domenica 31 ottobre 2010

UNE AUTRE JEUNESSE!

PROSEGUE LA CAMPAGNA CONTRO LA SOCIETA' MULTIETNICA!

GIOVENTU' RIBELLE (La mostra sui giovani del Risorgimento)

Gioventù ribelle
Gioventù ribelle: questo il titolo della mostra che verrà inaugurata a Roma mercoledì 3 novembre 2010 alle 11, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, nella Sala Zanardelli all'interno del Complesso del Vittoriano, ingresso Ara Coeli

La mostra “Gioventù Ribelle. L’Italia del Risorgimento” ospitata al Complesso del Vittoriano dal 4 novembre al 18 dicembre 2010 intende mostrare come le idee e le gesta di alcuni giovani protagonisti del nostro Risorgimento – da Goffredo Mameli a Luciano Manara, da Ippolito Nievo a Nino Bixio - riescano a parlare ancora oggi alle nuove generazioni combinando l’uso di nuove tecnologie, interazioni video, filmati, con cimeli originali, quadri, incisioni, e vere e proprie “reliquie” laiche.
La conferenza di inaugurazione della mostra sarà l’occasione per presentare al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ai mezzi di informazione e all’opinione pubblica, l’intero programma del Ministero della Gioventù, denominato “Gioventù ribelle”, un tributo alla generazione che 150 anni fa si fece levatrice del sogno di unità nazionale. Il progetto si snoda attraverso molteplici iniziative lungo tutto il 2011 e l’intero territorio italiano, ed è realizzato per coinvolgere i giovani di oggi in un viaggio appassionante nella memoria ma anche ricco di suggestioni per valorizzare il proprio presente.
La mostra, promossa dal Ministero della Gioventù, è realizzata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Unità tecnica di Missione per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia e dall’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano – Museo Centrale del Risorgimento e si avvale del patrocinio del Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione. L’esposizione, curata da Marco Pizzo con la collaborazione di Emanuele Martinez, è organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando.
L’ingresso è consentito fino alle ore 10.45

Chi censura chi (Marco Tarchi su Fini, FLI e compagnia cantante)...

http://polinux.altervista.org/imm/censura.jpg

Professor Tarchi, è giusto porle la domanda se “è giusto che il Secolo d’Italia chiuda”? Nessuno si prende complimenti se fa il censore. Non è più corretto chiederle cos’era il Secolo d’Italia e cos’è diventato?

Alla prima domanda non risponderei, perché non spetta a un politologo dare giudizi di merito; quel che può e deve fare è individuare e spiegare i nessi causali che determinano i processi politici. In questo caso, c’è un dato evidente da sottolineare: il Secolo d’Italia era il quotidiano di un partito che non esiste più – Alleanza nazionale –, che per una serie di noti motivi non si è adeguato alle posizioni della formazione politica in cui quel partito si era integrato. E che, nonostante ciò, fino a pochi mesi fa si dichiarava, nella testata, organo del Popolo della libertà. Un’evidente incongruenza, che spiega perché oggi quella parte maggioritaria dell’ex An che nel Pdl è rimasta non intenda più sostenere economicamente l’esistenza di un foglio che le rivolge ogni giorno critiche ed accuse.

Il rischio di essere tacciati di censura da destra non sta demolendo ogni reazione culturalmente solida per far posto a una resa sistematica “a prescindere”, in nome della quale tutto si può fare, tutto si può salvare pur di non essere accusati di “mettere il bavaglio”?

Nella lunga storia delle scissioni nei partiti, l’argomento dell’altrui censura è sempre stato abbondantemente utilizzato. Chi oggi sta dalla parte di Fini sa bene come costui abbia gestito in passato il suo partito, negando sistematicamente a chi dissentiva il diritto di farlo. Non si può dimenticare che la metafora delle correnti come metastasi da estirpare è stata usata dall’attuale presidente della Camera, pochi anni fa, per tappare la bocca a chi ne metteva in discussione la linea.


Il direttore del Secolo usa la stessa tattica di Santoro?

Certamente, in entrambi i casi il vittimismo ha larga circolazione. Flavia Perina denuncia il “fastidio per chi è fuori dal coro” manifestato oggi dal Pdl. Ma il Secolo d’Italia di quel fastidio ha un’antica tradizione. Ne ho parecchi ricordi personali. Ai tempi di Almirante, chi cantava fuori dal coro anche per poche note finiva rapidamente fuori dal partito e il Secolo d’Italia lo condannava alla non-esistenza. Una condanna che poteva durare a lungo. Personalmente, non solo quando venni dichiarato “decaduto dall’iscrizione” dal Msi, di cui ero dirigente nazionale, non venni mai più citato neppure quando della Nuova Destra e di me scrivevano un po’ tutti i giornali italiani, ma ancora nel 1997 – sedici anni dopo, con Fini presidente di An – una redattrice di quel quotidiano mi telefonò per dirmi che aveva letto il mio libro Dal Msi ad An (un testo scientifico, privo di qualsiasi inflessione valutativa), lo aveva apprezzato ma non poteva scriverne perché un ordine di servizio interno – nientemeno! – aveva chiarito che il mio nome non andava fatto… Anche lamentarsi della “onnipresenza televisiva” di Belpietro e Sallusti, quando Rossi, Campi, la stessa Perina e gli altri esponenti di Futuro e Libertà sono invitati, e trattati coi guanti, in tutti i salotti tv, è decisamente fuori luogo.


Come fa la Perina a escludere a priori che il metro di consenso verso le posizioni “finiane” derivi anche dal numero di lettori? Non ammette, il direttore del Secolo, che il “nuovo mondo” di Fini possa misurarsi con la verifica del consenso di popolo? O il termometro dell’approvazione sono l’ultima Mirabello e i teatri pieni?
 Il discorso andrebbe ampliato. Il sistema di contributi pubblici consente all’editoria di partito di restare in vita a prescindere dal sostegno dei lettori, con tanti saluti al mercato, tanto esaltato per le sue presunte virtù regolative. Poiché i partiti incassano un robusto rimborso elettorale, dovrebbe spettare solo a loro finanziare i propri organi di stampa. Salvo poi verificare che riscontro hanno in termini di consenso.

È giusto che il giornale di una intera comunità politica mantenga la stessa testata quando esso assume definitivamente le posizioni di una corrente minoritaria e in contrasto frontale con la medesima?
 Più che giusto o ingiusto, è politicamente insensato pretendere che ciò venga consentito da coloro che da quel giornale ricevono continui attacchi.

La Perina nel fondo ripete la parola “destra” per sette volte. Come vede, la stessa etichetta propria un tempo della Fiamma (multiforme) applicata oggi all’universo di Farefuturo che annuncia… “Ebbene sì, chiamateci futuristi, allora. Ma di un futurismo pacifico, pacificato, liberato, liberale e democratico. Postmoderno. Riformista. Sorridente. Solare”.

 Quello di Fli è un difficile equilibrismo. Non vuole perdere le simpatie di molti ex elettori di An, che ne avevano accettato la collocazione a destra del centrodestra, e nel contempo ha bisogno di raccogliere il plauso di ambienti di sinistra, che lo legittimino come l’alternativa ragionevole, seria, pacata – e molto meno difficile da sconfiggere elettoralmente – al berlusconismo. Questo è il motivo di un uso della categoria di destra che rasenta il controsenso: oggi la si esalta, ieri la si dichiarava da superare, domani chissà.

Cos’era la “nuova destra” di Tarchi e cos’è la “destra nuova” di Fini? Conosce bene il presidente della Camera: sono svolte che l’hanno sorpresa o “in nuce” era tutto annunciato?

 Sono due soggetti di ispirazione culturale, mentalità, idee e modalità di azione profondamente diverse. Nel libro La rivoluzione impossibile. Dai Campi Hobbit alla Nuova Destra, che ho curato di recente per Vallecchi, ne ho dato dimostrazione nell’unico modo onesto e trasparente possibile: rinviando alle idee espresse dalla ND nei suoi moltissimi testi e documenti e confrontandole con le odierne posizioni degli ambienti finiani. Sono separate da un abisso. Ma mentirei se dicessi che le svolte di Fini e, soprattutto, il sostegno che esse hanno ricevuto da alcuni ex esponenti della Nuova Destra mi hanno sorpreso. In politica, il senso delle opportunità da cogliere ha un ruolo cruciale, e l’opportunismo che ne deriva è frequente. Oggi, Fini, che ha sempre teso ad adeguarsi rapidamente al mutare degli scenari, garantisce a chi lo circonda visibilità e trattamenti di favore in molti ambienti. Di rado, in politica, la coerenza paga.

Attorno a Fini si è coagulato un seguito di rautiani, socialisti, radicali, orlandiani. Perché? Si possono conciliare le posizioni di chi vuole laicamente un ritorno alla ex An, di chi resta nella sostanza berlusconiano, e di chi urla ogni giorno arrivando ad accusare stimate personalità di questo governo “di  ostacolare l’accertamento della verità sulle stragi di mafia”? E' pluralismo o assemblaggio contro altri? 
Come dicevo, in politica si creano a volte spazi di opportunità che aprono prospettive insperate a soggetti che si sentivano sottovalutati, emarginati, incompresi. Così è accaduto quando l’affrettata creazione del Pdl e il suo mancato decollo organizzativo hanno provocato un forte malessere interno. Fli sta raccogliendo in giro per l’Italia una composita truppa di esponenti locali del Pdl delusi da mancate candidature o ricandidature, bocciati alle elezioni, in rotta con i ras territoriali. Non hanno in comune una radice culturale né un progetto politico, ma uno stato d’animo. Che può essere un forte collante, a condizione però che il movimento, diventando partito, abbia successo e crei posti di rilievo per tutti i postulanti. Altrimenti, ci si può dissolvere con la stessa rapidità con cui ci si era coagulati. Per sovrappiù, Futuro e Libertà è poco coesa anche nel vertice – che si è aggregato contro Berlusconi, più che per qualcosa di preciso. Insomma, la sua è una scommessa non priva di azzardi. Anche se, come ha ammesso Barbareschi in un’intervista al Corriere della Sera, Fli punta molto sul sostegno dei “poteri forti”, che possono garantire risorse adeguate su più piani.


La destra che vuole “fare cultura” e promuovere una parte ha bisogno del Secolo?
 Alla destra servirebbero una formazione e una mentalità dei quadri intermedi e dei militanti molto più aperte a sensibilità culturali. Ma non ci sono. Quando appartenevo a quell’ambiente, da cui oggi sono lontano non meno che dalla sinistra e dal centro, ho predicato a lungo quella necessità, fra l’irrisione di molti. A destra, si è quasi sempre contrapposta la retorica del fare allo sforzo del pensare, dipingendo gli intellettuali come dei parassiti avidi e sempre in cerca di padroni e protettori. Ma senza elaborare idee originali non si costruiscono progetti politici solidi e modelli di società trasferibili nella realtà. Il Secolo d’Italia degli ultimi anni non ha mai svolto questo ruolo, limitandosi ad appropriarsi di elaborazioni altrui per stupire e attirare l’attenzione dei commentatori con effetti speciali quasi sempre ispirati a punti di vista “politicamente corretti”. Mi pare un po’ poco per pretendersi, oggi, indispensabili a dare linfa ad una formazione politica ambiziosa.

OSSESSIONATO DAL FASCISMO...

DI GABRIELE ADINOLFI

Gianfranco Fini Tulliani si è recato a Bari il 29 ottobre dove ha ricevuto simbolicamente le chiavi del capoluogo pugliese dal sindaco del Pd Emiliano.

Il gesto di Emiliano si spiega agevolmente. In primis per la forte presenza dei tatarelliani in città, ovvero dei seguaci dell'uomo che costruì ed impose l'ex delfino di Almirante e che, quindi, sono in parte ancora suoi sostenitori ed è bene accattivarseli.


Poi perché, insieme con altri personaggi quali De Luca, Chiamparino, Renzi, Cacciari, Emiliano è rappresentante del populismo speculare a quello berlusconian-leghista; un populismo, diversamente da quello delle destre al governo, politicamente corretto e filo-immigrazione. Con il Gianfarnco di via della scrofa, il nuovo Pannella che inalbera i colori di Soros, essi intendono provare a costituire un'alleanza trasversale che compiaccia le multinazionali.

Fini ha colto al volo l'occasione e se n'è uscito dicendo che bisogna difendere l'indipendenza della Magistratura (indipendenza?) perché i giudici sottomessi al governo significano fascismo e – ci dice il prode - non si può tornare al fascismo. Tralasciando le inesattezze contenute nella formula, qualcuno potrebbe magari ricordare a Fini che, in linea teorica (la democrazia è sempre e solo teoria), in democrazia i poteri sono tra loro indipendenti. Dal putsch tecnocratico guidato dagli Usa che va sotto il nome di “mani pulite” tutta la procedura è stata però stravolta, al punto che la stessa polizia che indaga si trova, oggi, ad essere guidata dai magistrati e, quindi, ha perso la sua originaria indipendenza.
La Magistratura poi, con i poteri speciali di cui fattualmente gode, ha sottomesso il Governo.
Siamo nel quadro opposto a quello paventato da Fini.

Come lo chiama dunque il Presidente della Camera questo autoritarismo?
Fascismo di certo non è. Dia allora un nome a questo potere che si ostina a servire.
Nell'attesa, quel che si evidenzia dalle esternazioni del cognato di Tulliani è che costui non perde occasione per sbraitare, peraltro contro la tendenza storica, culturale e sociale in atto, il suo trogliditico antifascismo.

Forse ciò piacerà agli arancioni di Soros e ai lacché di Murdoch, probabilmente sarà gradito dai Montezumolo, riscalderà forse il cuore delle sue magre truppe in disperata ricerca di un'identità dell'abiura e di un'accettazione nei salotti degli incartapecoriti post-sessantottini sempre più liberal.

Forse centrerà questi modesti obiettivi. Di sicuro però attesta una vera e propria ossessione.
Se sospettassimo che il signore in questione avesse una coscienza, ci verrebbe il dubbio che urli più forte solo per tacitare i rimorsi e nascondere la vergogna.
Purtroppo non nutriamo questo sospetto. La spiegazione l'attenderemo da un buon psicanalista.

sabato 30 ottobre 2010

SOCIETA' MULTIETNICA: TOMBA DEI POPOLI. REAZIONI E AZIONI IN QUEL DI FIRENZE...


 FIRENZE: LEVATA DI SCUDI DELLA SINISTRA FIORENTINA, AIUTATA DA PROFESSORI E PRESIDI, PER BOICOTTARE LA CAMPAGNA STUDENTESCA DI AZIONE GIOVANI – GIOVANE ITALIA E CASAGGì. LA GIOVANE DESTRA CRITICA LA SOCIETA’ MULTIETNICA E IL MODELLO MULTIRAZZISTA, I BUONISTI RISPONDONO TENTANDO DI IMPEDIRNE LA DIFFUSIONE. 

 “Siamo alle solite. Come da prassi l’ultima campagna culturale e politica dei giovani di destra riuniti sotto la sigla di Azione Giovani – Giovane Italia e vicini al “centro sociale di destra” Casaggì Firenze, ha trovato forti resistenze a tutti i livelli. Oltre ai soliti noti, che come unica attività hanno quella di tentare con scarsissimi risultati di impedire la diffusione di un pensiero identitario, questa volta la caccia alle streghe coinvolge anche professori e presidi”. Così commentano i dirigenti della struttura giovanile vicina al Pdl Marco Scatarzi e Alessandro Draghi.  

“In queste mattine, proseguono Scatarzi e Draghi, una trentina di istituti fiorentini sono stati raggiunti dai volantini firmati dalla nostra struttura. I nostri militanti hanno ideato e realizzato una forte campagna contro la società multietnica e il modello del meltin pot, anche sulla scia dei fatti accaduti la scorsa settimana a Sesto Fiorentino, dove alcuni rom hanno travolto un bambino durante una fuga dalla polizia. Le reazioni, in diverse scuole, sono state a dir poco ridicole: professori inviperiti, presidi fuoriusciti dal proprio ufficio per intimarci di smetterla, attivisti della sinistra radicale su tutte le furie. Ci siamo abituati, ma resta comunque sconcertante la mentalità sessantottina che ancora alberga in questi personaggi: il pretendere una cultura eterodiretta, asservita, politicamente corretta e insipida”. 

“Non è nostro intento fare della demagogia spicciola o innescare spinte xenofobe - prosegue il consigliere comunale del Pdl Francesco Torselli – ma deve essere chiaro a tutti che servono regole precise e che, culturalmente, chi ha cuore l’identità, le tradizioni e le radici della propria Terra non può accettare a cuor leggero un modello sociale, ormai sempre più prossimo e compiuto, che crea ghetti, tensioni, scontri, malcontenti e guerre per bande”. 
“I volantini che stiamo distribuendo in tutte le scuole superiori e le facoltà universitarie della provincia – proseguono i dirigenti della Giovane Italia e di Casaggì – sono un monito per non abboccare ai falsi miti di un’integrazione che non c’è mai stata e che è proposta con ipocrisia evidente da chi ha tutto l’interesse a far entrare nel nostro paese la manodopera a basso costo da poter sfruttare in un secondo momento. Un modello perdente, che ha fallito ovunque sia stato esportato. Un modello che ha come unico scopo quello di produrre copie in serie, automi, ingranaggi uniti soltanto dall’unica dimensione che tutto comprende: il mercato globale. Lì, nei centri commerciali, siamo davvero tutti uguali: consumatori, possibilmente segmentati per differenziare l’offerta dei prodotti e aumentare i fatturati”.  

“Quella che stiamo portando avanti – proseguono TorselliScatarzi e Draghi – è una scintilla in mezzo al deserto: la precisa volontà di riscoprirsi parte di un processo che ci vede tutti protagonisti, che ci vede tutti come l’anello di una catena. Un anello che non sarà debole fintanto che saremo consci del nostro bagaglio identitario di italiani e di europei. Un anello che rischia di deteriorarsi con la costruzione delle megalopoli alienanti e dei sobborghi dimenticati, dei quartieri ghetto e dei livori sottaciuti. Questo modello multietnico non è un modello multirazziale, ma multirazzista: divide senza sintesi, ingloba senza differenze, omologa senza criteri”.  


“Nei prossimi giorni proseguiremo con la nostra attività, con buona pace di presidi, professori, chiacchieroni, buonisti, paladini del giusto, omuncoli in malafede. I tanti ragazzi che in queste settimane si sono avvicinati alla nostra struttura sono la più viva testimonianza del fatto che non tutti sono disposti a cedere alle lusinghe del pensiero unico, quello stesso leitmotiv che trova ancora qualche giurassico sessantottino pronto a far le barricate. Ma il sessantotto è finito da un pezzo, e ora è il tempo degli identitari”.

venerdì 29 ottobre 2010

FINI: NO ALLA SOGGEZIONE DEI PM ALL'ESECUTIVO COM'ERA NEL FASCISMO. SAREBBE GRAVISSIMO TORNARCI.

Fini: «Sarebbe grave - ha detto il leader di Montecitorio intervenendo a un convegno a Bari - tornare alla soggezione dei pm all'esecutivo, com'era nel fascismo»


A noi piaceva di più quando diceva: Sono convinto che l’intuizione mussoliniana di una terza via al comunismo sia ancora attualissima”.

Ma, si sa, "i tempi cambiano", "bisogna tagliare i ponti", "siamo usciti dalla casa del padre", "rompiamo con la tradizione". E col tempo cambiano anche gli obiettivi di Confindustria. Luca Cordero ha bisogno di lui. Effettivamente l'Italia ha bisogno di cose nuove: deve restare fedele suddita degli States, non deve concludere affari energetici con Mosca e con la Libia, deve seguire le direttive di Londra e non deve spostarsi di molto dalla linea del politically correct che il club Bildeberg ha stabilito nell'ultima scampagnata. 

BOICOTTA LA VACANZA VIP!

IN RICORDO DI MARIO ZICCHIERI



DA http://nerononpercaso.ilcannocchiale.it/post/1817391.html


Mario Zicchieri assassinato a sedici anni da gente infame che poi si è messa in cattedra per insegnarci le “vie marxiste” alla felicità. 


Sei mesi esatti dopo la morte di Sergio Ramelli, quando sembrava già di aver toccato il fondo di ogni aberrazione nella violenza politica, arriva da Roma un'altra notizia shock.

E' il pomeriggio del 29 ottobre 1975 quando un gruppetto di ragazzi si accinge ad aprire, come tutti i pomeriggi, la sezione Prenestino del MSI in via Erasmo da Gattamelata. 

Stanno chiacchierando voltando le spalle alla strada quando arriva un'auto, un finestrino si abbassa, ne esce la canna segata di un fucile che esplode pochi, rapidi colpi, centrando in pieno il gruppo di ragazzi. La micidiale scarica di pallettoni uccide sul colpo Mario Zicchieri, detto "Cremino" per la sua corporatura esile, studente-lavoratore di 16 anni e ferisce Mario Lucchetti... 15 anni.

Così, sulla scena "politica" fa la sua comparsa per la prima volta il fucile a canne mozze di chiaro ascendente mafioso e la vile strategia omicida che ricorda i gangster americani degli anni 30. Ma l'azione (lo si scoprirà quindici anni dopo a seguito delle confessioni dei brigatisti Seghetti e Morucci) era stata studiata a tavolino "per incutere timore ai militanti di destra i quali, nonostante le ripetute aggressioni subìte, non davano segni di cedimento".

Zicchieri è la più giovane vittima di quegli anni assurdi e ancora oggi vengono i brividi pensando che si era avvicinato alla destra solo da pochi mesi, sull'onda emotiva dell'uccisione di Mantakas. 

Per lui non ci fu giustizia, come per la maggior parte dei camerati assassinati. 
Gli esecutori materiali del delitto sono ancora tra noi... 

CAMERATA ZICCHIERI, PRESENTE!

giovedì 28 ottobre 2010

IN MARCIA!


Il 28 ottobre del 1922 una valanga di giovanissimi marciarono su Roma e si presero l'Italia. Erano reduci dalle trincee e dalla guerra, traditi da un paese che li aveva usati e gettati via. Erano i figli di un'Italia che non si rassegnava e, nel bene e nel male, reagiva con forza rivoluzionaria alle imposizioni delle potenze straniere e alla tristezza di una decadenza morale e culturale tipica del moderno. Lo fecero, senza deleghe e senza chiacchiere. Un pezzo di storia che si è cercato con ogni mezzo di infangare, di omettere e di sotterrare. Un pezzo di storia che, nonostante tutto, c'è. 

Forza di volontà

Il mondo moderno quando si tratta di dare spiegazioni alle cose si avvale sempre di una qualche teoria scientifica, e allora, manco a dirlo, compaiono geni, molecole e quant’altro che ci condizionano in maniera inesorabile, i cui effetti possono essere a loro volta contrastati unicamente con un intervento di carattere scientifico. Il nostro suggerimento per questo come per altri casi è quello di impegnarsi nello sviluppo della propria forza di volontà piuttosto che fare affidamento o peggio ancora sottostare a qualche trovata scientifica, di certo più comoda ma illusoria.
MILANO - La molla che fa scattare il desiderio della cocaina quando ci si trova in un ambiente “favorevole” all’abuso - anche quando ci si è disintossicati - si trova in una molecola del cervello, che però può essere “spenta”. Lo ha scoperto uno studio italiano, pubblicato dalla rivista Pnas, che potrebbe dar vita a una nuova terapia contro questo aspetto insidioso della dipendenza. «Spesso quando una persona decide di smettere all’inizio ci riesce, ma poi fattori ambientali, come trovarsi in presenza di qualcuno che fa uso della droga, causano la ricaduta - spiega Roberto Ciccocioppo dell’università di Camerino, che ha diretto lo studio condotto in collaborazione con il National Institute of Health americano -; interrompendo con i farmaci l’attività del neurotrasmettitore che abbiamo individuato potrebbe essere possibile evitarlo». Lo studio ha esaminato alcuni topi che erano stati resi dipendenti dalla cocaina e poi disintossicati, verificando che un antagonista del neuropeptide S, una molecola responsabile della trasmissione dei segnali cerebrali, diminuisce le ricadute. Al contrario, iniezioni del neuropeptide aumentano l’astinenza e l’impulso a prendere la droga.

TERAPIA FARMACOLOGICA - «Il sistema del neuropeptide S è stato scoperto solo di recente - spiega l’esperto -; è molto interessante perché aumenta la capacità di recepire gli stimoli esterni ma è anche ansiolitico. Con la nostra scoperta speriamo di stimolare l’attenzione delle industrie farmaceutiche perché sviluppino un farmaco antagonista, qualche esperienza preclinica in questo senso ha già dato buoni risultati». Quello di una terapia farmacologica per le dipendenze è un campo molto promettente, ma ancora in fase preliminare: «Lo studio di antagonisti di recettori è molto promettente in diverse dipendenze, come quella alla nicotina, ma ancora non ci sono studi sull’uomo - spiega Cristina Cadoni dell’istituto di Neuroscienze del Cnr di Cagliari; tutti speriamo di riuscire a trovare dei farmaci, ma bisognerà stare attenti agli effetti collaterali che si possono avere quando si interferisce con queste molecole, che hanno comunque altre funzioni: da questo punto di vista mi preoccupa in maniera particolare il fatto che nelle tossicodipendenze ci sia un disturbo dei meccanismi della gratificazione». Anche se le ricerche sulle terapie farmacologiche, o addirittura sui vaccini per le tossicodipendenze andassero a buon fine potrebbero comunque non risolvere il problema: «Non bisogna confondere gli strumenti di cura con la cura stessa - avverte Riccardo Gatti, direttore scientifico dell’Osservatorio Dipendenze della Lombardia -; anche se si trovasse una terapia farmacologica andrebbe comunque affiancata da altri tipi di interventi di tipo cognitivo e psicologico. Inoltre non bisogna dimenticare che non tutte le persone che abusano delle droghe sono uguali, e che spesso si è dipendenti da più di una sostanza». 
(Fonte: Ansa)

mercoledì 27 ottobre 2010

TORSELLI (PDL): “COMPLIMENTI ALLA COMMISSIONE PACE PER L’INCONTRO DI QUESTA MATTINA. DUE POPOLI IN DUE STATI L’UNICA RICETTA PER LA PACE”.

“Faccio i miei più sentiti complimenti ai componenti della Commissione Pace del Consiglio Comunale di Firenze ed in particolar modo alla Presidente Susanna Agostini ed al Vicepresidente Alberto Locchi per la bella iniziativa di questa mattina”. Così Francesco Torselli, Consigliere Comunale del PDL e Dirigente Nazionale della Giovane Italia.

“Affrontare responsabilmente e con esponenti di entrambi le parti in conflitto – prosegue il consigliere di centrodestra – un tema delicato come il conflitto israelo-palestinese è segno di grande maturità e di acuta sensibilità politica verso una delle questioni più delicate e calde del panorama internazionale”.

“Garantire ad Israele il diritto di esistere – conclude Torselli – ma al tempo stesso ribadire la necessità di creare al più presto uno stato palestinese libero, indipendente e sovrano è la sola via percorribile per giungere alla pacificazione di quell’area. Se esiste una ricetta per portare la pace in medioriente, la sola percorribile e valida è quella dei ‘Due Popoli in Due Stati’”.

SaS, TORSELLI (PDL): “SUBITO COMMISSIONE DI INDAGINE PER ACCERTARE REGOLARITA’ E CORRETTEZZA DEI CONCORSI INTERNI”.

...E RIBADISCE: “BARTOLINI SI DEVE DIMETTERE”.



“Alla luce di quanto già denunciato dal sottoscritto in merito ad un concorso riservato al personale interno di SaS che definirei quantomeno ‘poco chiaro’ e che ha visto assegnare il posto di ‘Assistente all’Ufficio reclami e Segreteria’ alla figlia del direttore generale della stessa, ritengo sia doveroso ai fini della trasparenza e della correttezza verso i tutti gli altri dipendenti di SaS, che il Consiglio Comunale costituisca una Commissione di Indagine per accertare la regolarità e la correttezza dei concorsi svoltisi in questa azienda, ai sensi dell’Art. 32 del Regolamento del Consiglio Comunale di Firenze”. Questo è quanto dichiarato dal Consigliere Comunale del PDL Francesco Torselli.



“Voglio ripartire dalle parole dell’Assessore Falchetti che, replicando alla mia denuncia – spiega Torselli – ha parlato di ‘portare la discussione nelle sedi preposte’ e ritengo che il massimo organo di rappresentanza cittadina sia appunto una sede preposta per discutere quanto avviene all’interno di una società partecipata al 100% proprio dal Comune di Firenze”.



“Mi auguro che non sia proprio la maggioranza che sostiene l’Assessore a negare – prosegue il consigliere del PDL – che venga approfondita la questione, bocciando in aula la mia richiesta, ma che possa essere fatta chiarezza sul concorso in questione, al termine di un doveroso ed attento lavoro di esame e di controllo che il Comune, legittimamente, può essere chiamato a svolgere su una società che controlla direttamente”.



“Sempre riprendendo le parole dell’Assessore Falchetti – aggiunge ancora l’esponente del PDL a Palazzo Vecchio – laddove egli dice che ‘non si rende un servizio alla città passando sulla testa delle persone’, lo esorto ad invitare la propria maggioranza di riferimento a votare per la costituzione di questa Commissione d’Indagine, perché se è vero quanto afferma lui, è vero anche che non si rende un servizio alla città impedendo di fare chiarezza su come viene gestita la cosa pubblica”.



“Per quanto riguarda la richiesta di dimissioni avanzata nei confronti del Direttore Bartolini, – prosegue ancora il consigliere comunale del PDL – qualunque sia la conclusione delle indagini, una cosa appare chiara ed è stata ammessa da tutti, perfino dal Presidente di SaS, ovvero che il bando di concorso in questione era stato scritto male; questo potrebbe aver precluso la partecipazione a molti dipendenti, senza considerare l’opportunità di far partecipare la figlia ad un concorso giudicato da una commissione dove due terzi dei componenti risultavano nominati dal padre”.



“Questo basta ed avanza per far sì che la mia richiesta resti tutt’ora valida – conclude Torselli – e quindi Bartolini dovrebbe dimettersi. Sulla vicenda auspico anche un intervento del Sindaco Renzi il quale non si limiti a parlare di indagini interne, ma si spenda per ottenere il metodo più valido e trasparente che il nostro Regolamento Comunale mette a disposizione del Consiglio, ovvero la Commissione di Indagine”.

Gran Bretagna, tortura estensiva

Da WikiLeaks rivelazioni pubblicate dal Guardian: manuali ufficiali addestravano alla gestione dei prigionieri attraverso pratiche vietate dalle Convenzioni di Ginevra WikiLeaks non risparmia nessuno. Nello stillicidio di rivelazioni sulla guerra in Iraq, destinate a occupare le prime pagine per i prossimi mesi, oggi è il turno dei soldati di Sua Maestà.

Due giorni dopo le dichiarazioni del vice-primo ministro Nick Clegg sul comportamento dei militari Usa, oggi tocca allo stesso Clegg incassare il colpo sulle truppe del suo Paese. Vale ricordare ciò che il vice di David Cameron aveva detto l'altro ieri a riguardo dei militari americani che chiusero gli occhi di fronte a torture ed eccidi commessi dall'esercito iracheno, sporcandosi le mani direttamente con la morte di civili inermi mandati a verificare la presenza di mine sulle strade o sparando a insorti che si erano arresi, per non parlare delle torture. Diceva Clegg: "Suppongo che l'amministrazione americana vorrà fornire la propria risposta. Non spetta a noi dire loro come farlo". Certo è, aveva proseguito, che "tutto ciò che lascia pensare che regole di base della guerra, del conflitto e del combattimento, siano state violate, o che possa esser stata tollerata la tortura, è estremamente grave e deve essere esaminato. La gente vorrà sentire una risposta a quel che risultano essere accuse molto, molto gravi, di una natura tale che tutti trovano molto scioccante".  
Oggi il Guardian, una delle testate internazionali cui Julian Assange, la mente di WikLeaks, ha accordato di pubblicare tali documenti, ha rivelato che i metodi di interrogatorio delle truppe britanniche (minacce, umiliazioni, nudità forzata, privazione del sonno) avrebbero violato le Convenzioni di Ginevra. Esistevano infatti manuali segreti che spiegavano come gestire gli interrogatori ai prigionieri. I testi sostengono che gli interrogatori devono essere finalizzati a provocare umiliazione, insicurezza, disorientamento, stanchezza, ansia e paura nei prigionieri, suggerivano i modi per ottenere "ciò che si vuole". Una delle tecniche raccomandate dal 2005 consiste nel denudare i prigionieri prima degli interrogatori e mantenerli in tale stato se si rifiutano di obbedire agli ordini. Un altro testo consiglia di bendar loro gli occhi. Un manuale dell'aprile 2008 suggerisce di tenere "il personale catturato" in condizioni di nudità e disagio fisico, di intimidirlo. Tra le attrezzature considerate "essenziali", bende per gli occhi, paraorecchi, manette di plastica. Per quanto riguarda il sonno, si consigliano mai più di 4 ore consecutive di riposo. E' raccomandato inoltre di privare i prigionieri del contatto con l'esterno, a meno che non debbano essere interrogati. Anche il vice-ministro britannico avrà di che riflettere nei prossimi mesi.

martedì 26 ottobre 2010

UCCIDIAMO IL GRANDE FRATELLO!

Vecchio uguale obsoleto (di Massimo Fini)

http://pensierirefusi.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/62905/vecchiaia2.jpg
di Massimo Fini


Nel tentativo, tipico della società contemporanea, di occultare, nascondere, negare la vecchiaia, la corsa all’eufemismo non conosce limiti. Adesso "la terza età" non basta più. Si parla di "Gold Age", di "New Gold Age", di "Nouvel Age", di "Papy Boomers", di "normali diversi" fino all’esilarante "diversamente giovani". "Caratteristica essenziale della nostra società bizantina è di mettere le parole al posto delle cose", scriveva a metà dell’800 Edgar Quinet nel suo libro "La Rivoluzione" in polemica con quella cultura illuminista di cui noi siamo eredi. Ma le cose (la realtà) hanno una forza che nessun eufemismo può sconfiggere aggiungendovi anzi un che di irridente. Uno zoppo resta tale anche se lo chiamiamo "motuleso". E così è per il vecchio. I Latini, che erano meno ipocriti di noi, chiamavano la vecchiaia "atra senectus", cupa vecchiaia.
La vecchiaia, in tutti i tempi, è sempre stata un’età crudele della vita, ma nella nostra società è diventata una condizione particolarmente intollerabile. Per varie ragioni. Una deriva proprio dal fatto di negarla, per cui la vecchiaia ha perso anche uno dei pochi piaceri che può ancora dare; quello di lasciarsi andare alla propria età e ai suoi inevitabili limiti. 

Oggi il vecchio è accettato solo se finge di essere giovane, se sgambetta impudicamente nelle balere, se partecipa a maratone in cui regolarmente si infartua, se fa sesso (con Viagra) anche se non ne ha più voglia, se consuma quasi come un giovane (e qui sta uno dei noccioli della questione: bisogna far credere al vecchio di poter fare ciò che fanno i giovani). Ma se è vecchio e lo dimostra è out, senza pietà. Un anno fa, a Tellaro, i ricchi turisti e i locali si ribellarono a una decisione del sindaco che voleva adattare una delle case della celebre piazzetta a ospizio per anziani: la loro presenza infastidiva, inquietava, deturpava il paesaggio.
Poi, c’è la tremenda solitudine del vecchio di oggi. Facciamo un confronto con l’epoca preindustriale o con quelle poche società tradizionali che ancora esistono. Un vecchio del nostro mondo possiede la tv, il cellulare, il lettore di dvd, l’auto se è ancora in grado di guidare e glielo permettono (è in arrivo una legge che toglie la patente agli "over 80"). Ma è solo. In Europa solo il 35% degli anziani vive con i propri figli. 

Il vecchio di una società tradizionale materialmente non ha quasi nulla, ma vive in famiglia, circondato dai numerosi figli, dai nipoti, dai bambini, dalle donne e da esse accudito nel periodo in cui non è più in grado di badare a se stesso.
Infine, c’è la drammatica perdita di ruolo. In una società a tradizione prevalentemente orale, com’era quella preindustriale, il vecchio è il detentore del sapere, colui che sa le cose essenziali meglio dei membri giovani del gruppo. Resta il capo della famiglia, un punto di riferimento, conserva un ruolo e la sua vita un senso. Nella società odierna, caratterizzata dai rapidissimi cambiamenti tecnologici, il vecchio, ma sempre più spesso anche chi biologicamente non lo è ancora, è inesorabilmente superato, è obsoleto. Il suo sapere non vale più nulla. Il rapporto si è invertito: i detentori del "know how" sono i giovani. Come scrive lo storico Carlo Maria Cipolla: "Nella società agricola il vecchio è il saggio, in quella industriale un relitto". E la sua condizione non cambia se lo chiamiamo "diversamente giovane".

lunedì 25 ottobre 2010

SaS, TORSELLI (PDL): "DIMISSIONI IMMEDIATE DEL DIRETTORE BARTOLINI E AZZERAMENTO DEL CONCORSO CHE HA VISTO LA PROMOZIONE DELLA FIGLIA"

Questo l’intervento del consigliere del PdL Francesco Torselli
“Il 19 gennaio scorso la SaS, azienda partecipata al 100% dal Comune di Firenze, ha indetto un bando di concorso riservato ai propri dipendenti per un posto come 'Assistente all'Ufficio Reclami e Segreteria'. Nel bando in questione si legge: 'La selezione è rivolta al personale, inquadrato con qualifica di impiegato, il cui trattamento giuridico ed economico previsto è quello del livello 5° del vigente C.C.L.N. Autorimesse o del livello 4° del vigente C.C.L.N. Edilizia'.

Dalla risposta ad una mia domanda di attualità, presentata quest'oggi in aula, a seguito di due precedenti interrogazioni già presentate sul medesimo argomento, ho appreso dall'Assessore Falchetti che al concorso in questione ha partecipato la Signorina Licia Bartolini, figlia del Direttore Generale di SaS, inquadrata come livello 4° Autorimesse, la quale ha anche ottenuto l'incarico oggetto del concorso.


Per fare chiarezza su questa incongruenza tra il testo del bando e la qualifica della Sig.na Bartolini ho richiesto un appuntamento col Presidente di SaS, Calogero, il quale mi ha ricevuto questa mattina presso gli uffici della società, spiegandomi che quanto scritto nel bando era suscettibile di un'interpretazione differente da quella che a me sembrava palese. Il livello 5° Autorimesse o il livello 4° Edilizia sarebbero cioè, per Calogero, non le qualifiche richieste per la partecipazione al concorso, ma quelle che avrebbe ottenuto il futuro vincitore. In virtù di questa interpretazione quindi, il concorso risultava aperto ai livelli 4° Autorimesse o livello 3° Edilizia.
Il bando, per ammissione dello stesso Presidente Calogero sarebbe quindi stato scritto male e quindi soggetto ad interpretazioni differenti. A questo punto è chiaro che esiste un’unica strada percorribile nell’ottica della trasparenza e della correttezza: le dimissioni del Direttore Generale Bartolini e l'azzeramento di un concorso che apparirebbe palesemente viziato.


Il bando, così scritto, avrebbe precluso infatti l'accesso al concorso ad altri dipendenti con la medesima qualifica della Sig.na Bartolini e che, leggendo il bando, avrebbero ritenuto la propria qualifica non idonea alla partecipazione.


Infine, come non rilevare la questione dell'opportunità di far partecipare ad un bando la propria figlia, soprattutto quando la commissione giudicante dei candidati è composta da 2 membri su 3 di nomina diretta da parte proprio del Direttore Generale, scelti tra il personale dipendente di SaS. In questo caso, ovviamente, niente di illegale o di dubbio, ma non lamentiamoci poi se si accusano le aziende partecipate di praticare una politica di scarsa trasparenza.


Mi auguro che il Direttore Generale Bartolini capisca la questione e non si appigli a mere disquisizioni linguistiche. Ho ascoltato il parere di alcuni legali e tutti hanno concordato nel ritenere che quantomeno il bando è stato scritto male. 


A questo punto, Bartolini dia un segnale forte e chiaro nella direzione della trasparenza rimettendo la propria nomina nelle mani del Sindaco”.

INTERVISTA CON GLI AURORA...


Intervista con gli Aurora
a cura di Archivio Non Conforme del 11/10/2010

Premessa: gli Aurora sono da oltre dodici anni uno dei gruppi di riferimento per la musica alternativa in tutta Europa; hanno all'attivo un demo, due album, un live, svariate partecipazioni a compilation internazionali e sono stati i primi ad usare mezzi di promozione multimediali come internet, web radio e il videoclip "La terra dei padri". Vi lasciamo ora all'intervista che hanno rilasciato per Archivio Non Conforme... buona lettura!

Web: www.musicazione.com/aurora2010
Myspace: www.myspace.com/aurorarock98
Facebook: www.facebook.com/pages/Aurora/38113141342
E-mail: auror@libero.it


01. Ciao ragazzi, prima di tutto grazie del tempo che ci dedicate. Cominciamo subito con qualche domanda d'obbligo: volete raccontarci quando nascono gli Aurora?

Siamo nati nel febbraio 1998 con l'obiettivo di fare un concerto a Verona cui era stato invitato il nostro cantante con il suo vecchio gruppo... ci siamo divertiti, siamo stati incoraggiati ed abbiamo deciso di continuare.

02. Dal 1998, anno del vostro primo lavoro, ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti, cosa ne pensate dell'evoluzione della musica alternativa in questi anni?

Abbiamo fatto passi da gigante. La musica alternativa ha avuto una forte accelerazione proprio negli anni in cui abbiamo iniziato a suonare con gli Aurora: tra il 1998 ed il 2000 sono usciti i primi lavori di Aurora, Junker, D.D.T., il secondo disco degli Hobbit "Viaggio al termine della notte" (1999), è uscito "La direzione del vento" (1998) di Massimino Morsello ed "Iterum rudit leo" (1999) dei Gesta Bellica, sono nati e si sono sciolti i Tempo Scaduto, sono nati gli Zetazeroalfa, ci sono state forti collaborazioni con l'estero e, grazie alle nuove tecnologie disponibili, si è finalmente iniziato a parlare di qualità nelle produzioni introducendo la registrazione digitale ed i processi di post-masterizzazione. Ci sono stati anche dei progetti interessanti come l'iniziativa "Borg resistance": un festival di rock identitario di circa sei date nella città di Roma e le compilation "Oltremuro!", "Vox Europa" e "Vox Europa II". Poi è arrivato "Incantesimi d'amore" (2000) dei 270 Bis, quello che secondo noi è il primo disco di rock identitario che potrebbe essere spendibile anche in un contesto mainstream, che ha ridefinito gli standard qualitativi ed artistici degli anni a seguire, il tutto in un periodo in cui finalmente anche nelle case degli italiani arrivava internet, Non Conforme la fanzine di Perimetro diveniva online e nascevano siti, forum e blog dedicati al fenomeno. Con gli Aurora abbiamo sempre puntato su internet: permetteteci quindi di citare che la prima web radio per la musica alternativa è creata da Musicazione nel lontano 2000, che il nostro videoclip "La terra dei padri" è su Youtube dal 2007 e che i primi dischi di rock identitario su I-Tunes e gli altri negozi online di MP3 sono i nostri "Dritto al cuore di chi crede" (online dal 2009) e "Sulle scogliere remote" (online dal 2010). Certo, ci sono stati anche momenti di fiacca, la scena francese e quella spagnola attualmente sono in forte declino, la qualità di molti gruppi emergenti alle volte è scarsina e molti gruppi che musicalmente si esprimono a livelli elevati sono, secondo noi, troppo involuti nei testi. Confidiamo comunque che il fenomeno continuerà a crescere!

03. La band ha avuto cambi di formazione fino ad adesso? Volete presentarci tutti i componenti compresi quelli passati?

La band ha mantenuto la sua formazione originale per i primi dieci anni di attività:
- Maurizio "Vikingo" alla voce, chitarra solista, armonica e tromba;
- Raffaele "Persiko" alla seconda voce e chitarra ritmica;
- Federico "Ernya" alla batteria e percussioni varie;
- Giancarlo "Gamera" al basso elettrico.
Nel corso del 2008, a causa degli impegni lavorativi di quest'ultimo, Maurizio "Guccini" ha preso il posto di Giancarlo "Gamera" al basso elettrico.

04. Per caso qualche vostro componente ha dei side-project oltre al progetto Aurora?

Per un periodo come Aurora ci siamo esibiti con lo pseudonimo di Musici Runici suonando vecchi pezzi della Compagnia Dell'Anello in acustico nei pub. Federico "Ernya" ha suonato per un periodo nei Martini Cocktails: un trio composto da David "Maestro" Sardella (cantante dei Tempo Scaduto) e Giulia (prima bassista de La Peggio Gioventù) dove facevano cover di musica alternativa... un progetto molto interessante! Maurizio "Vikingo" ha suonato per un periodo con i Viking di Francesca Ortolani in un progetto chiamato Tellurim.

05. Quale genere o cantautore vi ha maggiormente ispirati a intraprendere l'avventura Aurora?

Quando ci siamo formati avevamo gusti musicali decisamente eterogenei, Maurizio "Vikingo" è stato fortemente influenzato da Lucio Battisti e Bruce Springsteen, Federico "Ernya" e Raffaele "Persiko" dall'heavy metal, Giancarlo "Gamera" dal funk, un po' tutti dagli Hyperborea, gli Intolleranza, Ligabue ed Alvaro Amici. Questa eterogeneità si è sintetizzata nel nostro stile.

06. OK, questa domanda non è molto attinente, ma è di rito: cosa ne pensate della scena politico-sociale del nostro paese?

Non stiamo messi bene: non c'è lavoro, non si arriva a fine mese, mettere su famiglia è impossibile e vediamo troppe poche persone facenti parte dell'attuale classe politica veramente interessate alle nuove generazioni... la cosa inquietante è che tutto pare essere accompagnato da una strana apatia da parte della maggior parte dei giovani.

07. Credete del binomio musica-politica?

Crediamo fortemente nella metapolitica!

08. Un sogno nel cassetto da realizzare a breve?

Siamo nati con l'obiettivo di uscire dal circuito della musica alternativa senza smettere di fare musica alternativa: dodici anni fa era un sogno... oggi è un obiettivo che riteniamo concretizzabile!

09. Sappiamo che avete appena completato la vostra ultima fatica discografica coprodotta da Rupe Tarpea Productions e Musicazione "Sulle scogliere remote" (2010), ma ci sono progetti in vista per il futuro?

Sì, stiamo già lavorando un disco che sarà un opera di rock identitario romanesco e che vorremmo far uscire per la prossima estate.

10. Avete una bella discografia molto ampia fra demo, album, compilation e ristampe. Vi va di fare una breve cronologia delle uscite e magari raccontare qualche curiosità sulle produzioni?

1998 - "Demo '98": in questo disco Maurizio "Vikingo" ha suonato la tromba;
1999 - "Oltremuro!": la grafica della compilation (realizzata da Matteo e Lillo dei Rockaforte) è stata utilizzata da Azione Giovani per la campagna nazionale per il decennale della caduta del Muro di Berlino;
2001 - "Dritto al cuore di chi crede": il concerto di presentazione dell'album era fissato per l'11 settembre 2001... e non dico altro;
2002 - "La terra dei padri": la traccia viene pubblicata su una compilation svedese curata dagli Ultima Thule (gli autori della musica della canzone) che vende ben 30.000 pezzi in pochi mesi solo in Svezia;
2004 - "Dal vivo": abbiamo scoperto che la cover "Ragazzi di Budapest" è stata caricata su Youtube ed associata ad immagini di una determinata curva calcistica ricevendo oltre 410.000 visualizzazioni;
2010 - "Sulle scogliere remote": un'etichetta major, dopo aver sentito e giudicato artisticamente valide le prime registrazioni era interessata ad una distribuzione online del disco, salvo fare prontamente retromarcia una volta visti i contenuti politicamente schierati delle canzoni.

11. Consigliate ai nostri lettori qualche album che è inammissibile che manchi tra le nostre collezioni di dischi?

- "Tvtti all'inferno" degli Intolleranza (1995);
- "Janus" degli Janus (1995);
- "Incantesimi d'amore" dei 270 Bis (2000).

12. Tema delicato: cosa ne pensate della famigerata "unità d'area"? È qualcosa di realizzabile e che porterebbe qualche vantaggio o è soltanto l'utopia di pochi?

Pensiamo che ognuno abbia il diritto di seguire il proprio percorso politico e che sperare di creare un grande contenitore contenente il tutto ed il contrario di tutto che esiste nel nostro ambiente sia un'utopia. Accontentiamoci di vivere momenti comunitari grazie alla musica alternativa e attraverso questi conoscere le persone, scoprire aspetti comuni di diversi percorsi e soprattutto imparare a rispettare il percorso di tutti.

13. Nel ringraziarvi sentitamente per la vostra disponibilità e nell'augurarvi un grande proseguo a nome di tutto lo staff di Archivio Non Conforme, ecco tutto per voi uno spazio per i ringraziamenti!

Un caloroso ringraziamento a chi offre gratuitamente il proprio tempo lavorando a progetti di qualità per la promozione della nostra musica ondine: Archivio Non Conforme e Canti Ribelli in particolare. Facciamo poi un appello affinché non si condivida online la musica alternativa: dietro ad un disco di rock identitario non c'è nessuno ad arricchirsi, ma solo realtà militanti che investono tempo e denaro per promuovere un'idea. Tutti i soldi che derivano dalla vendita di CD, musicassette, DVD, vinili, videocassette, fanzines, etc. sono utilizzati per coprire le spese di progetti mirati alla crescita della nostra musica, scaricarla e condividerla online è un'infamata!