovanili e rispettivamente consiglieri comunali a Scandicci e Impruneta: “purtroppo, nonostante i 65 anni dalla fine della guerra civile, esistono ancora, per volere esplicito di qualcuno, due tipi di 25 Aprile: da una parte chi continua a celebrare la festa dell’odio e delle divisioni e dall’altra, chi come noi, riserva un sentimento di umana pietà a tutti i caduti di quella terribile stagione, non dimenticando chi combatteva dalla parte sconfitta, nel nome di quella pacificazione nazionale che il nostro paese ancora non ha conosciuto”.

venerdì 23 aprile 2010

GIORGIA MELONI AL SECOLO D'ITALIA. LETTERA DEL 22 APRILE.

Caro Direttore, 

in queste ore così laceranti per tutti, voglio provare a fare insieme con te un ragionamento sereno su ciò che è stato e su ciò che sarà. Naturalmente alla luce delle argomentazioni che hai rivolto anche su di me nel tuo editoriale di ieri. 

Ciò che si è vissuto un paio di giorni fa e probabilmente si ripeterà oggi è un passaggio delicatissimo all'interno del Pdl, figlio di una situazione determinatasi non per volontà degli elettori, ma degli eletti. Legittimo che ciò possa avvenire, come è legittimo ritenere che una eventuale "rupture" dovrebbe essere supportata da un mandato popolare.. 

Seconda questione: le rotture possono anche essere benefiche quando salutano la nascita di una identità politica (o culturale) altra rispetto all'identità originale. 

Allora parliamo di questo. Ho iniziato a fare politica in un partito che rappresentava alcuni principi e valori come: l'amor di patria, la lotta alla mafia, ma anche la sacralità della vita, la difesa della famiglia naturale, l'opposizione al relativismo etico (eutanasia, clonazione, aborto, fecondazione senza regole, etc.), una visione spirituale della vita, una scuola e una memoria condivisa che non fossero succubi della vulgata violenta che ha criminalizzato la nostra comunità politica per tanti anni, dividendo l'Italia. Nel Popolo della Libertà questo sistema di valori ha trovato casa. Come nella Giovane Italia, nonostante la difficoltà di fare sintesi tra percorsi diversi. Per questo mi ci riconosco e qualunque mia iniziativa politica sarà sempre orientata a difendere dentro il partito queste idee, non a sostituirle con altre. Altrettanto legittime, ma che non sento come le mie. 

Cara Flavia, c'è un terzo aspetto che riguarda il governo attuale. Se non sono stata capace di rappresentare la nostra visione del mondo all'interno dell'esecutivo, chiedo scusa a te, a coloro che c'erano prima di me e di te. Ho fatto del mio meglio, ma così come mi ritenevo inadeguata prima di assumere l'incarico da ministro, continuo a sentirmi inadeguata adesso. Lotto ogni giorno per tirare fuori dal cilindro del Ministro della Gioventù delle risposte credibili ai problemi dei giovani di oggi e dell'Italia di domani. E se c'è stata troppa poca destra in questi due anni, certamente ne sono responsabile. A patto che ci si intenda su cosa è la destra. Perché per me: garantire gli ammortizzatori sociali a milioni di persone (tra cui, per la prima volta, i lavoratori precari), arrestare decine di mafiosi, intervenire tempestivamente nelle grandi emergenze, trascinare i baroni in una rivoluzione del merito, aver tenuto una linea coerente sui temi etici, aver realizzato le Comunità giovanili sognate da chi se ne andò troppo giovane, è tutto molto di "destra". Io non credo che le parole destra e sinistra siano prive di significato attuale; credo che possano essere sostituite anche da altre. Resta, però, la differenza tra due impostazioni culturali distanti tra loro, come lo sono i rispettivi sistemi di valori nel Partito Popolare Europeo e nel Partito Socialista Europeo. 

Certo, si poteva fare di più e di meglio. Per esempio, rispetto a una gestione squilibrata del rapporto con la Lega Nord o riguardo a dichiarazioni evidentemente sbagliate che confondono un'inchiesta coraggiosa come quella di Saviano con una fiction televisiva come quella de La Piovra. Ma attenzione a che la libertà di dissentire sulle singole questioni non diventi libertà di dissentire sull'intera identità politica, perché la prima è prerogativa dei partiti veri, la seconda dei partiti finti. 

Fin qui la ragione, poi succede che la politica, per noi, sia fatta anche di altro: di persone, di ricordi, di emozioni. Faccio una fatica bestiale a scindere la questione personale da quella politica. La stessa che, immagino, stai facendo anche tu e tanti altri che hanno firmato documento politici diversi. Su questo piano si arenano tutti i ragionamenti, si ricacciano indietro le lacrime, si alza lo sguardo, si lavora per ritrovare, magari già da oggi, il filo di una storia comune. Io ci spero, io ci credo. 

Nel frattempo, ti abbraccio. 

Giorgia Meloni 

La nube ci ha riportato con i piedi per terra

DA: "ARIANNA EDITRICE"

L’Europa è andata in fumo. È bastato un vulcano estroverso ed esibizionista, sperduto nella soffitta d’Europa, per restituire i popoli alla terra, le nazioni ai loro confini, la gente alle case loro. Capisco il panico delle prime ore, capisco lo stop dei giorni seguenti, ma ora non capisco la follia di riaprire i cieli per qualche ora e poi richiuderli in fretta, senza che sia accaduto nulla, almeno all’apparenza. Domenica sera sembrava finito l’incubo, gli aeroporti avevano riaperto, anche da noi si ricominciava a volare, infatti i mattineri di ieri hanno viaggiato tranquilli nei cieli del nord. Poi alle nove, mentre alcuni si stavano imbarcando in aereo, sono stati rispediti indietro, misteriosamente. Nuovo blocco. L’euforia dei media è durata mezza giornata, torna la depressione: questa nuvola durerà a lungo.


Ma è pazzesco vedere gente che da giorni viene alloggiata su grottesche brandine in aeroporto e rifornite di bottigliette d’acqua: ma come, non è possibile alloggiarli in alberghi o sistemarli in modo più umano e decente, dobbiamo per forza vedere questo spettacolo da film apocalittico o da pellegrinaggi antichi, con la gente che dorme coupé? Ecco il medioevo degli aeroporti. Faceva impressione confrontare il panico e il brulichìo delle sale di partenza col silenzio spettrale degli hangar, gli aerei cellofanati come una gigantesca confezione di farfalle imbalsamate. Ne ho viste di tutti i colori in questi giorni, perché ero in Sicilia e dovevo arrivare al nord, e poi tornare a Roma. Folle inferocite, file pazzesche, disperazioni e persino allegria di naufragi. Treni, pullman, aerei, auto, furgoni. Ho provato tutti i mezzi. Personale sfuggente, call center bloccati, ferrovie intasate, frecce rosse occupate dagli indiani. Un rigurgito biblico di trapassato remoto.

Non riuscendo a spiegare le ragioni di un blocco così assurdo, mi accontento di studiare le reazioni e le risposte della gente. Dunque, nel primo girone si contemplano i fatalisti. Che non battono ciglio, accettano i verdetti del cielo come le chiamate della sorte, vivono la calamità come militi del destino. Complimenti, siete invincibili nella vostra serafica rassegnazione.

Seguono i complottisti, che non credono alla storia della nuvola. Qui c’è qualcosa che non ci dicono, sussurrano, c’è una guerra mondiale strisciante, un conflitto tra poteri sotto traccia, l’arrivo di alieni da altri pianeti, o la scusa planetaria per i potenti che non volevano andare ai funerali dei polacchi. Insomma gatta ci cova. I dietrologi si dividono in americanofobi o russofobi, islamofobi o ebreofobi. Uno di loro, insomma, ha fatto la frittata celeste.

Nel girone seguente ci sono gli euroscettici. Quelli, più realisti, che deducono da questo inghippo la fragilità dell’Europa, l’incapacità di mettersi d’accordo tra ministri e governi per decidere cosa fare; quelli che godono a vedere che finalmente c’è stata la secessione europea per via atmosferica e ognuno è tornato all’aria di casa, al natio borgo selvaggio. Segue il girone dei mistici che deducono dal blocco dei cieli la fragilità dell’uomo moderno, la debolezza delle sue conquiste e la vulnerabilità della tecnica. Ah, voi credevate di essere diventati onnipotenti, blindati, assicurati; e invece basta un rozzissimo vulcano che erutta, basta una folata di vento e noi come foglie siamo spazzate vie. La globalizzazione ha le ali di cera, come Icaro; basta un po’ di fuoco per scioglierle e precipitare nel tempo delle tribù. La modernità ha la testa di burro, come Totò nel medico dei pazzi, e la testa al sole si squaglia. Gesù, siamo pulvis et cinis, siamo polvere e cenere. Com’è piccolo il mondo. E precario.

Girone attiguo è quello dei catastrofisti, che vedono anche nella nuvola d’Islanda l’avverarsi della profezia di Nostradamus che sapeva tutto, pure il blocco dei voli, era informato da secoli. È il primo segno della fine del mondo prevista per il 20 dicembre del 2012, dicono con spaventata euforia. I vulcani si cominciano a spazientire, vedrete ora da noi, l’Etna, o’ Vesuvio e compagnia cantante... Tsunami, terremoti, vulcani, tric trac... siamo ai saldi di fine universo.

C’è poi il girone dei briganti meridionali, che esultano soddisfatti nel vedere che gli aeroporti del sud sono ancora funzionanti mentre quelli del nord si sono tutti fermati. E godevano a pensare che a volte è una fortuna che le novità arrivino prima al nord e che al sud invece si goda di una provvidenziale arretratezza. Anche le nubi arrivano in ritardo, e intanto noi ce la spassiamo. Cristo si è fermato a Eboli ma questa volta a contrario, per non salire a nord. Allora un dio terrone esiste, e si vendica delle padanie indipendenti incenerendo la loro aria e facendo sprofondare il nord nella notte aerea. La nuvola arriverà anche nel paese del sole, minacciano i bollettini: intanto, però, noi terroni voliamo, seppure tra noi, fino a Roma ladrona, e voi padani no. Tie’.

Ci sono pure i comunisti celesti che godono nel vedere all’opera il vulcano egualitario che come ’a livella non risparmia i vip e i potenti, anzi si accanisce soprattutto con loro, che si muovono di più e volano più dei comuni mortali. Sono inebriati dal vedere divi, statisti e calciatori girare sulle corriere, sulle auto o addirittura restare inchiodati a terra, perdendosi impegni di lavoro, funerali di Stato, ma anche vacanze e figate esclusive. Pure gli aerei privati non volano, in cielo non ci sono corsie preferenziali. Così nascono le voci e le leggende. Ho visto la Merkel fare l’autostop per arrivare a Varsavia, dice uno. Ho visto Montezemolo sul 30, dice un altro, e l’hanno beccato pure senza biglietto.

Cosa resterà alla fine di questa nuvola funesta? Resterà il buco dell’ozono nei bilanci delle compagnie aeree, che sono a terra in tutti i sensi. Resterà il sollievo delle ferrovie e il ritorno ai bei torpedoni smandrappati di una volta. Resterà il piacere di avere i piedi per terra e di riscoprire la vita sedentaria. E resterà il mito di un vulcano sconosciuto che dopo questa ondata di notorietà mondiale, si sarà montato la testa e magari ci riproverà per il solo gusto di vedere il mondo ai suoi piedi.

Di Marcello Veneziani

giovedì 22 aprile 2010

Il dopoguerra in America e l'inedito Kubrick fotoreporter

DA: "IL CORRIERE DELLA SERA"

Chissà se a soli 17 anni Stanley Kubrick immaginò mai che sarebbe diventato uno dei più celebri registi della storia del cinema, che avrebbe scritto Arancia Meccanica o diretto pellicole come Barry Lyndon, Shining e Eyes Wide Shut. Di certo Kubrick, aspetto poco conosciuto della carriera del grande cineasta, nel 1945 venne assunto come fotoreporter dalla rivista americana Look. Aveva solo 17 anni, appunto, e per cinque lavorò al magazine. Il suo sguardo e il suo obiettivo ritrassero l'America dell’immediato dopoguerra, attraverso le storie di celebri personaggi come Rocky Graziano o Montgomery Clift, le inquadrature fulminanti e ironiche nella New York che si apprestava a diventare la nuova capitale mondiale, o ancora la vita quotidiana dei musicisti dixieland. Trecento di quelle fotografie scattate da Kubrick tra il 1945 e il 1950, molte delle quali inedite e stampate dai negativi originali, saranno esposte dal 16 aprile al 4 luglio al Palazzo della Ragione di Milano.
LA MOSTRA - L’esposizione è stata curata da Rainer Crone e realizzata dal Comune di Milano - Cultura e da Giunti Arte Mostre Musei, in collaborazione con la Library of Congress di Washington e il Museum of the City of New York (che custodiscono un patrimonio ancora sconosciuto di oltre 20.000 negativi di Stanley Kubrick, giovanissimo, ma già grande fotografo). «Una mostra che racconta anzitutto lo "sguardo" di Kubrick che si è rivelato essere uno dei tratti stilistici più interessanti della sua poetica cinematografica - spiega l'assessore alla Cultura del Comune di Milano Massimiliano Finazzer Flory -. Conosciuto ai più per gli indimenticabili film che hanno segnato la storia del cinema, Kubrick si è brillantemente distinto per la sua attività di fotoreporter. Una carriera fotografica che si è dispiegata all’insegna della ricerca dell’anima dei personaggi ritratti al pari degli ambienti con una personalissima visione del reale e dei suoi stratificati livelli di significato». Il percorso espositivo è organizzato in due parti. La prima, divisa a sua volta in 7 sezioni, avrà un’introduzione, Icone, nella quale vengono presentate le immagini simbolo delle storie che l’occhio dell’obiettivo di Kubrick ha immortalato. Come Portogallo che racconta il viaggio in terra lusitana di due americani nell’immediato dopoguerra, o ancora Crimini, che testimonia l’arresto di due malviventi seguendo i movimenti dei poliziotti, le loro strategie, le loro furbizie, fino all’avvenuta cattura. La seconda parte del percorso toccherà altri argomenti rappresentativi della breve carriera di Kubrick fotografo, come le immagini dedicate al giovane Montgomery Clift colto all’interno del suo appartamento, o quelle del pugile Rocky Graziano, che raccontano i momenti pubblici e privati di un eroe moderno, o ancora l’epopea dei musicisti dixieland di New Orleans.
PASSIONE EREDITATA - Una delle due passioni ereditate dal padre quella di Kubrick per la fotografia (l’altra furono gli scacchi), che si esaurì purtroppo in un quinquennio. La prima fotografia venne pubblicata il 26 giugno 1945 e ritrae un edicolante affranto per la morte di Roosevelt, un’immagine che conquisterà gli editors di Look. Il metodo Look, caratterizzato da una narrazione a episodi, prevedeva che il soggetto fosse seguito costantemente e fotografato in tutto ciò che faceva. Uno stile invadente che su Kubrick esercitò un grande fascino. Per ottenere dai personaggi delle pose che fossero più naturali possibili, Kubrick metteva in atto una serie di stratagemmi per passare inosservato, come nascondere il cavo della macchina fotografica sotto la manica della giacca e azionare l’otturatore con un interruttore nascosto nel palmo della mano. Gran parte del senso estetico che ritroviamo nei suoi film, fiu espresso già dal lavoro di quegli anni. Le istantanee di Kubrick - sottolinea il curatore della mostra - stupiscono per la loro sorprendente maturità, e non possono essere considerate come archivi visivi della gioia di vivere, catturata dallo spirito attento e pieno di humor di un giovane uomo.

Di Redazione Online Corriere della Sera

E' STATO CICCIO!


 TRA POCO, IN TUTTE LE UNIVERSITA'!

SINISTRA GOLIARDIA!

Giacchè noi siamo inclini alla goliardia e allo sberleffo, pubblichiamo un volantino prodotto dagli antifascisti. Avrebbero voluto farci incazzare, ma ce la siamo spassata. Da oggi inauguriamo il concorso: modifica i nostri manifesti e spediscili alla nostra mail. I più carini saranno pubblicati sul blog di Casaggì (pardon, Caccaggì).

Ne vogliamo uno al giorno! 

mercoledì 21 aprile 2010

TORSELLI (PDL): "ENNESIMO RINVIO PER LA MOZIONE SULLA BUSVIA 17 FLASH".

“Se non c’è la volontà politica di cambiare le cose si dica, altrimenti si prendono in giro i cittadini”.


“Parto da una considerazione espressa dal collega Marco Stella in merito alla ‘Busvia 17 Flash’ per tornare sull’argomento, sul quale, ormai da mesi, esiste una mozione del sottoscritto presentata in accordo con molti dei residenti di Viale dei Mille che però - a causa di una serie di ostacoli, sulla natura dei quali inizio a nutrire qualche dubbio - ancora non è stata discussa in commissione Ambiente e Mobilità. Se esiste la volontà politica da parte del centrosinistra di non rimettere in discussione gli errori sulla mobilità commessi in passato, si dica chiaramente, senza continuare a prendere in giro i cittadini”. Questo il commento di Francesco Torselli, consigliere del PdL.

“Da mesi – spiega Torselli – ho presentato una mozione per chiedere un riassetto globale della viabilità su Viale dei Mille, concordando e studiando le modifiche proposte attraverso una serie di sopralluoghi effettuati coi cittadini residenti nella zona, ma ancora oggi questa mozione non è stata discussa. Anzi, in realtà la mozione era stata discussa in Commissione Ambiente e Mobilità, ma nonostante la presenza di una delegazione di residenti ad avallare le richieste del documento, fu deciso di sottoporlo al parere dell’Assessore competente e dei tecnici della Direzione Mobilità”.

“Neppure dopo questo secondo passaggio però – spiega l’esponente del PdL – la maggioranza si disse pronta a prendere una decisione sulla mozione, chiedendo un parere ulteriore al Consiglio di Quartiere 2. Dopo il parere del quartiere si è richiesto quello della Polizia Municipale e tutto questo ha di fatto allungato in maniera esponenziale i tempi”.

“Domani sarebbe dovuto essere il gran giorno – aggiunge Torselli – ma già da oggi sappiamo che i responsabili della Municipale non saranno presenti in Commissione e quindi la decisione sulla mozione slitterà ancora. A questo punto è normale che sorgano dei dubbi: tutti questi passaggi e tutti questi ostacoli non saranno creati ad hoc per evitare una discussione per la maggioranza di centrosinistra estremamente gravosa? Un voto favorevole alla mozione significherebbe nei fatti una smentita secca ai loro predecessori a Palazzo Vecchio, mentre un voto contrario significherebbe rispondere negativamente ad una palese richiesta di cittadini stufi del caos, dell’inquinamento e del congestionamento del traffico, conseguenze dirette di questa Busvia che, tutto si è rivelata, meno che ‘Flash’, visto che i pochi secondi guadagnati su Viale dei Mille, si trasformano in minuti e minuti di ritardo nell’imbuto di Ponte al Pino”.
“Se la sinistra non vuole esporsi su questo tema – conclude l’esponente del centrodestra – lo dica
apertamente, bocci la mozione e spieghi ai cittadini di Viale dei Mille che la situazione caotica attuale è destinata a protrarsi per anni e anni ancora. Altrimenti fermi questo snervante scaricabarile e sostenga la nostra richiesta. Continuare a rimandare e a rinviare da un ufficio all’altro la mozione pur di non esprimere un parere è, nei fatti, una vera e propria presa di giro nei confronti dei cittadini”.

Tony Augello. 10 anni fa...

DA: "IL FONDO MAGAZINE"

Dieci anni fa, all’età di quarantaquattro anni, ci lasciava Tony Augello [nella foto]. Fu uno strappo violento, inutile tornare a dirlo. Il decennale della sua morte cade in un momento convluso e tormentato per la comunità umana e politica di cui è stato un protagonista lucido, determinato, un po’ guascone, sicuramente tra i più irrequieti. Il suo giudizio sull’oggi ci manca moltissimo, ma non gli faremmo torto azzardando un’interpretazione del suo lascito di azione e pensiero. Perché il ricordo di un personaggio, se non rimane confinato nella retorica di maniera, è sempre il tentativo di richiamarlo all’attualità. Tony Augello era forse una delle persone più convinte della necessità di difendere, di valorizzare, di trasformare in meglio le risorse, umane e ideali, che la destra ha avuto a disposizione dal dopoguerra in poi.



Ci credeva non per ottuso spirito di parte ma con la consapevolezza che la ricetta più giusta per l’Italia non poteva che provenire da chi aveva già intuito, nel Novecento, i limiti dell’ideologia marxista e quelli della “religione del profitto”. In più, per Tony Augello, questo linguaggio non andava proposto a una nicchia di elettorato comodamente e pigramente rinchiuso nel recinto della “destra”, ma andava declinato, senza snobismi intellettuali, a tutte le brave persone “di destra e di sinistra” che costituiscono il corpo vivo, onesto e operoso di una comunità nazionale. «È giunto il momento – scriveva in un articolo su La Contea del 1985 – che un Movimento popolare, aclassista e rivoluzionario, quale il nostro, smetta di inseguire umori e trovi la capacità di porsi quale punto di riferimento, nel ruolo di formatore e di ispiratore invece che di registratore di opinione. È una questione di fiducia nell’intelligenza della comunità nazionale, per la sua gran parte sana e non omogenea alle attuali istituzioni. I nostri comportamenti però, spesso non aiutano le parti migliori della società civile. Quanto ci rende il prolungato sit in nell’equivoca denominazione di destra, antica e irrisolta questione? E non siamo infine in qualche misura corresponsabili della genesi di una mentalità, di uno stato d’animo collettivo sanamente anticomunista ma poco, pochissimo avverso e reattivo al sistema di potere democristiano, alla sua logica, ai suoi sponsor?». Proviamo a trasferire la citazione di 25 anni fa nell’odierno dibattito del Pdl: tirare le somme non è difficile.

La politica lo ha attirato fin da adolescente. Si era iscritto alla Giovane Italia (poi Fronte della Gioventù) a Bari a tredici anni. Frequentava il liceo classico Flacco. Fu individuato come fascista e preso a calci. La mattina dopo aveva in tasca la tessera. Di sé raccontava: «Ho scelto la destra per una motivazione estetica. I comunisti erano insopportabilmente arroganti. Sembravano fatti in serie. E poi, a tredici anni, che altre motivazioni puoi avere… Mi scazzottai con quello che mi aveva preso a calci e andai alla sede del Msi».

Nel 1972, allo stesso liceo che gli aveva chiuso le porte in faccia, i giovani del Fronte erano sessanta. Un nucleo di tutto rispetto, e Tony li capeggiava. Quando la famiglia si trasferì a Roma lui se ne andò alla sede di via Sommacampagna con una lettera di presentazione. Lì incontrò Teodoro Buontempo che, a torso nudo, ridipingeva le pareti. Si strinsero la mano e cominciò così l’avventura politica che avrebbe portato Tony Augello all’elezione in Campidoglio nel 1993, l’anno dello scontro Fini-Rutelli che segnò anche la maturazione della destra da forza di opposizione a forza di governo.

Un progetto in cui Tony aveva sempre creduto. Lui ci arrivò attraverso la temperie degli anni Settanta, anni luttuosi ma anche formidabile palestra di vita per chi si era messo in testa di costruirsi un’avventura personale da ribelle non conformista, non pantofolaio, persino un po’ eretico. Gli “allenamenti” di Tony avvenivano in coppia col fratello Andrea (oggi sottosegretario). Erano inseparabili, ma questo non vuol dire che fossero uguali. Forse complementari. Il fratello maggiore leggeva a quello minore le avventure di Moby Dick. Uno parlava, l’altro ascoltava. I sogni, anche quelli di gloria, si mescolavano in un’unica grande “missione impossibile”.

Un’altra caratteristica di Tony era quella di non decidersi mai a rinunciare. Un’impronta caratteriale che si portò dietro nel sindacato, la Cisnal oggi Ugl, di cui divenne stimato dirigente, e nelle altre imprese che anticipavano l’idea di un destra sociale e popolare, come la creazione del Movimento giovani disoccupati fondato con Umberto Croppi e la cui sede fu subito bruciata daglio autonomi di Bravetta, a Roma, o che sfatavano il luogo comune di una destra tutta protesa all’applauso verso l’America dei liberatori, come il dissenso espresso contro l’appoggio dato dal Msi alla guerra del Golfo contro l’Iraq nel 1990.

Aveva inoltre il gusto della provocazione goliardica, come quando, da consigliere comunale a Civitavecchia, fece scrivere in giapponese un cartello contro il gemellaggio con un paesino nipponico.

Nel passaggio dal Msi ad An scelse la linea di quelli che non intendevano essere liquidatori verso la precedente esperienza politica: «Del Msi mi piaceva lo stare spalla a spalla con gli altri, la condivisione di qualcosa di importante ma di indefinito. Il Msi era il grande diverso in un paese in cui tutti correvano ad abbracciare il vincitore. Non mi pento di niente, rifarei tutto».

Anche da oppositore a Roma del sindaco Rutelli ha improvvisato iniziative tese a movimentare il clima soporifero dell’Aula Giulio Cesare, arrivando a pronunciare un discorso in latino sul tema dell’immigrazione. Tema oggi più che mai controverso, ma rispetto al quale Tony ci lascia considerazione “illuminanti”: «Noi diciamo che non è possibile non regolamentare un flusso indiscriminato di ingressi stranieri e continuiamo a dire che chi non è in regola deve essere espulso, ma gli immigrati a norma non devono essere trattati come massa di manovra di una sinistra demagogica e inconcludente». Nella sua esperienza in Campidoglio seppe anticipare tanti temi che avrebbero reso la destra egemone a Roma, preparando il terreno alla vittoria di Francesco Storace nel 2000 alla Regione Lazio e poi a quella di Gianni Alemanno, che non a caso dedicò a lui il coronamento dell’impresa.

Di Annalisa Terranova

martedì 20 aprile 2010

AZIONE STUDENTESCA TOSCANA, "AVANGUARDIA STUDENTESCA: FACCIAMO IRRUZIONE"


Azione Studentesca Toscana riparte con la nuova campagna regionale per il protagonismo studentesco
"Avanguardia Studentesca: facciamo irruzione!"

Visita il nostro SITO!

PIANO STRUTTURALE, TORSELLI (PDL): "DA RENZI SOLO L'ENNESIMA LISTA DI BUONI PROPOSITI E TANTA DEMAGOGIA".

“Giardini vicino a tutte le abitazioni dei fiorentini, riscoprire l’anima della città, costruire meno e costruire meglio, coinvolgimento di tutti i cittadini nella redazione del piano strutturale… Ci mancava un pensierino alla fame nel mondo ed uno alla pace ed alla fine di tutte le guerre, poi la lista dei buoni propositi sarebbe stata davvero al completo”. Questa la dichiarazione del consigliere comunale del PdL, Francesco Torselli.

“Dopo la comunicazione del Sindaco Renzi di oggi – spiega il consigliere del PdL – restano all’ordine del giorno tante belle parole, tanti buoni propositi e tante promesse. Ma con le promesse e la buona volontà non si fanno gli strumenti urbanistici, quindi aspettiamo con ansia le proposte concrete che il Sindaco e la Giunta porteranno all’attenzione del Consiglio e della città tutta”.

“Dalla comunicazione del sindaco – aggiunge l’esponente del centrodestra a Palazzo Vecchio – emerge una forte volontà della giunta di concertare coi cittadini di Firenze il Piano Strutturale, facendo tesoro della volontà popolare nella redazione del principale strumento urbanistico del Comune e questo è senza dubbio un elemento positivo”.

“Chissà – conclude Torselli – se dopo che l’amministrazione comunale avrà esposto il proprio punto di vista su TAV, tangenziale, nuova pista dell’aeroporto, tramvia in centro storico e tutte le altre questioni più ‘spinose’ che il nuovo Piano Strutturale dovrà giocoforza affrontare, il Sindaco Renzi avrà ancora così tanta voglia di incontrare i cittadini. Spero per lui di sì, ma sinceramente ho forti dubbi”.

POLITICA UNIVERSITARIA E 25 APRILE...

Questa mattina, nel polo universitario di Novoli, si è svolta una conferenza organizzata dai militanti e dai consiglieri di Azione Universitaria, alla quale ha partecipato anche un nutrito gruppo di militanti di Casaggì. La conferenza, che portava all’attenzione del mondo studentesco la proposta di modifica dell'accesso alla professione forense, ha riscosso un successo invidiabile.

Nonostante i soli tre giorni di preavviso, una ottantina di studenti ha letteralmente affollato la sala, per ascoltare gli interventi di Matteo Conti (nostro consigliere eletto nel consiglio di facoltà di Giurisprudenza), Claudio Gemelli (dirigente di Azione Universitaria), il Prof. Giuseppe Conte (Dipartimento di Diritto Privato) e l’Avv. Sergio Paparo (Presidente Ordine Avvocati Firenze).

Mentre la conferenza era in svolgimento e la destra studentesca portava all’attenzione di tutti tematiche di attualità, un gruppuscolo di annoiati inscenava – a debita distanza – un volantinaggio “antifascista” nel quale si annunciava un corteo per il 25 aprile tutto dedicato a noi. Non occorre dilungarsi troppo sulla inconsistenza di figuri che, ormai privi del minimo seguito anche nelle facoltà storicamente più “rosse”, stanno ricorrendo con scarsi risultati all’innalzamento della tensione e dell’odio politico, con minacce al limite del ridicolo e goffi tentativi di prevaricazione che ormai tutto il mondo studentesco rispedisce al mittente a prescindere dal colore politico di appartenenza.

Ricordiamo inoltre che Domenica 25 Aprile Casaggì Firenze, come ogni anno, si recherà a rendere omaggio al sacrario della Repubblica Sociale Italiana al cimitero di Trespiano. L’appuntamento, che ormai da decenni accompagna la nostra Comunità umana e politica, è il giusto tributo che intendiamo dare a chi combatté con l’Italia negli occhi. Senza rigurgiti di odio, ma nel solco di quella pacificazione nazionale che deve passare anche dal riconoscimento della parte sconfitta, senza che vi siano caduti di “serie b” e processi ideologici. Il ritrovo è fissato per le ore 9,30 a Casaggì o – in alternativa – alle 10,30 al cimitero di Trespiano. 



lunedì 19 aprile 2010

Violenza nelle scuole, Torselli (PdL): “Apprezziamo la condanna giunta dal PD, ma alle parole seguano i fatti”

“Apprezziamo con estrema sincerità la condanna degli episodi di violenza accaduti nelle scuole superiori e nelle università fiorentine ai danni di studenti di destra che è arrivata oggi in Consiglio Comunale da parte del gruppo del PD”. Così Francesco Torselli, consigliere comunale del PdL e Dirigente Nazionale della Giovane Italia, movimento giovanile del Popolo della Libertà.


“Certe parole e certe prese di posizione fanno indubbiamente piacere - aggiunge Torselli - ma purtroppo la solidarietà non cancella i gesti e le azioni ai quali sono stati sottoposti i ragazzi della Giovane Italia e di Azione Studentesca negli ultimi giorni nella nostra città”.

“L'immagine offerta da Firenze in questi giorni è quanto di peggio poteva offrire una città che ha sempre fatto della tolleranza e della democrazia le proprie parole d'ordine - prosegue l'esponente del centrodestra -. E' inaccettabile che i ragazzi di destra vengano presi a botte e minacciati di 'essere presi sotto casa' solo perché colpevoli di aver vinto le elezioni studentesche in maniera peraltro democratica ed istituzionale".

"E' dovere di tutti gli enti locali - spiega ancora il consigliere del PdL - a partire dal Sindaco di Firenze e dagli assessori comunale e provinciale all'istruzione, prendere iniziative immediate, finalizzate a tramandare ai giovani e giovanissimi fiorentini il significato dei principi di tolleranza, democrazia e rispetto dell'avversario".

"Chi non accetta le regole della democrazia e del confronto civile - conclude Torselli - deve essere emarginato dalla vita politica cittadina e quando questi comportamenti anti-democratici e violenti giungono da giovanissimi studenti, è dovere di tutti adoperarsi per spiegare loro l'importanza della tolleranza, del rispetto e delle regole dell'alternanza democratica".

CASAGGì CINEFORUM: "LETTERE DA IWO JIMA"


Ogni lunedì alle 21.30 in via Maruffi, 3

Amazzonia. I nativi? Un ostacolo per i potenti

DA: "TERRA NAUTA"

Può sembrare strano, in un mondo globalizzato come il nostro, un mondo che siamo ormai abituati a sentir definire come sempre più piccolo grazie agli sviluppi tecnologici che hanno portato a trasporti e comunicazioni sempre più rapidi e che irretiscono l’intero globo. Eppure ci sono intere popolazioni che vivono pacificamente al di fuori di tutto ciò, al di fuori di commerci transnazionali, mercati finanziari o terrorismo globale.


Sono tribù che hanno scelto - si direbbe a ragione - di vivere isolate dal resto del mondo esterno, di spostarsi anche in vaste aree, che si limitano però alle foreste primarie in cui risiedono. O che almeno ci provano, chiedendo solo di essere lasciate in pace nelle terre e con le tradizioni che da millenni caratterizzano la loro quotidianità.

Si stima che al mondo ci siano un centinaio di tribù non ancora entrate in contatto con la “civiltà”, 67 solo in Brasile e 15 in Perù; in particolare nelle regioni più remote della foresta amazzonica, dove passa il confine tra questi due Paesi. Sembra stupefacente, pensando agli stermini delle popolazioni indigene americane, avvenuti così tanto tempo fa, ma anche nell’ultimo mezzo millennio. Queste tribù hanno condotto la loro esistenza senza essere contaminate dalla civiltà di stampo europeo.

Una situazione che, però, sembra destinata a finire, guarda caso proprio a causa di quella civiltà che, nella sua inarrestabile corsa verso la crescita e l’espansione, ha sempre più bisogno di nuove terre e, soprattutto, di nuove risorse.

Attualmente il governo peruviano sta permettendo esplorazioni che accertino la presenza di gas e petrolio nelle zone abitate da queste tribù indigene. Non solo, non sta neanche facendo nulla per tutelarne l’incolumità, pur sapendo che queste aree sono prese d’assalto da ditte energetiche e del legname che, più o meno legalmente, stanno assaltando la regione. La negligenza del governo peruviano potrebbe portare all’estinzione di questi gruppi umani. Ma è davvero da ritenersi tale o come al solito nasconde interessi economici? La risposta sembrerebbe scontata, se si considera che in questa parte di Amazzonia operano oltre 180 insediamenti gasiferi e petroliferi, di cui 64 solo in Perù.

Nel 2006 nello stesso Perù venne approvata la “Legge per la protezione delle popolazioni in volontario isolamento” (legge 28736). Ciononostante, un anno dopo, il presidente Alan Garcìa decise - con un decreto presidenziale dell’ottobre 2007 - che le zone dove questi popoli vivono avrebbero potuto essere sfruttate per le loro risorse naturali. E non è una coincidenza se i problemi per questi nativi sono iniziati solo recentemente. La costruzione dell’ottanta per cento degli insediamenti di cui sopra, infatti, è stata eseguita solo dopo il 2004.

La sopravvivenza di queste tribù nomadi e semi-nomadi di cacciatori-raccoglitori non è messa in pericolo solo dalle trivellazioni gasifere e petrolifereLa sopravvivenza delle tribù nomadi e semi-nomadi di cacciatori-raccoglitori non è messa in pericolo solo dalle trivellazioni gasifere e petrolifere - che implicano la presenza/costruzione di elicotteri, camion, chiatte, strade, piattaforme e condutture di varie dimensioni -, ma anche ed ancor più dal solo contatto con persone che provengono da un mondo con cui non hanno nulla a che fare. Secondo Survival International (il Movimento per i popoli indigeni) fino al 50% degli indigeni “incontattati” muore entro un anno o due proprio per il contatto, a causa di germi come quelli di un comune raffreddore. Un esempio è quello della tribù Nahua (Yora), la quale ha perso la metà dei suoi componenti dopo essere stata raggiunta dalle trivelle e dallo sfruttamento petrolifero.
Ciò che esprime meglio l’atteggiamento delle autorità, peruviane in particolare, nei confronti della tutela e del rispetto di queste popolazioni è probabilmente il fatto che a vari livelli dell’establishment semplicemente si nega la loro esistenza. Sempre il presidente Garcìa ha scritto in un articolo pubblicato su uno dei giornali più seguiti del Paese, che queste tribù sono state “inventate” dagli ambientalisti, i quali hanno creato dal nulla le figure dei nativi incontattati per bloccare lo sfruttamento petrolifero ed il disboscamento della foresta pluviale.

Teoria quantomeno originale se non fosse che Garcìa ha scritto queste cose sulle pagine di “El comercio” e solo a distanza di quattro settimane dalla pubblicazione sulla prima pagina dello stesso giornale delle dichiarazioni di alcuni membri di una di queste tribù

Ma Garcìa non è l’unico ad aver espresso tali “opinioni”. Il presidente della compagnia petrolifera Perupetro, durante un’intervista sulla tv peruviana, ha affermato che "è assurdo dire che ci sono delle popolazioni incontattate, se nessuno le ha mai viste prima. Quindi, dove sono queste tribù di cui stiamo parlando?".
Il presidente della compagnia petrolifera Perupetro ha affermato che "è assurdo dire che ci sono delle popolazioni incontattate, se nessuno le ha mai viste prima"In un’intervista con il Washington Post, invece, Cecilia Quiroz, altra portavoce della Perupetro, ha detto che "è come il mostro di Loch Ness. Sembra che tutti abbiano visto queste tribù, ma non ce n’è alcuna evidenza. Secondo la legge internazionale, il governo dovrebbe riconoscere immediatamente le un-contacted tribes come proprietari legittimi delle loro terre e proibire ogni forma di estrazione in quelle zone. Dovrebbe inoltre proibire ogni altra forma di attività sulle loro terre, rimuovere gli stranieri che le hanno invase, e prendere misure che assicurino che altri non vi possano tornare in futuro".
Certo nelle affermazioni della dottoressa Quiroz, come in quelle delle leggi internazionali - tanto sagge quanto non rispettate - c’è in realtà una grande ironia. Perché se così si facesse si dovrebbe spopolare l’intero continente americano, cosa ovviamente né possibile né sensata. Un po’ come non è possibile o sensato aspettarsi che la logica del costante aumento dei profitti riconosca l’esistenza di poche migliaia di persone, se queste si mettono sulla sua strada.

Ma depredare queste aree in questo modo, o nascondere la testa dentro la sabbia, non porterà nel lungo termine a buoni risultati, perché a pagare le conseguenze di una politica ed un’economia mondiali, come quelle attuali, sicuramente non saranno solo le popolazioni di nativi della foresta amazzonica. Ce lo ricorda anche un famoso proverbio indiano: “Quando avrete abbattuto l'ultimo albero, quando avrete pescato l'ultimo pesce, quando avrete inquinato l'ultimo fiume, allora vi accorgerete che non si può mangiare il denaro”.

Di Andrea Bertaglio

domenica 18 aprile 2010

LE INIZIATIVE DI MAGGIO: TUTTI IN MARCIA!

Senza nessuna tregua, dopo il successo della presentazione de "La Rivoluzione Impossibile" di Marco Tarchi, tenutasi a Casaggì, torniamo ad organizzare nuovi eventi per il mese di maggio. Al centro di tutto la politica studentesca e universitaria...

MARTEDì 20 APRILE ORE 10 - POLO UNIVERSITARIO DI NOVOLI - D6,014
"SOS: AVVOCATI IN VIA DI ESTINZIONE" con:
- Matteo Conti (consigliere di facoltà a Giurisprudenza)
- Claudio Gemelli (dirigente Azione Universitaria)
- Prof. Giuseppe Conte (Dipartimento Diritto Privato),
- Avv. Sergio Paparo (Pres. Ordine degli avvocati Firenze)

DOMENICA 25 APRILE: VISITA AL SACRARIO DELLA RSI DI TRESPIANO
RITROVO ORE 9,30 A CASAGGì, OPPURE ORE 10,30 AL CIMITERO DI TRESPIANO

ELEZIONI UNIVERSITARIE PER IL CNSU:
Il 12 e 13 maggio, nelle facoltà di tutto l'Ateneo, si voterà per il rinnovo del CNSU.
La nostra Comunità cercherà di dare il proprio contributo identitario, sociale e militante alla lista "Azione Universitaria - Studenti per la Libertà", votando "CICCIO".
Ve ne accorgerete in ogni facoltà...

SABATO 22 MAGGIO dalle 21: FACCIAMO IRRUZIONE: CONCERTO E SERATA NON CONFORME
SUONERANNO A CASAGGì: IMPERIUM, NSP E DECIMA BALDER

LA RIVOLUZIONE IMPOSSIBILE: GIORNATA MEMORABILE A CASAGGì!



       

        
“La rivoluzione impossibile”, presentato alla presenza di Marco Tarchi e dei vertici delle edizioni Vallecchi, ha richiamato un pubblico ampio e variegato: giovani militanti e vecchi camerati si sono ritrovati, a Casaggì, per ripercorrere assieme le tappe storiche e culturali di un percorso politico ed esistenziale che ha trovato nell’esperienza dei Campi Hobbit uno dei massimi momenti di espressività e avanguardia. Quasi tre ore di interventi, prima nel giardino stracolmo e poi nelle sale interne, tra i dubbi di chi – non senza metter mano all’autocritica – ha cercato di ripensarsi e chi, di fronte alle parole dei bei tempi che furono, ha riassaporato il clima delle battaglie della gioventù. Percorsi, attualità e prospettive: quella di sabato 17 aprile è stata una grande giornata, di quelle che non si vedevano da molti anni nella nostra Firenze. Il percorso di quella che fu una “destra” irriverente, militante, aperta e innovativa ha ancora un fascino tremendo, tra chi c’era e tra chi c’è. Non resta che ringraziare il Professor Marco Tarchi, persona e studioso dalle ottime qualità, che ha saputo rendere l’incontro unico e difficilmente dimenticabile. Un grazie ai tanti presenti e agli organizzatori. E un augurio per un futuro che non faccia mai perdere la rotta. 



sabato 17 aprile 2010

CI SIAMO: OGGI MARCO TARCHI A CASAGGì!

Oggi Casaggì Firenze, in collaborazione con Azione Giovani-Giovane Italia e Azione Studentesca, ospiterà la presentazione de “La Rivoluzione Impossibile”, libro curato da Marco Tarchi e approfondimento di ottima fattura sulla esperienza politica, culturale e comunitaria dei Campi Hobbit. Un’analisi lucida e chiara, ma anche carica di quel dovuto coinvolgimento che, a tratti, riaffiora dalle pagine scritte dai militanti dell’epoca. Un lavoro che, dopo tante pessime pubblicazioni e molti cattivi critici, ha finalmente messo in chiaro parecchi aspetti della nostra storia.


Cos'erano i Campi Hobbit e come si è svolta l'ascesa politica dei ragazzi che tra il 1977 e il 1980 parteciparono ai tre "festival della giovane destra"? Quali erano i loro ideali e perché la loro tanto attesa rivoluzione, iniziata a suon di musica e spettacoli, tra tendopoli e mercatini, si è rivelata in quegli anni impossibile? "Hobbit/Hobbit" fu il libro che di quei Campi raccontò, con la voce dei protagonisti, la singolare vicenda. Attorno a questo documento, per ricostruire il profilo di un'esperienza che fu in gran parte anche la sua, Marco Tarchi costruisce un resoconto storico basato su analisi scientifica e recupero di numerose fonti.

"La rivoluzione impossibile" è il tassello mancante delle tante ricostruzioni proposte del "fascismo degli anni di piombo", dove a emergere è il lato confuso e contraddittorio, ma anche intriso di passioni e ambizioni ingenue, che fece da contraltare al versante oscuro, così spesso descritto come il carattere dominante dell'"arcipelago nero" di quell'epoca. Un lato che talvolta si incrociò con l’altro, vi si confuse o ne fu sopraffatto, ma riuscì a prevalere in molti militanti che nella stagione più dura della guerra per bande nere e rosse non smarrirono né l’anima né il senno né la dignità.

L’autore:
Marco Tarchi è professore ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze. È stato considerato una delle figure eminenti della cosiddetta Nuova Destra italiana degli anni Settanta e Ottanta. Oggi, non credendo all’utilità delle categorie di Sinistra e Destra per comprendere ed interpretare i problemi dell’epoca attuale, prende parte al dibattito delle idee al di fuori di ogni schieramento politico. Tra le sue opere ricordiamo “Cinquant’anni di nostalgia. La destra italiana dopo il fascismo” (Rizzoli 1995), “Dal Msi ad An” (Il Mulino 1997), “L’Italia populista” (Il Mulino 2003), “Il fascismo. Teorie, interpretazioni, modelli” (Laterza, 2003), “Contro l’americanismo” (Laterza, 2004)

venerdì 16 aprile 2010

TORSELLI, ROSELLI, CELLAI (PDL): "IL COMUNE NON COLLABORI PIU' COL VIGNETTISTA STAINO"

"Sull'onda del disgusto provato nel vedere la vignetta di Sergio Staino pubblicata sulla prima pagina de 'L'Unità' dello scorso 11 aprile, abbiamo condotto una piccola indagine scoprendo che ormai da anni, questo signore è un collaboratore fisso del Comune di Firenze. Alla luce dell'orrendo gusto e della totale assenza di sensibilità dimostrata con la realizzazione della vignetta in questione, chiediamo che il Comune di Firenze non dimostri altrettanto cattivo gusto nel proseguire rapporti di collaborazione con questo signore al quale auguriamo, al più, una futura partecipazione alle trasmissioni di Santoro assieme al 'Kompagno' Vauro". Questo quanto dichiarato dai Consiglieri Comunali del PDL Francesco Torselli, Emanuele Roselli e Jacopo Cellai.


"Guardando un po' tra le carte - spiegano i tre esponenti del centrodestra - abbiamo visto come, negli anni, il Signor Staino sia stato un partner fisso delle giunte che si sono succedute a Palazzo Vecchio: manifesti da lui disegnati per pubblicizzare il 'Mille e una Bici' del 2004, tovagliette e salvadanai disegnati e distribuiti ai ristoranti fiorentini col patrocinio dell'amministrazione comunale nel 2006, spazi riservati all'interno delle celebrazioni della resistenza nel 2009, oltre all'annuale firma sulle T-Shirt indossate da tutti i partecipanti alla 'Vivicittà' ed a continui inviti alle iniziative culturali promosse dal Comune".

"Oltre a questo poi - proseguono Torselli, Roselli e Cellai - non dimentichiamo il patrocinio del Comune concesso alla presentazione del suo libro '100 Candeline CGIL' e soprattutto la sua nomina, nel 2008, in seno alla commissione deputata a vagliare i progetti per la 'FirenzEstate' dello stesso anno".

"Nessuno di noi - sottolineano i tre esponenti del centrodestra a Palazzo Vecchio - crede alla logica dei 'bavagli' o vorrebbe negare alla satira la libera espressione, ma occorre stare bene attenti a capire dove finisce lo sfottò e dove inizia l'offesa e, con la vignetta in questione, Staino, questa linea di demarcazione l'ha superata nettamente".

"Abbiamo presentato oggi un'interrogazione - concludono Torselli, Roselli e Cellai - per sapere quali e quante sono state le collaborazioni negli ultimi cinque anni tra il Comune di Firenze ed il Signor Staino e, soprattutto, se per queste, visto che spesso e volentieri si è trattato di collaborazioni finalizzate ad eventi benefici o a sfondo quantomeno sociale-culturale, egli ha preteso pure dei compensi in denaro, ma soprattutto abbiamo chiesto al Sindaco, alla luce della vignetta reputata da mezzo mondo offensiva per la memoria delle 96 vittime del disastro aereo di Smolensk e contenente un augurio di morte per gli esponenti del Governo Italiano, di cessare da oggi in poi ogni forma di collaborazione con questo signore".

E se il paese si rinnovasse con un Parlamernto più giovane?

DA: "FARE FUTURO"

Di gerontocrazia, si sa, in Italia ce n’è in abbondanza. Provate a schiodare un dirigente di azienda, un professore universitario o un alto dipendente pubblico dalla beneamata poltrona. Cartina di tornasole di un malcostume nazionale, poi, è anche la politica: provate a registrare l’età media di parlamentari e uomini delle istituzioni, o l’età media dei leader politici. Il risultato sarà lo stesso: “giovani” a cinquant’anni. E, via via con gli anni, per nulla intenzionati a lasciare il posto al ricambio. Tutto questo, in un paese che registra un drammatico tasso di natalità e insieme un alto tasso si abbandono giovanile, continua a essere un punto critico per le classi dirigenti investite o non dal consenso elettorale.


Eppure, sono i giovani che eleggono i rappresentanti, sono giovani gli utenti del mondo dell’istruzione e sono i giovani il target preferito di campagne pubblicitarie. Perché, è lecito chiederselo, non hanno spazio? Né prospettive? La domanda, e le riflessioni correlate, saranno oggetto del convegno che si terrà domani a Montecitorio. Durante l’incontro “Una giovane Costituzione. Eleggibilità e partecipazione giovanile dal 1948 ad oggi” si parlerà proprio di questo: della prospettiva politica del ricambio generazionale. L’importanza dell’evento è testimoniata dalla presenza, nello stessa sessione, del presidente della Repubblica Napolitano, del presidente della Camera Fini e del Senato Schifani, dell’ex terza carica dello Stato Fausto Bertinotti, e dai rappresentanti dei maggiori partiti politici come Italo Bocchino e Anna Finocchiaro.

Il punto da cui prenderà avvio è l’anomalia del sistema italiano: il fatto cioè del perché nel nostro paese si debbano attendere i venticinque anni per essere eletti alla Camera e quaranta per il Senato. Nel momento in cui, in gran parte dell’Europa, basta il conseguimento dell’età adulta per essere eletti. Ecco che la proposta del ministro della Gioventù Giorgia Meloni – che sponsorizza e introdurrà il convegno - di equiparare elettorato attivo e passivo torna ad animare un dibattito politico che dopo le ultime elezioni sta tornando a concentrarsi sul piano delle riforme. Come si può notare, non si tratta di una non meglio definita politica per i giovani. Ma politica giovanile in prima persona. Autodeterminata. Oltretutto – al di là del fatto che non si capisce il perché l’età per eleggere i propri rappresentanti non debba essere sufficiente per essere eletti – ciò potrebbe essere una delle soluzioni per riavvicinare le giovani generazioni alla politica.

Del resto, l’impegno dei giovani in Italia nella storia della nostra giovane Repubblica è stato sempre alto. Fin dal dopoguerra, dalle scuole alle università, dalle piazze ai luoghi di lavoro, ragazzi e ragazze sono stati in prima linea nella ricostruzione del paese così come nella contestazione di un ordinamento reputato autoreferenziale. La partecipazione al dibattito politico e alle dinamiche generazionali hanno visto davvero migliaia di giovani impegnarsi nella costruzione di esperienze politiche che sono state poi modello per i giovani degli altri paesi. Da ciò si comprende, insomma, come proprio dal punto di vista della partecipazione alla vita sociale del paese i giovani italiani siano da sempre ai primi posti: per questo un percorso riformista non può non prendere in considerazione la necessità di allargare il ventaglio delle opportunità proprio a questi.

Come sempre, allora, occorre dare un indirizzo politico a un fenomeno che inizia a prendere sembianze drammatiche come confermano i dati sulla sfiducia dei giovani nella capacità del sistema di integrarli. Per cui, partire proprio dalla volontà di “ringiovanire” ulteriormente il Parlamento è un segnale importante di fiducia e di rinnovamento reale. Per poi passare magari, come è stato osservato da Italo Bocchino, anche al voto a sedici anni. Perché è dalla capacità di integrare nuove energie e consumate competenze che passa quel patto generazionale che non può essere solo materia di convegni. Insomma, se gli anziani stanno lasciando un debito enorme sulle spalle dei propri nipoti, riconoscere a questi ultimi un po’ più di spazio dovrebbe davvero essere il minimo.

Di Antonio Rapisarda

giovedì 15 aprile 2010

FIRENZE: ALTRA TENTATA AGGRESSIONE ANTIFASCISTA NELLE SCUOLE...

“AGGREDITI DUE STUDENTI DI AZIONE GIOVANI DA UNA TRENTINA DI AUTONOMI DEI COLLETTIVI AI LICEO “LEONARDO DA VINCI” DI FIRENZE. IL PRESIDE DELLA SCUOLA NON CONDANNA L’ACCADUTO, NONOSTANTE L’INTERVENTO DELLA POLIZIA.

Questa mattina due studenti di Azione Giovani vicini al centro sociale di destra “Casaggì Firenze” si sono recati presso il Liceo Scientifico “Leonardo Da Vinci” di Firenze, per un colloquio col Preside dell’Istituto. Il colloquio, chiesto a nome del movimento giovanile, aveva lo scopo di chiarire il fatto che, a causa di alcuni episodi di intolleranza già avvenuti nei giorni scorsi nella scuola, vi era l’impossibilità di svolgere ogni sorta di attività politica basata sul confronto e sulla libera espressione. Di tutta risposta, per non smentire ciò che i due studenti erano andati a dire, una trentina di attivisti dell’estrema sinistra appartenenti alla “Rete dei Collettivi” – radunatisi dopo essere venuti a conoscenza dell’appuntamento che i due militanti avevano col Preside e dell’argomento che sarebbe stato trattato in quella sede – hanno provato ad aggredire i nostri militanti. Un fatto grave, calcolando che molti di questi attivisti non erano studenti di quella scuola, ma erano appositamente lì per dare la caccia ai ragazzi di Azione Giovani. Ancora più grave, poi, la leggerezza col quale il Preside dell’Istituto ha sminuito la faccenda, mandando via i due ragazzi dall’ufficio e facendoli espellere dall’Istituto (fuori dal quale erano appostati i trenta “antifascisti”) dicendo loro che se non fossero venuti a dare volantini non sarebbe accaduto niente.

“E’ vergognoso – dichiara Francesco TORSELLI, Presidente Provinciale di Azione Giovani – Giovane Italia e Consigliere comunale del Pdl – che nel 2010 sia ancora presente un clima di intolleranza e di prevaricazione come quello che l’estrema sinistra sta mettendo in piedi”. “Negli ultimi giorni – prosegue TORSELLI – abbiamo dovuto assistere all’irruzione della “Rete dei Collettivi” nella Consulta Provinciale degli Studenti e al rinfocolarsi di un odio che non giova a nessuno, se non a chi, ormai privo di argomenti, necessita di utilizzare l’antifascismo militante come collante di aggregazione per tornare alla ribalta”. “Faremo tutto il possibile – conclude TORSELLI – affinché certi atti non si verifichino ancora e sia rispettato il diritto di espressione di tutti”.

“Quello di oggi – dichiara Marco SCATARZI, Responsabile di Casaggì Firenze – è un goffo tentativo di far ricorso alla violenza. Goffo, perché inefficace e attuato con la connivenza di quelle Istituzioni scolastiche che si intende combattere”. “Non ci stupisce per niente – conclude SCATARZI – il fatto che questi rigurgiti degli anni di piombo arrivino con il beneplacito e il silenzio-assenso di molti. Infondo la cosa grave non è tanto l’antifascismo militante in sé, al quale siamo ben abituati e dal quale sappiamo difenderci, ma l’appoggio che certe pratiche trovano in chi dovrebbe fare l’esatto contrario e garantire a tutti di fare politica”.

“Questa mattina – afferma Matteo CONTI, dirigente di Azione Studentesca e Azione Giovani – Giovane Italia – ero presente ai fatti. Nei giorni scorsi, in seguito ad un episodio simile nel quale avevamo notato un generale clima di indifferenza, decidemmo di richiedere un colloquio col Preside dell’Istituto, poi fissato – appunto – per oggi. Non appena giunto, assieme ad un altro militante che nei giorni scorsi era stato oggetto di minacce e di una tentata aggressione, troviamo un capannello di attivisti dei “centri sociali” pronti a non farci entrare. Una volta superata la loro barriera, hanno goffamente tentato di aggredirci fisicamente, senza ottenere esiti di nessun tipo e senza che rinunciassimo a fare ciò per il quale eravamo lì. Una volta ricevuti dal Preside – prosegue CONTI – abbiamo dovuto tristemente constatare che non era possibile nessun tipo di colloquio. Dopo pochi istanti, infatti, siamo stati invitati a lasciare l’ufficio e mandati fuori dalla scuola, dove i trenta “antifascisti” si erano appostati per attendere la nostra uscita. Nel frattempo è arrivata sul posto una volante della Polizia, chiamata dal personale dell’Istituto durante il parapiglia di pochi minuti prima. Gli agenti, grazie alla testimonianza di una bidella, hanno potuto constatare quel che era accaduto, mettendo fine alla bagarre di offese e minacce che stava andando in scena”. “E’ evidente – prosegue CONTI – che quello di oggi è un atto che saremo costretti a portare all’attenzione dell’Ufficio Scolastico e di chi potrà intervenire per far sì che in futuro non si ripetano simili situazioni”. “La destra giovanile rappresentata da Azione Giovani e Azione Studentesca è ormai una forza presente in ogni scuola e capace, come accaduto nello scorso mese di ottobre, di conquistare la maggioranza nella Consulta degli Studenti, risultando essere il primo movimento; tutto questo dà fastidio a chi ha egemonizzato quell’ambiente per sessant’anni. “Ovviamente – conclude CONTI – non abbiamo alcuna intenzione di abbassare la guardia ma, anzi, intensificheremo le nostre attività culturali, politiche e metapolitiche nelle scuole e nelle facoltà fiorentine”. 

mercoledì 14 aprile 2010

Campi Hobbit. La rivoluzione impossibile

DA: "IL FONDO MAGAZINE"

E’ uscito un bel libro di circa 500 pagine sulla storia ragionata dei Campi Hobbit e l’itinerario complesso e contraddittorio che partendo da essi, arriva fino alla Nuova Destra italiana ed alle successive evoluzioni ; un testo chiave, a mio avviso, per poter approfondire e comprendere una serie di avvenimenti ed evoluzioni all’interno del panorama metapolitico della destra italiana, soprattutto un lavoro che invita a riflettere su certe dinamiche che iniziate a circa metà degli anni 70, sono sfociate con la fine del neo-fascismo istituzionale (MSI-DN) in una infinità di variabili umane, politiche, e culturali rendendo di fatto inapplicabile e/o impossibile il progetto/premessa iniziale.



Intanto, va detto che questo La rivoluzione impossibile (Vallecchi, 2010) è la riedizione dal nucleo originario di un altro libro intitolato Hobbit/Hobbit, edito agli inizi degli anni 80 a cura della L.ed.E di Roma e scritto a più mani, edizione riveduta e corretta dicevamo, con una pre-fazione di circa 70 pagine ed altrettante di post-fazione da Marco Tarchi , autore nonché curatore del testo e principale animatore e teorico della Nuova destra in Italia. Diciamo subito che da un punto di vista formale, è’ ottima ed essenziale l’integrazione di tutti gli articoli e gli interventi di stampa usciti sull’argomento, soprattutto quelli di questi ultimi anni, integrazioni ed interventi che erano sicuramente sfuggiti ai cultori dell’argomento; il grosso limite è che non esiste per ora un indice nominativo finale. Già un paio di interessanti recensioni si sono affacciate (1) e stanno iniziando a proporsi in Italia le prime presentazioni, che porteranno di certo, ad un approfondimento generale del tema.


Lo scopo del libro tuttavia è un altro. Marco Tarchi cerca in qualche modo di dimostrare, con la riedizione di Hobbit/Hobbit, che non esiste alcuna continuità di progetto, né genealogia ideologica, tra i Campi Hobbit e Nuova destra da un lato, e le classi dirigenti , la strategia e le idee incarnate e realizzate dal 1995 con AN prima, e con il travaso dentro il Popolo della Libertà dopo; ma soprattutto cerca di negare con forza, che l’attuale messaggio finiano di smarcatura dall’asse Berlusconi-Lega (la Destra Nuova) stia proprio nell’irruzione di mentalità, di linguaggio, di metodo, di personaggi, di immaginari, che trova la sua natura più’ nascosta e recondita nella scuola storica di formazione neo-destra.


Il tema è scottante, sottile ed impertinente, perché ci invita tutti, ( intendo dire tutti coloro che si sentono seriamente coinvolti dal tema e che hanno fatto parte della cosidetta sfida Hobbit ) a riflettere sul “chi e come eravamo”, su come e cosa sognavamo di essere, e soprattutto sul “come siamo andati a finire”.


La Nuova Destra, come esperienza a metà tra sfida culturale e tentazione neo-comunitarista , nasce in Francia dopo il ‘68 con il GRECE (2) e la Nouvelle Ecole, ed ha come base di partenza l’utilizzazione dello strumento culturale come meccanismo di pressione e rielaborazione del categorie tradizionali del politico.


La scelta privilegiata e di intervento ha riguardato temi legati al cambiamento e alle battaglie epocali emergenti, il superamento della tradizionale dicotomia destra/sinistra, la necessità di ridisegnare scenari e posizionamenti piu’ congeniali ai tempi ( Et Et piuttosto che l’Aut Aut ) . La critica profonda alla modernità in crisi , cosi’ come al suo monteismo endogeno, nonché la scelta per una sfida culturale post-moderna e non-esclusivista ma specifica (neo-pagana?) , ha posto alla base del percorso neo-destro francese un postulato che dice: da oggi occorre saper pensare congiuntamente quello che fine a ieri veniva pensato contraddittoriamente.


E sull’orma (o all’ombra ?) parallela alla scuola Francese , i molteplici interlocutori italiani (3) , provenienti quasi tutti da una formazione Evoliana/Romualdiana e approdati all’ambiente rautiano a metà degli anni 70, hanno tentano la stessa operazione di metodo e prospettiva. Hanno scelto J.R.R. Tolkien come chiave di immaginario, come potenza evocativa, e con i tre Campi Hobbit hanno sfidato l’ambiente della destra italiota, prospettando di fatto la fuori-uscita dall’ottica del neo-fascismo classico , quella preso in ostaggio a destra dal 1946, ma anche un progressivo abbandono ed una presa generale di distanza, dalla interpretazione della dottrina tradizionalista del mondo, giudicata limitata ed “incapacitante”: quella per capirci facente capo alla scuola di Evola e Guenon.


Il libro, tra alti e bassi, racconta la storia dei Campi Hobbit , e di come progressivamente da essi si sia creata la successiva esigenza della Nuova Destra di slegarsi definitivamente dall’ambiente di partenza per approdare a nuovi lidi, cercare nuovi interlocutori in altre formazioni o luoghi, e con un occhio rivolto soprattutto verso la società civile ed ai suoi temi epocali. D’altra parte, gli spazi di manovra politici, dal 1976 in poi , si sono progressivamente ridotti. La Nuova destra è rimasta schiacciata dal dirigismo almirantiano di ritorno che aveva sempre mal sopportato l’esperienza del Campi Hobbit , dal solito mimetismo fuggiasco e ambiguo di Pino Rauti nei momenti di vera difficoltà ( il suo rientro in direzione nazionale nel 1983) , dalla spinta nichilista o anarco-individualista del spontaneismo armato, dalla concorrenza del movimentismo politico destro-radicale sulla rete di circoli culturali e delle singole realtà militanti, dal riflusso degli anni 80, e via via da mille altri ostacoli, fino al Fascismo del 2000 dell’astuto Fini, pronto a fare una bella inversione a “U” a Fiuggi in nome, non della critica al Fascismo (4) ma al riconoscimento acritico, ipocrita e altrettanto antistorico, dell’anti-fascismo.


D’altra parte le domande del libro, se l’uscita dal tunnel neo-fascista doveva per forza condurre a Fiuggi, fino alla ancor piu’ sottile ed impertinente domanda, di essere alla fine proprio la Nuova Destra ad aver generato una influenza inconsapevole, sull’attuale classe dirigente ex-missina e le sue scelte , Tarchi se la pone, se la pone e come, e non solo Tarchi (5) ; una domanda che in molti si stanno ponendo utilizzando proprio la metafora e l’immaginario degli Hobbit (6) ; e la risposta che Marco Tarchi tende a dare è generalmente negativa per vari motivi : perché la ND non aveva alcun progetto politico da percorrere, e tantomeno aveva nulla a che vedere politicamente a destra , su cio’ che poi si è inverato ; perché la spinta propulsiva della ND si era esaurita ancor prima dei successi della destra italiana ex-missina e la sua successiva trasformazione ; e che quindi, chi fa risalire “la destra nuova alla nuova destra” opera di fatto una mistificazione.


Eppure troppe domande/similitudini esistono, non ultima la dinamica del percorso in discesa che ha accompagnato molto la ND francese.


La Nuova Destra in Francia ha avuto una evoluzione pressoché simile. Il laboratorio era partito per riformare e riscrivere il pensiero di destra oltre il conservatorismo ed il tradizionalismo, ma avendo come punto di riferimento il vocabolario della Rivoluzione Conservatrice Europea; è rimasto successivamente schiacciata, da un lato dalla problematiche immediate e dirompenti dell’immigrazione e della crisi di identità nazionale , e dall’altra dal modello ultra-filo-occidentale del duo Chirac-Sarkozy. Una nuova destra francese spiazzata e impossibilitata ad influenzare scenari a sinistra così come a destra, che ha perso numerosi animatori, rientrati nei ranghi della destra radicale e dell’opzione lepenista da un lato ( e il caso di G. Faye), o peggio ancora volati verso le derive liberal sarkosiane d’altra (6). La risposta “differenzialista” di De Benoist, per costruire un progetto politico multiculturale e tollerante in nome “dell’Impero Interiore”, ha cozzato proprio contro la realtà della mancanza “dell’Impero Politico Europeo Esteriore” già avviato, orizzonte senza il quale il vecchio sogno degli Svevi, ma anche di Dante, Macchiavelli, Spengler e del loro disegno pan-europeo sovranazionale non “potrà mai più risorgere”.


Quindi anche in Italia , per quanto si possa tentare di fare dei distinguo di percorso, tra cui proprio quello individuale del Prof. Tarchi , l’unico che non si sia lasciato “né infiltrare né deviare” dalla sfida originaria , è indubbio che l’attuale “Destra Nuova” derivi a mio avviso antropologicamente (anima e corpo) da quel percorso , compresa buona parte della sua ex-classe dirigente, nata, senza alcun dubbio Rautiana/Tarchiana e finita alla corte del Fare Futuro .


Era dunque impossibile questa Rivoluzione, ed è altrettanto logico che si generasse alla fine la ”Destra Nuova” che tutti conosciamo; quella delle identità dinamiche, indefinite, numerose, variabili, liquide quelle del minimalismo politico, della ciceroniana “concordia hominum”, una destra tutt’altro che antagonista , ma che attraverso un esercizio perfettamente integrato (e/o endogeno) allo stesso sistema occidentale, e quindi una destra tutta’altro che nuova, falsamente post-moderna o anti-moderna (almeno per come la intendono Tarchi e De Benoist) , ma semplicemente post-ideologica, debole, inquinata e conformista .


Non per questo occorre ricordare , che nei ranghi leghisti e social-berlusconiani, c’è un altrettanta presenza/influenza di ex-Hobbit.


Tuttavia l’attuale scontro intellettuale di vertice che vede impegnati oggi numerosi ex-neodestri Solinas/Buttafuoco/Veneziani da un lato ( Il Giornale, Libero, Il Foglio) e i vari Malgeri/Campi/Lanna/Mellone/Perina + farfuturisti vari dall’altro (Il Secolo, Fare Futuro ecc, ecc.) , è tuttavia a mio avviso una “finzione mediatica”, è uno scontro intanto tra due referenti due prospettive, dello stesso palcoscenico (due datori di lavoro?) , e non di percezione o di progetto politico alternativo ( nessuno si chiede ad esempio se sia ancora possibile in Italia ri-costruire una alternativa proporzionale al bipolarismo del Nulla ). Per cui risulta abbastanza limitante, una scelta tra se finire Leghisti da un lato, o Finiani dall’altra; e/o sforzarsi di capire dove piu’ e dove meno la nuova destra è andata a posizionarsi.


Il processo di de-strutturazione neo-destro ( rifondazione del linguaggio, riposizionamento politico e riscrittura degli immaginari di riferimento), in Italia come in Francia fallisce, proprio nella costruzione di una vera prospettiva politica a lungo termine , perché ha rinunciato ad essere “cinghia di trasmissione e formazione verso il basso” (ci serviva forse una Nuova Destra seriamente meno troskista e più leninista??). E purtroppo , facendoci un bell’esame di coscienza, visto che siamo stati tutti un po’ Hobbit , siamo in qualche modo tutti egualmente responsabili, di come questa ulteriore mancata Rivoluzione , si sia resa nei fatti ” Impossibile ” .


In Italia c’è stato si’ il ricambio delle classi dirigenti, “ma non certo contro o oltre all’ Occidentalismo”: casomai si è sposata, per opportunità, l’ennesima variabile di marca italiana di esso (ovvero liberal-cristiana, laddove ogni vera Rivoluzione muore o diventa “Impossibile” da almeno due secoli ) . Gli Hobbit, quelli piu’ autentici , si sono spesso resi incomprensibili ai più, e l’Hobbittese si è reso diffcilmente applicabile a livello politico senza avere vicino degli Aragorn che abbiano saputo “osare” (la fase movimentista-politica alternativa) e poi ancora serie guide spirituali come Gandalf (l’elemento che determina e differenzia gli Uomini durante il viaggio di trasformazione): per cui approdare alla corte di Sauron/Saruman, è stato per molti, del tutto naturale.

Di Francesco Mancinelli