sabato 31 luglio 2010

STRAGE DI BOLOGNA: 30 ANNI SENZA GIUSTIZIA!


Depistaggi, menzogne, malati immaginari, servizi deviati, colpevoli di comodo, vittime innocenti massacrate da infami senza nome. Sono passati trent' anni e la più grande strage della storia d'Italia resta senza giustizia. Una questione da riaprire, subito!
Restate collegati.

Aumentano le temperature e diminuiscono le scorte di sangue: arriva l’happy hour

Il Centro Nazionale Sangue e il Ministro della Gioventù Giorgia Meloni chiamano all’appello le nuove generazioni.

Afa e temperature africane, voglia di vacanza e mancanza di sangue. E’ questa la tradizionale fotografia dell’estate italiana, ma quest’anno c’è qualcosa di diverso, almeno per quanto riguarda l’ultimo punto. La cronica carenza di sangue che ogni anno si registra con l’arrivo dell’estate, complici il caldo, i donatori che vanno in ferie e un aumento del fabbisogno per cause straordinarie, come incidenti stradali o altre emergenze non differibili, sta per essere fronteggiata con l’aiuto di nuovi donatori che vorranno affiancarsi agli abituali che sanno come sia importante, prima di andare in vacanza, recarsi a donare il sangue. Happy Hour per tutti? Si, ma uno speciale…

Il claim della campagna di sensibilizzazione alla donazione del sangue proposta dal CNS in collaborazione con il Ministro della Gioventù, fa leva proprio sulla diffusione fra i giovani del rituale dell’aperitivo o meglio del prendi due e paghi uno per concludere la giornata fra amici e chiacchiere. In questo caso, niente alcool, la tua ora felice consiste nel recarsi a donare sangue, magari in compagnia, per rendere altrettanto felici 3 persone, quelle che possono beneficiare di una donazione che utilizzi tutti i componenti ematici della raccolta.
Dal 1° agosto partirà infatti la versione radiofonica (scaricabile dal sito www.centronazionalesangue.it) per ricordare che il bisogno di sangue continua, anzi in estate è ancora più urgente. Ogni tanto, fra una hit del passato e un tormentone del presente, ecco una finestra sulla società, con i due giovani speaker dello spot prodotto con Geco pubblicità che ha pianificato oltre 500 passaggi nelle emittenti più hot delle coste italiane.
La campagna di sensibilizzazione proseguirà con l’autunno, in ideale staffetta tra i mezzi di comunicazione, con le sale cinematografiche, con un cineposter prima delle proiezioni attraverso uno dei circuiti leader delle multisala.

«Donare sangue è un atto che fa bene a tutti, tanto a chi dona quanto a chi riceve», ha commentato il ministro della Gioventù Giorgia Meloni, «perché significa contribuire in maniera significativa alla salute altrui, ma anche occuparsi con più attenzione della propria: attraverso le donazioni periodiche e continuate nel tempo, infatti, è possibile tenere sempre sotto controllo il proprio stato di salute e prendersi cura di se stessi e degli altri con molta più consapevolezza e attenzione. La pausa estiva da lavoro e studio è sicuramente un’ottima occasione per dedicare il proprio tempo a una causa così importante, e per dimostrare che la solidarietà non va mai in vacanza».

Fonte:
Dr.ssa Luciana Riva
Ufficio comunicazione e formazione
Centro Nazionale Sangue
Istituto Superiore di Sanità
www.centronazionalesangue.it

venerdì 30 luglio 2010

Il fallimento della civiltà tecnologica

http://www.marmoelettro.it/public//ASSISTENZA-TECNICA-ON-SITE.jpg



di Rutilio Sermonti


Progresso, da pro-gredi, significa andare avanti. Ma avanti non significa niente, se non si stabilisce in quale direzione. Senza una direzione prestabilita, qualsiasi spostamento è “in avanti”, anche quello proverbiale dei gamberi. E il difetto del progresso umano (concetto recente, che non ha ancora quattro secoli) è stato proprio quello di andare “avanti” con grande entusiasmo, senza affatto chiedersi quale fosse la direzione giusta. Neppure il grossolano criterio dell’ “aumento”, è un criterio accettabile. Anche il cancro, aumenta, e il suo maligno aumentare lo rende letale. C’è veramente da chiedersi come una concezione così vacua come quella progressista, del tutto ignota agli antichi Maestri, abbia potuto prendere piede tra esseri raziocinanti, come gli uomini “sapiens” si piccano di essere. E, a rifletterci un momento, ci si rende conti che la relativa mentalità non è stata che l’arbitraria generalizzazione dell’indubbio progresso tecnologico. E’ l’unico per cui non si possano avere dubbi, perché quello, la direzione, ce l’ha avuta. E, purtroppo, è stata quella dettata, non dalle forze attive che esaltano il valore dell’Uomo, ma dalle debolezze che lo deprimono. E’ stata la ricerca di diminuire lo sforzo e la fatica, di evitare il pericolo, di esigere minore allenamento e abilità, di ottenere risultati sempre maggiori di quelli necessari, di procurarsi comodità e godimenti, infine di dominare e saccheggiare la natura, anziché inserirsi in essa, come si era sempre fatto. Grazie al progresso tecnologico, si è passati, con ritmo costantemente accelerato, dalle amigdale e dai raschietti di pietra, ottenuti con pochi abili colpi da un sasso qualunque, alle sbalorditive possibilità di cui dispone l’uomo attuale. Una meraviglia! Macché! 

Non risulta affatto che oggi la gente sia neanche un briciolo più felice o sicura, o soddisfatta di quando cacciava, a piedi, i Mammut. Anzi, a sentirli, pare che siano tutti oppressi, defraudati, bistrattati. Soprattutto nei paesi più “progrediti”, uno che si dichiari contento del proprio stato è un’autentica mosca bianca. Insomma, pare proprio che, ad onta dei suoi infiniti ed ingegnosissimi ammennicoli, il progresso tecnologico abbia raggiunto tutto, fuorché il fine che si proponeva.
E non poteva essere altrimenti, perché la causa del fallimento è stata insita nella natura stessa di quel tipo di progresso. Sostituendo infatti esso, capacità umane con sostituti meccanici, ed essendo questi ultimi fabbricabili e acquistabili solo con quantità ingenti di denaro, il progresso tecnologico fu, come è
ben noto, padre del capitalismo, che a sua volta assecondò al massimo il primo. Il capitalismo tende inevitabilmente a trasformarsi in plutocrazia, e cioè il potere economico a divenire potere politico. E le autentiche capacità umane, atrofizzandosi per difetto di esercizio, sono sempre meno in grado di opporvisi.
Non occorre aggiungere verbo ai tanti già detti e scritti, da noi e da altri migliori di noi, anche su queste colonne, per illustrare le turpi conseguenze di ogni genere che la plutocrazia egemone ha apportato all’Italia e al mondo. Esse sono tali e così palesi, che i popoli stessi dovrebbero sollevarsi e far giustizia dei plutocrati e dei loro scherani che succhiano il loro sangue.

Ma ciò è impossibile. Era ancora possibile, in casi estremi, un secolo addietro; ora non lo è più. I popoli sono stati posti nell’impossibilità di difendersi. E che cosa determina tale impotenza? La risposta è orribile: proprio la tecnologia!       
Nata nell’illusione di giovare, la tecnologia si è infatti trasformata nel più tremendo nemico dell’umanità, nella maggiore alleata dei suoi distruttori, sotto due principali aspetti:
Intanto, la naturale capacità delle persone di comunicare tra loro, sancita dalla natura, era quella giusta. Aumentandola a dismisura, fino all’attuale generalizzazione delle comunicazioni via etere, è diventata la possibilità, per i soliti plutocrati, di compiere, per i propri squallidi fini, il lavaggio del cervello di massa, privando i popoli persino del rozzo buon senso e dell’esperienza che poteva guidarli.
E poi, la tecnologia delle armi distruttive, che, da semplici “prolungamenti” del braccio del guerriero, accessori della forza e del valore di esso, le ha trasformate in calamità orrende, capaci di distruggere la terra, ma azionabili da qualsiasi lardoso vigliacco, ha concesso agli stessi controllori del denaro la licenza di consumare i soprusi internazionali più infami e smaccati, ridendosela delle ridicole “regole” da loro stessi fatte approvare per paralizzare i ribelli.

Tali armi - si è osservato - non possono però essere usate all’interno, contro le proprie stesse folle. Macché! Il “progresso tecnologico” ha provveduto anche a quello, la gente comune non sa neppure a che punto. Le cosiddette “armi non letali”, sviluppate soprattutto dalla ricerca e dall’industria Usa non hanno alcuna finalità umanitaria: la finalità è di servire anche “per uso interno”. Si va dalla pistola elettrica (taser) alle super-colle lanciate ad aria complessa, che solidificano in pochi secondi bloccando ogni movimento della vittima. Esiste un VLAD (Vehicle Lichtweight Arresting Device) capace di bloccare a distanza ogni veicolo e un ADS (Active Denial System) che può bloccare col c.d. Pan Ray ,ogni persona. Con laser portatili si può accecare temporaneamente chiunque, e con ultrasuoni si è in grado di sconvolgere certe funzioni interne degli organismi. Con radiazioni elettromagnetiche si provoca epilessia, e con le basse frequenze si può agire sui cervelli, facendo loro produrre istamina, con immediato effetto letargico. Da tale incompleta enumerazione, si avrà facilmente idea che non vi è azione di folle, per quanto numerose, disperate ed arrabbiate, che non possa essere spenta senza alcuna fatica dalla casta padrona, che comanda a bacchetta legislatori, poliziotti e persino giudici. E gli studi di altre e più efficaci tecniche continuano a fervere, inutile a dire finanziate da chi. E’ davvero difficile (ed esorbita dai fini di questo articolo ), ipotizzare se e come sia possibile salvarci dal mostro impazzito del progresso tecnologico. Ma, certo, il primo passo non può essere che guarire i più consapevoli, e cioè quelli che, come noi, hanno sviluppato una vera allergia verso questo “mondo moderno”, da qualsiasi forma di progressismo.

Alludiamo qui a coloro che sognano i vantaggi che la tecnologia potrebbe apportare, se impiegata rettamente nell’interesse dell’umanità. E’ un indirizzo di pensiero assai pericoloso. In teoria, sarebbe possibile, ma il mondo non è mai proceduto in teoria. La carenza di tutte le teorie consiste nella tendenza a considerare un fattore, ignorando gli altri, mentre i fattori di un qualsiasi fenomeno sono sempre molteplici. E - considerando, come ci siamo sforzati di fare, i diversi moventi del progresso tecnologico - abbiamo visto come la sua distorsione contro l’Uomo e contro la Terra non sia stato un “inconveniente”, ma il suo inevitabile destino, inseparabile dalla sua natura blasfema. Tecnologia buona e tecnologia cattiva non sono separabili, e quella cattiva neutralizza quella buona, come accade - si dice - per le monete. La lungimiranza degli antichi incatenò Prometeo alla rupe, con un’aquila a divorargli il fegato. Che non sorga una buona volta un’aquila anche a straziare la Tecnologia?

giovedì 29 luglio 2010

CASAGGI FIRENZE: BLITZ CONTRO LA REGIONE TOSCANA!



Nelle ultime settimane la Regione Toscana, per bocca dei suoi vertici, ha espresso giubilo e stupore per il provvedimento che introdurrà l’assistenza sanitaria gratuita agli immigrati clandestini. I militanti di Casaggì Firenze, in collaborazione con Azione Giovani – Giovane Italia, hanno tappezzato le sedi fiorentine della Regione Toscana di via Pico della Mirandola, Piazza della Libertà, via Vittorio Emanuele II e via di Novoli e del Servizio sanitario regionale di via Alderotti con delle finte dichiarazioni di rigetto della cittadinanza italiana. Nei fac-simili appositamente creati il signor “Italo Tradito” esprime la volontà di non essere più italiano perché, in questa regione, “la cittadinanza è un pessimo affare”. Il tutto è stato corredato da un migliaio di volantini di rivendicazione, firmati dai movimenti e recapitati direttamente nei palazzi di lorsignori.

Sebbene l’assistenza sanitaria sia un diritto civile e morale che non può essere negato a nessun essere umano, non dobbiamo comunque farci ingannare da una logica ipocrita e buonista che tende a nascondere una deriva pericolosa: quella di creare una società multirazzista, fondata su una disparità di atteggiamenti che vanno a concedere, con furbesca demagogia, diritti e priorità a tutti, senza tener conto delle identità, delle esigenze e delle specificità di nessuno. 

Quella in atto è una strategia che certa sinistra - appoggiata dai peggiori poteri forti che puntano alla costruzione di manodopera a basso costo da poter sfruttare per competere nel libero mercato - porta avanti da tempo: gli alloggi popolari regalati agli immigrati, i sussidi giornalieri ai rom, le decine di migliaia di euro spesi per servizi spacciati come “opere d’integrazione” e mai utilizzati, la priorità d’accesso agli asili nido per i non italiani, il tentennamento sulla costruzione dei CIE. L’ennesimo provvedimento farsa è andato in scena, senza che nessuno si preoccupasse dei mille intoppi che produrrà in un sistema sanitario, quello toscano, già colpito da una gestione consociativa e da una pesante carenza di strutture e di funzionalità.

Con questa azione abbiamo voluto sottolineare che quello in atto è un modello sociale di ispirazione progressista foriero di fratture culturali e sociali, un modello di meltin pot sfrenato, un grande calderone che rischia di esplodere e di produrre fratture insanabili, ghetti razziali, disparità e false promesse; una “terra di nessuno” dove tutto è permesso, in barba alla linea del governo nazionale. Quello in essere è un modello sociale nel quale la cittadinanza italiana è un optional che conviene non avere e nel quale i doveri sono una cattiva abitudine di qualche nostalgico dei bei tempi andati. Alla fine ci hanno convinti: “siamo tutti clandestini!”. O, almeno, così converrebbe per evitare i mutui bancari, le emergenze abitative, la tassazione e il precariato. Questo è solo l’inizio. Nei prossimi mesi una serie di azioni agiteranno le notti fiorentine in attesa dell’inaugurazione della nuova Casaggì. Il nostro “centro sociale di destra”, punto di riferimento per i tanti giovani fiorentini che si riconoscono nella politica della destra sociale e identitaria, avrà a breve una nuova sede, aperta a mille nuova attività. 

mercoledì 28 luglio 2010

ARRIVEDERCI, ITALIA!



Nelle ultime settimane la Regione Toscana, per bocca dei suoi vertici, ha espresso giubilo e stupore per il provvedimento che introdurrà l’assistenza sanitaria gratuita agli immigrati clandestini. Sebbene l’assistenza sanitaria sia un diritto civile e morale che non vogliamo negare a nessun essere umano, non dobbiamo comunque farci ingannare da una logica ipocrita e buonista che tende a nascondere una deriva pericolosa: quella di creare una società multirazzista, fondata su una disparità di diritti e di atteggiamenti che vanno a concedere, con furbesca demagogia, diritti e priorità a tutti, senza tener conto delle identità, delle esigenze e delle specificità di nessuno.  Quella in atto è una strategia che certa sinistra - appoggiata dai peggiori poteri forti che puntano alla costruzione di manodopera a basso costo da poter sfruttare per competere nel libero mercato - porta avanti da tempo: gli alloggi popolari regalati agli immigrati, i sussidi giornalieri ai rom, le decine di migliaia di euro spesi per servizi spacciati come “opere d’integrazione” e mai utilizzati, la priorità d’accesso agli asili nido per i non italiani, il tentennamento sulla costruzione dei CIE. L’ennesimo provvedimento farsa è andato in scena, senza preoccuparsi dei crack che produrrà in un sistema sanitario, quello toscano, già colpito da una gestione consociativa e da una pesante carenza di strutture e di funzionalità. Quello in atto è un modello sociale di ispirazione progressista foriero di fratture culturali e sociali, un modello sociale di meltin pot sfrenato, un grande calderone che rischia di esplodere e di produrre fratture insanabili, ghetti razziali, disparità e false promesse. Quello in atto è un modello sociale nel quale la cittadinanza è un optional che conviene non avere e nel quale i doveri sono una cattiva abitudine di qualche nostalgico dei bei tempi andati…

Impìccati! Storie di morte nelle prigioni italiane...





di Susanna Dolci, da IL FONDO

Fa caldo, eh… Insopportabile il salire, in questa estate, della colonnina di mercurio: 33°, 35°, 38°, 40° … Addirittura vicino ai 50°, in alcuni casi. Fa caldo, eh…. Pareti roventi, idem per i pavimenti. Nemmeno l’aria condizionata riesce a lenire il cocente disagio, misto ad umidità. Non c’è un filino di vento manco a pagarlo. Pare di stare sotto i piombi di Venezia.
Fa caldo, eh… Provate ad immaginare quanto caldo possa sentire una persona rinchiusa in meno di 3 metri quadri. Spazio ben al di sotto dei 7 metri quadrati per ogni imprigionato in cella singola, stabiliti dal Comitato per la prevenzione delle torture del Consiglio Europeo. Pensate ora a 3 persone in sei metri quadri, con un bagno a vista, la luce sempre accesa, l’aria puzzolente….
Fa caldo… In una cella diciamo “normale” dovrebbero starci 3 detenuti. In quelle italiane arrivano sino a 10 e si dorme anche per terra… Senza contare le brandine a castello a tre piani, i topi, gli scarafaggi, la penuria d’acqua calda in inverno e dell’acqua in generale d’estate, la pioggia scrosciante, le malattie, la tossicodipendenza che imperano nei luoghi angusti. Lo chiamano sovraffollamento che “miniaturizza gli spazi vivi”. Nella sezione femminile del carcere romano di Rebibbia in 25 Mt. quadrati ci stanno appollaiate 12 persone compresi i molti bambini. A Regina Coeli dovrebbero essere 700 gli “ospiti” delle patrie galere. In verità i reclusi arrivano a 1.100.
Fa caldo… Secondo il Ministero dell’Interno, dati alla mano, in Italia sono ben 68mila i detenuti contro i 44mila previsti “regolari”. 37mila sono in attesa del giudizio definitivo. Oltre 12.000 gli stranieri. Il personale carcerario effettivo è pari a 35.000 unità. Ma ce ne vuole per arrivare alle 42.000 tanto auspicate. Di soldi da investire nel “piano carceri” non se ne parla. Il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni (ospite de Il Fondo nel dicembre scorso) auspicherebbe, tra le tante cose, «una riforma del codice penale che preveda la reclusione per i casi veramente gravi e un sistema di misure alternative – ma non per questo meno penalizzanti del carcere – negli altri casi». Troppo difficile per un paese, l’Italia, che si definisce una Repubblica sì finemente democratica? L’ultimo suicidio è dello scorso venerdì nella casa circondariale di Catania Bicocca. A conti fatti: dal 2002 al 2010 sono stati più di 1.600 i detenuti passati a miglior vita di cui circa 600 con morte per mano propria. Dall’inizio dell’anno 38 suicidi su 101 decessi, in età compresa tra i 25 ed i 70 anni, 46 tentativi di suicidio, un evaso pericoloso una decina di giorni fa, 10 poliziotti penitenziari colpiti nello svolgimento del servizio, turni massacranti, carenze di tutti i generi, scioperi e controscioperi, mancanza di un’adeguata assistenza sanitaria, etc. etc. etc. “I detenuti sono uomini non numeri” ripetono e ricordano i siti www.ristretti.it e www.ristretti.org .
Fa caldo…. E si muore. I trapassi non sono sempre chiari e limpidi. «La prigione è dolore, solitudine, lacrime, paura, pena, vergogna, rabbia. In carcere si muore, come fuori e per le stesse cause: malattia, suicidio, omicidio. Ciò che non dovrebbe accadere mai, però, è morire di carcere: per mano di chi ti ha in custodia o per negligenza di chi ti ha in cura». A scriverlo è Luca Cardinalini, giornalista ed autore di libri dedicati ad inchieste e cronache italiane, nel suo Impìccati! Storie di morti nelle prigioni italiane della casa editrice romana DeriveApprodi, da poco in libreria. E si parla, qui, di alcuni detenuti tristemente saliti agli onori o disonori della cronaca e subito dopo obliati che, entrati vivi e vegeti in carcere, ne sono usciti morti «solo per i loro funerali: Aldo Bianzino, Diana Blefari, Luigi Acquaviva, Sami Mbarka Ben Gargi, Stefano Frapporti, Camillo Valentini, Niki Aprile Gatti, Stefano Cucchi». Otto esseri umani che tra il 2007 ed il 2009 sono morti in situazioni di vita e detenzione ben distanti l’una dall’altra. Otto persone che non sono riuscite a sopravvivere alle maglie della custodia cautelare. Otto storie che lasciano l’amaro in bocca nei lettori per la loro sbalorditiva semplicità e chiarezza di vita e morte.
Assolutamente chiara e limpida la postfazione di Laura Baccaro e Francesco Morelli (Ristretti Orizzonti) dal titolo “Morire di carcere. Suicidi, autolesionismo e altri incidenti”. Alcune perle: «Sopravvivere al carcere – comunque, qualunque e in ogni ruolo -  è visto di per sé come un atto di eroismo». «Non esiste un diritto a morire, ma a essere curati. Nessuno deve fare una fine così, anche chi sta in carcere è un essere umano». «La pena carceraria non deve consistere in trattamenti contrari al senso di umanità». «Bisognerebbe ripensare seriamente al senso della pena e della custodia cautelare, che andrebbe applicata soltanto in casi estremi, ridimensionando la facilità con la quale viene disposta oggi». «… chi conosce la realtà del carcere non si chiede perché ogni anno un centinaio di detenuti muore, ma piuttosto perché altre migliaia decidono di resistere. Nonostante tutto. Anche i media sembrano essersene accorti: in carcere si muore sempre più spesso. Per suicidio, per malori o «per cause da accertare», un modo elegante per non dire che si viene ammazzati».
Fa caldo eh… Basta accendere il ventilatore o il condizionatore dell’aria per stare meglio… Un gesto semplice, naturale ma che agli occhi dei detenuti (siano essi colpevoli, innocenti, presunti qualcosa o qualcos’altro) appare “semplicemente” della vita e per l’esistenza stessa. Un stato, quello detentivo, che – non mi stancherò mai di ripetere e scrivere – potrebbe «toccare a ciascuno ed essere di tutti»

martedì 27 luglio 2010

TORSELLI E ROSELLI (PDL): "IL COMUNE PROMISE I CAMPINI ALLA FIORENTINA PER IL 1° DI SETTEMBRE. QUELLA DATA E' ANCORA VALIDA?"

E IL COSTO PER LE CASSE COMUNALI E' ANCORA QUELLO INDICATO A SUO TEMPO DALL'ASSESSORE CAVANDOLI? 



"Una grande opera di riqualificazione dell'area dei cosiddetti 'campini', un investimento importante per le casse comunali di 2 Milioni e 500 Mila Euro, una dimostrazione dell'interesse di questa amministrazione comunale per la Fiorentina, ma anche per tutti i fiorentini, visto che il recupero dell'area sarebbe dovuto servire anche come spazio sportivo per l'intera cittadinanza al termine dei 4 anni di convenzione con ACF Fiorentina. Ma soprattutto un primo 'centro sportivo' da consegnare alla Fiorentina entro il 1° settembre 2010 e comunque prima dell'inizio del nuovo campionato di Serie A. Era il 6 ottobre 2009 quando l'allora Assessore allo Sport del Comune di Firenze, la dimissionata Barbara Cavandoli, annunciava questa magnifica opera trovando il plauso del Sindaco, del capogruppo del PD e del Presidente della Commissione Sport del Comune di Firenze". Così i consiglieri comunali del PDL, Francesco Torselli ed Emanuele Roselli. 



"Fu poi lo stesso Renzi - raccontano ancora i due esponenti del centrodestra - a rilanciare l'importanza dei nuovi 'campini' annunciando che i lavori sarebbero iniziati all'indomani della firma della nuova convenzione tra Comune e Fiorentina e dell'approvazione del Bilancio di Previsione 2010, in pratica la data fissata fu quella del 27 gennaio 2010". 



"In realtà i lavori - spiegano Torselli e Roselli - per ammissione dello stesso Vicesindaco Nardella, oggi titolare della delega allo Sport per il Comune di Firenze, sono iniziati ben oltre il 15 marzo 2010, giorno in cui il Comune di Firenze ha disposto l'inizio della cantierizzazione per i lavori di realizzazione del nuovo Centro Sportivo". 



"Temiamo vivamente - commentano i due esponenti del centrodestra a Palazzo Vecchio - che la promessa di consegnare il nuovo Centro Sportivo, ultimato, alla Fiorentina entro il 1° settembre sia destinata ad essere annoverate tra tutte quelle avanzate e non mantenute in questo primo anno di legislatura dal Sindaco Matteo Renzi, ma temiamo anche che il ritardo sulla consegna, che inevitabilmente si creerà, possa influenzare anche i conti del comune". 



"Siamo certi - concludono Torselli e Roselli - che se i tempi di consegna non venissero rispettati il costo per le casse comunali non supererebbe i 2 Milioni e mezzo di Euro indicati a suo tempo dall'ex-Assessore Cavandoli? A tal proposito, per conoscere sia la data in cui il nuovo centro sportivo sarà effettivamente pronto, sia l'eventuale levitazione dei costi, abbiamo presentato quest'oggi un'interrogazione agli uffici competenti". 





A SEGUIRE IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE: 



INTERROGAZIONE 



Proponenti: Francesco Torselli, Emanuele Roselli (PDL). 



Oggetto: Data Ultimazione Lavori Area “Campini”. 



I sottoscritti Consiglieri Comunali, 



PRESO ATTO delle dichiarazioni rilasciate dall’allora Assessore allo Sport del Comune di Firenze, Barbara Cavandoli, in data 6 ottobre 2009 nelle quali si ribadiva la volontà di “consegnare il nuovo centro sportivo a Cesare Prandelli entro il 1° settembre del 2010”; 



PRESO ATTO che dalle medesime dichiarazioni dell’allora Assessore allo Sport del Comune di Firenze, Barbara Cavandoli, si evinceva che il costo per l’amministrazione comunale della realizzazione del Centro Sportivo dei cosiddetti “Campini” era di 2.460.649; 



PRESO ATTO che, stando alle parole pronunciate dal Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, i lavori per la realizzazione del Centro Sportivo dei “Campini” sarebbero dovuti iniziare il 27 gennaio 2010, ovvero subito dopo l’approvazione del Bilancio Preventivo 2010, ma che da una dichiarazione del Vicesindaco di Firenze Dario Nardella, titolare della delega allo Sport, del 15 marzo 2010 emerge come “l’Amministrazione comunale ha già consegnato l’area oggetto dell’intervento da parte di Acf Fiorentina per consentire lo svolgimento di prove, verifiche e rilievi di dettaglio, prima di avviare le opere di cantierizzazione”; 



CONSIDERATO l’oggettivo ritardo sull’inizio dei lavori per la realizzazione del Centro Sportivo, tra la data inizialmente annunciata dal Sindaco Matteo Renzi e quella, indicata dal Vicesindaco ed Assessore allo Sport come data di effettivo inizio dei lavori; 





INTERROGANO IL SINDACO 



1. Per sapere se la consegna del nuovo Centro Sportivo dei “Campini” verrà effettuata, come annunciato dall’ex-Assessore allo sport del Comune di Firenze, Barbara Cavandoli, in data 6 ottobre 2009, entro il 1° settembre 2010 o comunque entro la prima giornata della Stagione 2010/11 del Campionato di Calcio di Serie A. 



2. Per sapere, qualora la scadenza non fosse più quella indicata, se l’Amministrazione Comunale è in grado di fornire una nuova scadenza per la consegna del Centro Sportivo alla Società ACF Fiorentina. 



3. Per sapere se, già ad oggi, o in caso di slittamento della data di consegna del Centro Sportivo alla Società ACF Fiorentina, il costo complessivo dei lavori a carico dell’Amministrazione Comunale è ancora quantificabile nei 2.460.649 Euro, indicati in data 6 ottobre 2009 dall’allora Assessore allo Sport del Comune di Firenze, Barbara Cavandoli.

Meloni: Sbagliata la nuova battuta di Silvio sulla Bindi


Roma, 20 lug. (Apcom) – Silvio Berlusconi “ha sbagliato”: il ministro per le Politiche GIovanili, Giorgia Meloni, sottolinea che la battuta fatta ieri dal premier ad alcune studentesse e che ha toccato la vicepresidente della Camera è stata “inappropriata e sbagliata”. In un’intervista a La Repubblica, Meloni sottolinea infatti che “una donna che fa politica deve essere giudicata per i propri meriti e demeriti politici” e non per l’estetica.
Inoltre, Meloni lamenta anche una scarsa solidarietà femminile tra le colleghe del centrosinistra: “io mi sono sempre dovuta difendere da sola”: Per il ministro, comunque, non si tratta di maschilismo, secondo il ministro ma di “tendenze culturali che non sono ancora superate”. “Voi stessi giornalisti – aggiunge – a me telefonate per commentare la canotta di Bossi, non credo che la stessa cosa facciate con il ministro La Russa o con Gasparri. C’è una sottovalutazione della competenza delle donne ed e’ un atteggiamento figlio di una serie di tabù”.

Moratoria sulla lagna della cultura di destra? Comincino i farefuturisti!

[Il Prof. Tarchi, caposcuola della Nuova Destra, risponde a Mellone e rifiuta ogni parentela con gli intellettuali finiani.]

Written by Massimo Ciullo da DIORAMA




Punto da un recente articolo del Corriere della Sera sulla minorità intellettuale del mondo post fascista, Angelo Mellone ha invocato sul Foglio una moratoria sul piagnisteo crescente intorno alla cultura di destra che fu, e a quella che dovrebbe essere e non è. I finiani si proclamano stanchi di ascoltare, da sedici anni a questa parte, il disco rotto degli scontenti, dei delusi e dei traditi. Marco Tarchi, professore di Scienza Politica all’Università di Firenze, che conosce bene questo mondo, sia per averne fatto parte in anni lontani, sia per le sue ricerche scientifiche, non nasconde il proprio scetticismo.

“È l’ennesima prova dei contorcimenti argomentativi di un ambiente che, a forza di costruire pastiche mettendo insieme tutto e il suo contrario, non sa più come reagire a chi gli rinfaccia di non aver saputo costruire né un’identità né un progetto credibile di influenza sulla mentalità collettiva. Fa specie che si lamenti di veder mescolati Céline, Baget Bozzo e Peppino De Filippo proprio chi, da anni, punta a stupire con effetti speciali, e spesso grotteschi, il mondo esterno per apparire simpatico e moderno, appropriandosi di tutto quello che gli capita a portata di mano. Non è stato proprio il trust di cervelli finiano a produrre la mozione dell’ultimo congresso di Alleanza nazionale, dove si dichiarava di riconoscersi in una ‘idealità italiana’ (chissà cosa sarà…) mantenuta viva – cito testualmente – da Guareschi, Longanesi, Flaiano, Calamandrei, Pannunzio, dal cinema di Fellini e Sergio Leone e dalla musica di Battisti, Mogol e Pavarotti? Con l’aggiunta di Enzo Ferrari, Enrico Mattei e qualche altro coscritto, questa era la squadra del ‘Novecento che merita di essere traghettato nel nuovo secolo, a fondamento culturale del nuovo partito che stiamo costruendo’, secondo quello che hanno scritto i farefuturisti. Un po’ di decenza ogni tanto, in questo gioco di piroette, non guasterebbe”.


Il professore fiorentino non fa parte della schiera dei delusi, scontenti o traditi. Ha votato l’ultima volta per il Msi nel 1979 ed è uscito definitivamente dal partito nel 1981. Inoltre, ha dichiarato conclusa, nel 1994, l’esperienza della Nuova Destra, di cui è stato l’indiscusso animatore in Italia. Nonostante ciò continua a essere tirato in ballo ogni volta che in Italia si accende il dibattito sulla destra, politica o culturale che sia. “Che ciò accada, non mi stupisce: mi sono occupato della destra in molti libri e articoli scientifici. E, avendo vissuto quel mondo dall’interno, penso di conoscerne bene idee, attitudini psicologiche e comportamenti. Il problema è come vengo chiamato in causa: rivangando storie stravecchie o attribuendomi paternità di iniziative politico-culturali da cui sono lontano. Per giunta, in questi casi mi si cita ma ci si guarda bene dal chiedermi come davvero la penso…”.

Al congresso di fondazione del Pdl è stato rifiutato l’accredito, per presunti “motivi di sicurezza” ai ricercatori dell’Osservatorio italiano sulle trasformazioni dei partiti, progetto coordinato proprio da Tarchi. “I ragazzi avrebbero dovuto distribuire un questionario. Forse non si voleva far sondare gli umori e le opinioni dei delegati, temendo che dalla ricerca emergessero discrasie fra chi proveniva da An o da Forza Italia. È stato un errore, dato che il nostro lavoro è lontano da qualsiasi uso a fini di parte. Non credo che il mio nome dia fastidio al Pdl. Qualcuno certamente non apprezza né la mia distanza da quel partito (e da tutti gli altri presenti nel panorama italiano) né la mia libertà di giudizio critico. Ma poiché, non disponendo di alcuna tribuna massmediale, sono di fatto ridotto al silenzio nel dibattito pubblico, non penso di costituire un problema”.


Lo spazio negato Tarchi cerca di recuperarlo attraverso la pubblicazione di riviste come Diorama letterario e Trasgressioni, dalle cui pagine continua la sua azione “metapolitica”. Il sospetto è che però la circolazione delle sue idee riesca a interessare solo un certo ambiente, che pervicacemente si ostina a ritenerlo, sbagliando, uno dei suoi intellettuali di punta. “Non direi. La maggior parte degli inviti per conferenze e partecipazioni a dibattiti che ricevo proviene da ambienti collocati a sinistra. A dicembre i giovani del Pd mi hanno chiamato a parlare di populismo nella loro scuola nazionale di formazione. Ne è scaturito un confronto franco e approfondito. La mia più recente intervista è comparsa su Gli altri, il settimanale di Piero Sansonetti, ex Prc. Le mie riviste mi consentono di mantenere un proficuo dialogo con uomini di idee che hanno una formazione lontana dalla mia, come Danilo Zolo. I miei libri, in particolare “Contro l’americanismo”, edito da Laterza, a destra sono in genere passati nel più assoluto silenzio. Tuttalpiù mi si cita risalendo ai tempi della Nuova Destra, per far credere che quanto dicevo e scrivevo a quel tempo prefigurasse le odierne posizioni finiane. Mentre è vero il contrario: chiunque può sincerarsene leggendo quel che allora scrivevamo io e i miei amici – anche qualcuno che oggi, per ragioni sue, ha cambiato opinioni e frequentazioni”. Per Tarchi, non si possono ritenere legittimi eredi della ND personaggi come Alessandro Campi, un tempo suo sodale, attualmente direttore scientifico di Farefuturo. “Per una semplice ragione: perché lo stesso Campi, quando faceva parte della Nuova Destra, sosteneva idee lontanissime da quelle che oggi difende. Fatti suoi, e soprattutto buon per lui, ma questo è un evidente segno di discontinuità, non certo di accoglimento di quell’eredità. Del resto, se il Campi che nel 1993 scriveva che, se avesse buttato via ‘dieci anni di eterodossia e di sano anticonformismo intellettuale solo per assecondare l’irresistibile ascesa della ‘destra di governo’ si sarebbe sentito ‘un idiota perfetto’ fosse rimasto di quel parere, oggi non starebbe dove sta, e ci perderebbe molto. È persona intelligente, e lo sa. Può dispiacermi, e mi dispiace, ma non mi scandalizzo di questi dietrofront, di cui la storia politica e intellettuale è costellata. Mi basta che si abbia il coraggio di dire: ‘Ho cambiato idee’, senza far finta del contrario. Tra la ‘destra nuova’ dei farefuturisti e la Nuova Destra non c’è il benché minimo rapporto di parentela. Tutto qui”.



Tarchi tiene a sottolineare che il suo rapporto con Alain de Benoist, padre della Nouvelle Droite francese, è eccellente e non ha conosciuto crisi. “Concordiamo su gran parte delle analisi della realtà attuale e quasi sempre le nostre opinioni convergono. La nostra evoluzione è stata autonoma ma parallela, e dimostra che il nostro incontro intellettuale non era stato frutto di un caso, ma di sensibilità affini”. Ma se in Francia la dizione Nouvelle Droite ancora è spendibile, questo non è più possibile in Italia: “con l’affiorare di una serie di destre più o meno nuove nel panorama politico italiano del 1994, mantenere una sigla che avevo sempre giudicato ambigua non aveva senso, anche perché con le idee della ND quei soggetti poco e nulla avevano da spartire. In un libro che sta per uscire da Vallecchi (La rivoluzione impossibile. Dai campi hobbit alla nuova destra) cerco di chiarire come e perché si fosse creata, già negli anni Ottanta, questa distanza. La mia ricerca segue i binari tracciati da tempo: condensare, nel solco di una visione del mondo unitaria, analisi e proposte di intervento oggi sparse nei punti più diversi dell’orizzonte politico-culturale: il comunitarismo, la decrescita, la valorizzazione delle specificità culturali, l’autodeterminazione dei popoli, l’ecologia profonda, l’economia solidale”.


lunedì 26 luglio 2010

ZCS, ZTL, SOSTA, ALESSANDRI, ROSELLI, TORSELLI E STELLA (PDL): "TUTTO RINVIATO. SINDACO E GIUNTA NON SANNO CHE PESCI PRENDERE!"

SIAMO ANCHE CURIOSI DI SCOPRIRE COME IL COMUNE COPRIRA' I 3 MILIONI ISCRITTI A BILANCIO PER LE STRISCE VIOLA...

“Dopo gli annunci roboanti che gli hanno garantito spazio sulla stampa, il sindaco Renzi fa di nuovo dietrofront per la pluri-annunciata rivoluzione di Zcs, Ztl e il varo del nuovo Piano della sosta. Per il ridisegno delle Zcs e dei settori della Ztl, infatti, stando a quanto dichiarato dal primo cittadino, se ne riparla a novembre 2010, mentre la nuova scadenza per vedere nero su bianco il nuovo Piano della sosta si va addirittura a gennaio 2011”. Questa la dichiarazione dei consiglieri del PdL Stefano Alessandri, Emanuele Roselli, Francesco Torselli e Marco Stella.

“Siamo davanti a ritardi ormai non più giustificabili per un’amministrazione comunale che funzioni, non diciamo in modo eccezionalmente efficiente, ma neppure in modo ‘normale’ – hanno aggiunto i consiglieri del PdL –. Vogliamo ricordare che nel suo primo annuncio, Renzi aveva garantito che avremmo visto operative le nuove Zone a sosta controllata (incluse le famose ‘strisce viola’ da acquistare per i residenti) da gennaio 2010. Poi, dopo aver annullato addirittura una conferenza stampa già fissata, il sindaco ha rimandato tutto al 31 luglio prossimo. Oggi, ecco il nuovo rinvio: al 31 ottobre. Chissà se stavolta sarà quella buona”.

“L’incapacità nell’affrontare i cambiamenti che intende realizzare nell’organizzazione di mobilità e sosta in città da parte di questa giunta è più che mai evidente col passare del tempo – hanno concluso Alessandri, Roselli, Torselli e Stella –. Siamo anche curiosi di scoprire come farà il Comune a coprire i 3 milioni di euro iscritti a bilancio per le cosiddette strisce viola. Dopo l’ammissione di palese illegittimità rispetto al codice della strada, infatti, Renzi è costretto ad ammettere che le richieste pervenute al Comune da parte di cittadini che intendono acquistare gli spazi sosta sono irrisorie rispetto al previsto”.

SEVES, TORSELLI (PDL): "ISTITUZIONI HANNO FATTO TUTTO IL POSSIBILE? NON RIESCO A FESTEGGIARE DI FRONTE A 44 LICENZIAMENTI".

"Ringrazio il Vicesindaco Dario Nardella per l'accorata relazione sulla conclusione delle trattative che hanno visto il 20 luglio scorso siglare un nuovo patto tra RSU, istituzioni e proprietà di SEVES per la riapertura di almeno una linea di produzione dello stabilimento di Castello. Niente da eccepire sulla buona fede del Vicesindaco Nardella, che al pari di molti di noi consiglieri, di maggioranza ed opposizione, si sono impegnati in prima persona per fare tutto quanto fosse nelle nostre possibilità per salvaguardare questa specificità industriale fiorentina, mettendo da parte ogni singola appartenenza politica". Così Francesco Torselli, consigliere comunale del PDL.

"Purtroppo la notizia della riapertura di una sola linea di produzione - spiega Torselli - che vedo più come un palliativo a tempo determinato che non una volontà di ricerca di una soluzione definitiva alla situazione della SEVES, non riesce ad entusiasmarmi e mi resta forte in testa il dubbio che le istituzioni, a tutti i livelli, avrebbero potuto fare di più, magari adoperandosi soprattutto nella direzione di favorire incontri tra l'attuale proprietà ed eventuali compratori che, negli ultimi periodi, si sono a più riprese fatti avanti per rilevare SEVES facendone ripartire l'intero comparto produttivo".

"Capisco - conclude Torselli - che il 20 luglio sia stato comunque raggiunto un importante traguardo, che serve almeno per adesso a rivedere SEVES operativa, ma purtroppo, non riesco a parlare di 'risultato acquisito' o di 'soddisfazione' di fronte a 44 famiglie che comunque perderanno il proprio posto di lavoro in virtù proprio di quest'ultimo accordo raggiunto. E sul futuro, spero di sbagliarmi, ma credo che con la riapertura di una sola linea di produzione, presto torneremo di nuovo a parlare di una questione SEVES".

TORSELLI, RESOCONTO DI UN ANNO IN AZIONE PER FIRENZE...

UN RESOCONTO DOVEROSO VERSO QUEI 570 FIORENTINI CHE UN ANNO FA HANNO SCRITTO IL MIO COGNOME SULLA SCHEDA VALIDA PER LE ELEZIONI COMUNALI DI FIRENZE.

Questa pagina non ha lo scopo di dire a nessuno “quanto sono stato bravo”, né tantomeno di tessere gli elogi del mio primo anno di attività istituzionale a Palazzo Vecchio. Ed i motivi sono due. Il primo di carattere puramente scaramantico: “chi si loda si imbroda” si dice a Firenze, e “imbrodarsi” piace poco a tutti, soprattutto a fronte delle calde giornate di un luglio da temperature record. La seconda perchè sarebbe anche frutto di stupidità. Dire “avete visto come sono bravo” dopo solo un anno di legislatura, buona parte di esso passato, come giusto che sia, ad imparare i meccanismi della macchina burocratica non sempre facilissimi per chi, come il sottoscritto, si trova oggi alla prima esperienza in un consesso istituzionale. Se qualcuno pensa quindi, che questa pagina, sia un auto-elogio ed un auto-tessitura di lodi verso il sottoscritto, scorra pure direttamente verso la fine della pagina, tanto per leggere le due righe che alla fine dedicherò agli auguri estivi di buone vacanze, e torni da queste parti nel prossimo settembre, quando altri temi ed altre battaglie attenderanno il sottoscritto, i miei colleghi del gruppo in Consiglio Comunale, il PDL e, soprattutto, la Giovane Italia e Casaggì, mie principali realtà di provenienza con le quali continuo a mantenere un rapporto assolutamente di primario ordine per affetto, identità, appartenenza.

Ma dicevamo del bilancio del primo anno di Consiglio Comunale...

1) A firma Francesco Torselli risultano depositate 6 interpellanze, tra le quali una “Per conoscere la situazione degli immobili di proprietà comunale occupati abusivamente in Via Rocca Tedalda da cittadini italiani e per sapere quali provvedimenti intenderà prendere l’amministrazione comunale nei loro confronti” ed una ottenere informazioni sullo “Stato di abbandono di Piazzetta Valdambra e Via Valdichiana” alla quale la Giunta Comunale non ha ancora fornito una risposta dopo sette mesi...

2) A firma Francesco Torselli risultano depositate 46 interrogazioni, tra esse una “Per sapere se l’amministrazione comunale fosse disposta a stornare una parte di denaro destinato ad un progetto in favore dei ROM per dotare gli anziani di un servizio di pulsante d’emergenza salvavita”, una sulla pessima “Situazione igienico-sanitaria di Via del Fosso Macinante all’interno del Parco delle Cascine e sulla prostituzione extracomunitaria nella medesima zona”, otto differenti interrogazioni sul significato delle frasi attribuite al Sindaco Matteo Renzi degli stralci di interrogazioni telefoniche rese pubbliche, alla quale l’ufficio del primo cittadino di Firenze si è rifiutato di rispondere, tre sulla situazione dei campi nomadi fiorentini, una sui privilegi a cui sarebbero sottoposti gli ex-sfollati dalla scuola “Santa Caterina de’ Medici” di Novoli, ospitati e mantenuti all’interno di strutture alberghiere, una sul drammatico numero di attività commerciali chiuse a Firenze negli ultimi tre anni (oltre 1200...) e per finire, di pochi giorni fa, una per sapere perchè, durante il concerto di Ligabue allo Stadio “Franchi” il Sindaco Renzi aveva vietato la vendita di bibite in lattina sia fuori che dentro lo stadio, mentre tale ordinanza è stata assolutamente disattesa in ogni sua forma...

3) Sempre a firma Francesco Torselli risultano discussi in Aula 40 Ordini del Giorno: dalla condanna all’Usura alla solidarietà verso il Popolo Karen in lotta contro la tirannide birmana; dalla creazione di un fondo per l’emergenza sociale abitativa ad un Ordine del Giorno presentato per ribadire la propria contrarietà alla privatizzazione dell’Acqua; dagli Ordini del Giorno per la salvaguardia della SEVES a quelli per il potenziamento della viabilità lungo Via Pistoiese e Via Baracca; dagli Ordini del Giorno per la creazione di fondi a sostegno delle famiglie meno abbienti per garantire sconti sui libri scolastici per i figli ed allaccio ad Internet gratuito, agli Ordini del Giorno per rimuovere il blocco del traffico in Piazza Ferrucci durante le ore di attività della ZTL notturna...

4) A firma Francesco Torselli sono arrivate in aula anche 5 Risoluzioni: una in occasione del 24° Anniversario dall’incidente di Cernobyl, con la quale si rammentano i rischi dell’energia nucleare e si chiede che la ricerca energetica in tal senso sia soltanto un’ultima ratio, dopo aver percorso tutte le vie messe a disposizione dalla natura e dalle energie rinnovabili; una in occasione dell’ignobile propaganda anti-italiana messa in atto da una docente di una scuola media fiorentina che, in occasione del “Giorno del Ricordo” aveva distribuito ai suoi alunni materiale informativo sulle “foibe” scaricato da un sito internet di propaganda ultra-comunista, nel quale si definivano le “poche vittime” delle foibe come fascisti uccisi dal popolo slavo in rivolta, numero poi ingigantito dal governo “fascista” di Silvio Berlusconi e del “neo-fascista” Fini; una in occasione dell’ennesimo atto di aggressione, in venti contro due, perpetrato dagli eroici militanti di sinistra all’interno della Facoltà di Lettere di Firenze; una, l’ultima, in occasione dell’Anniversario del sacrificio del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta con la quale, il Consiglio Comunale di Firenze ha chiesto che venisse tolto in maniera definitiva il diritto di voto, attivo e passivo, per i condannati per reati connessi con attività mafiose...

5) Infine le mozioni. Gli atti di indirizzo legislativo principale. A firma Francesco Torselli sono state depositate 20 mozioni, di queste purtroppo però ne sono state discusse ad oggi solo 6, nonostante le prime risalgano ormai a più di dieci mesi fa. Delle sei discusse una è stata approvata ed è servita a salvaguardare il posto di lavoro a sei dipendenti con contratto interinale che sarebbero rimasti senza lavoro in seguito al riassetto di SaS visto che la loro posizione non era stata presa in esame durante gli studi sul personale. In attesa di essere discusse una mozione per devolvere un gettone di presenza di ciascun consigliere all’associazione di volontariato internazionale “Popoli Onlus” che opera in Birmania, una per il riassetto della ZTL Notturna, una per la creazione di spazi giovanili da assegnare ad associazioni che promuovano attività artistiche finalizzate anche all’istruzione.

I consigli comunali svoltisi durante il primo anno di legislatura sono stati 48 ed il sottoscritto non è mai mancato neppure ad una seduta, presentando, come dal dettaglio sopra esposto 117 Atti Ufficiali, ovvero una media di 2,44 Atti per ciascuna seduta del Consiglio Comunale.

Se sia un bilancio positivo o migliorabile non sta a me dirlo. Personalmente, come ho già scritto in apertura di questa pagina, credo di poter far meglio in futuro, essendo ormai entrato all’interno dei meccanismi richiesti dalla macchina comunale. Del resto non ho scritto, e lo ripeto, questo pezzo per darmi un voto o farmi i complimenti per il lavoro svolto, ma semplicemente perchè, quei 570 cittadini che un anno fa, scelsero di scrivere il mio cognome sulla scheda azzurra, premiando il mio impegno, la mia storia, spero, e la mia volontà, ad oggi sappiano a cosa è servito il loro voto, qual’è stato il lavoro svolto e quali sono stati i temi toccati dalla persona che loro hanno eletto a Palazzo Vecchio.

Detto questo, non mi resta che scusarmi verso coloro che non sono soddisfatti del mio operato, invitandoli a farmelo tranquillamente presente, così come a tutti coloro che invece continuano ad avere fiducia in me, chiedo di proseguire nel segnalarmi ciò che non va, le problematiche di Firenze, i problemi dei singoli rioni, delle singole vie, così come è accaduto durante questo primo anno, sicuramente importante per la crescita del sottoscritto e che, spero, faccia da trampolino di lancio verso successi ancora più marcati, non miei, ma di tutta la Firenze che ancora sogna e spera in un futuro migliore da costruire...

Un caldo abbraccio a tutti ed un augurio grande di Buone Vacanze a tutti coloro che mi hanno seguito, con passione, durante questa prima avventura istituzionale... Con il Consiglio Comunale di domani, 26 Luglio 2010, termina l’attività istituzionale a Palazzo Vecchio, ma non termina la mia presenza sul territorio che si protrarrà per quasi tutto Agosto: contattatemi pure! La politica, quella fatta col cuore, non va in vacanza... (Oddio, qualche giorno si, eh!)...