venerdì 30 settembre 2011

Ma non svegliate lo zombie antifascista


di Adriano Scianca

Pubblica e accorata richiesta ai parlamentari del Pdl: lasciate stare l’antifascismo. E la Resistenza, il 25 aprile, la volante rossa. Non vi avventurate, non sfrugugliate, non improvvisate. Non ha senso, non conviene. È controproducente. Si rischia solo di richiamare in vita uno zombie. 

Prendete l’ordine del giorno presentato dal parlamentare bolognese del Pdl Fabio Garagnani, contenente la proposta di sostituire il 25 aprile con il 18 aprile 1948, giorno delle elezioni politiche vinte dall’allora Dc. 

Ora, a parte il fatto che va bene il bipolarismo, va bene il popolarismo europeo, va bene il centrodestra, ma la Dc, per piacere, celebratela voi. Ma, al di là di questo, la domanda sorge spontanea: quale obiettivo si spera di raggiungere con una boutade del genere che, è ovvio a tutti, non ha la minima possibilità di essere tradotta in realtà? Uno di sicuro: chiamare l’Anpi, il Pd, l’Idv, Sel, i centri sociali, Il Fatto Quotidiano, Repubblica e il Popolo viola alla mobilitazione contro il rigurgito neofascista. 

E magari riportare in auge una festa laica e di parte come il 25 aprile, che prima delle scosse del defibrillatore pidiellino era praticamente in agonia. Ricordate le ultime volte? In piazza, oltre ai reduci, quattro gatti sporchi e incazzati. Le liti fra di loro. La brigata ebraica insultata. I partigiani presi a sassate per essere saliti sul palco con la Polverini. Il 25 aprile era già morto. 

C’è davvero bisogno di rievocarne involontariamente lo spirito? Anche perché non è la prima volta. Pensiamo al (goffo e inutile) tentativo di abrogare la XII disposizione transitoria della Costituzione. Alla (giusta, ma timida) idea di spostare le feste laiche per risparmiare risorse. Alla (sacrosanta, ma non richiesta neanche dagli interessati) proposta di dare una pensione anche ai combattenti della Rsi. 

Tutti coup de theatre caduti nel vuoto, buoni solo per risvegliare il fantasma dell’antifascismo. Ce n’era bisogno?

giovedì 29 settembre 2011

Patrioti armati: il volto "buono" dei guerriglieri




di Michele de Feudis


«Amando com'io amo la vita, la poesia e il popolo / come non offrire le mie ossa?»: i versi di Haroldo, un guerrigliero salvadoregno, rivelano la potenza della poesia che, pur relegata ad arte minore nel diluvio digitale dei nostri giorni, conserva intatta la forza mitopoietica di immortalare le motivazioni che spingono un uomo a imbracciare un fucile e a difendere la propria terra. Le guerre di liberazione, l'irredentismo, i conflitti etnici a geometrie variabili non sono scomparsi con l'avvento della società liquida. La progressiva transnazionalizzazione dei poteri istituzionali a danno delle sovranità popolari ha generato come contraltare il riemergere nello spazio pubblico di pulsioni identitarie o localiste. Guerriglieri(Fandango, pp. 431, euro 18) è un mosaico di cinque viaggi "nel mondo in rivolta" - Palestina, Birmania, San Salvador, Afghanistan e Sahara occidentale - assemblato con ritratti pieni di umanità da Jon Lee Anderson, reporter di guerra, firma del New Yorker, testimone con il suo taccuino dei conflitti più roventi nel globo.C'è un filo rosso che lega le lotte per la Palestina con quelle del popolo Karen, l'attivismo del Fronte Polisario con l'inquietudine irriducibile dei mujaheddin afghani e l'inafferrabilità dei combattenti sandinisti: i gruppi in armi assemblano in un manifesto-icona istanze religiose, territoriali, spirituali, rigenerano il fiume carsico alimentato dai fuochi "volkish" e soprattutto danzano al di là del bene e del male, oltre la ragion di Stato su un intreccio che alimenta il romanticismo guerrafondaio come educazione sentimentale.

«Se ci sono le condizioni giuste, la guerriglia può nascere all'interno di qualunque società. Se le persone si vedono irrimediabilmente private dei loro diritti dal proprio governo, o oppresse nel proprio paese, allora è inevitabile che compaia la violenza»: Anderson, nell'introduzione del volume, fa intendere che non ha un approccio "morale" al tema della guerriglia. Attraverso i suoi occhi è possibile immedesimarsi nelle ansie, nei sogni e nelle paure dei combattenti, senza alcun manicheismo. «Essendo tutti i popoli del mondo pervasi dal senso di identità tribale, culturale e nazionale, l'impulso ad espellere l'intruso rappresenta una reazione intrinsecamente umana - spiega ancora l'autore americano - e niente come una invasione militare da parte di una potenza straniera può scatenare lo spirito di ribellione». 

Il riferimento del giornalista è all'attualità: «L'occupazione americana dell'Iraq è una sorta di esperimento chimico andato male: tutti gli ingredienti utili a produrre un'insurrezione sono stati messi in pentola». Il cortocircuito è sempre a un passo in questi contesti di guerra.In Italia certi scenari sembrano distanti ma lo stesso spirito di ribellione di cui parlano i protagonisti del libro di Anderson si ritrova ad esempio nella testimonianza di Paolo Signorelli il quale, durante l'occupazione americana a Roma, era un giovanissimo con il cuore infiammato dalla rabbia per "le urla delle donne stuprate dai marocchini" (componenti il contingente degli occupanti angloamericani). La sua narrazione di quelle giornate nella Capitale può ricordare lo stato d'animo di un "ragazzino dei Territori": «Io qui sono uno dei primi studenti che ha costruito intifade. La prima - rivela Signorelli - l'abbiamo organizzata insieme ad altri coetanei contro gli americani, all'Augusto sulla Tuscolana. Dal montarozzo sopra via Noto tiravamo sassi contro le jeep degli americani. 

Lì vicino c'era la military policy, c'erano gli sciuscià che gli rimediavano le puttanelle, noi non ci stavamo, avevamo ancora le ferite della seconda guerra mondiale...».Tornando al libro, Anderson evidenzia anche, nell'epilogo, che i suoi viaggi sono «coincisi con una serie di eventi storici che hanno alterato profondamente il panorama politico mondiale», precisazione che consente di non avvicinarsi al fenomeno dell'irredentismo armato con un sentimentalismo romantico figlio del secolo scorso. Soffiare sul fuoco del fanatismo ideologico o religioso, negli ultimi due decenni, ha generato mostri, ma accanto ai totalitarismi che bussano sempre alla porta della storia restano le ingiustizie. Che Guevara in Scritti, discorsi e diari di guerriglia definiva il guerrigliero «un riformatore sociale, che prende le armi rispondendo alla protesta carica d'ira del popolo contro i suoi oppressori».L'edizione italiana è arricchita da una preziosa postfazione nella quale l'autore traccia una mappa dei cinque movimenti ribelli descritti nel libro, insieme a un aneddoto sul leader della resistenza afghana, il mullah Omar. 

A Kandahar il reporter conobbe un capo antitalebano, Naquib, che lo portava per la città su un lussuoso Toyota Land Cruiser, appartenuto al capo dei ribelli pashtun. «Come oltre passammo le macerie di quello che un tempo doveva essere il suo quartiere (...) - scrive Anderson - Naquib prese ad armeggiare coi tasti di un lettore cd istallato nel cruscotto. Non appena una melodia romantica riempì la macchina, Naquib rimase soddisfatto. Gli chiesi se il cd era già nell'automobile quando ne aveva preso possesso. "Sì", rispose. "Quindi", dissi, "mi stai dicendo che lo stesso uomo che ha proibito la musica nel suo paese ama ascoltarla?". Naquib scrollò le spalle e disse: "Così pare". Rimase in silenzio per un po', poi, con sguardo ammiccante disse in tono scherzoso: "D'altronde cos'è la vita senza musica?"».

mercoledì 28 settembre 2011

Latouche più radicale di Marx


di Alessio Mannino

Ieri è uscita un’intervista al marxista Giacomo Marramao sul quotidiano comunista Liberazione in cui il filosofo italiano si contrappone al francese Serge Latouche, padre della “decrescita” serena o felice che dir si voglia. In sintesi, l’obiezione di Marramao è sempre la solita: non è lo sviluppo economico in sé ad essere un male da combattere, ma solo la sua diseguale distribuzione, cioè lo sfruttamento di classe: «penso che dobbiamo parlare invece di uno sviluppo diverso, di tipo tecnologico che favorirebbe la diminuizione delle ore lavorative, come diceva il caro vecchio Marx. Più scienza, più ricerca, più tecnica». Ma l’epigono del barbuto di Treviri si spinge più in là e tenta un’operazione un po’ subdola: intende neutralizzare la portata dell’intero discorso dell’ex sinistrorso Latouche, ascrivendo al marxismo la tesi latouchiana secondo cui l’economia, intesa come accumulo di ricchezza, è un’invenzione ideologica per niente naturale bensì artificiosa e, a conti fatti, nemica dell’uomo. Sostiene Marramao: «La formula che utilizza Latouche, “l'invenzione dell'economia”, mi sembra insomma tutt'altro che antimarxiana. Il mercato capitalistico è il risultato dell'artificio culturale della naturalità. Questo è Marx puro. Il capitalismo passa per un evento naturale ma in realtà è un prodotto storico-culturale determinato».

Premessa: non sono un marxologo né vanto le competenze filosofiche di Marramao. Mi limito a dire la mia da dilettante, che è questa: l’interpretazione di Marramao non coglie l’essenza della riflessione di Latouche, che per me èetica. Essere contro l’ideologia della crescita infinita è una scelta di campo che ha il suo perché nel senso di giustizia. E la giustizia, a sua volta, si individua e si fonda sul senso, prettamente antico, del limite, poi stravolto dall’escatologia cristiana e dalla sua secolarizzazione illuministico-borghese. Secondo i marxisti, invece, la giustizia sociale discende dall’uguaglianza, ed essi la intendono, col loro materialismo storico (struttura e sovrastruttura), come un fatto anzitutto economico. E con ciò riducono al dato economico l’intera esistenza umana. Latouche, al contrario, e nel seguito dell’intervista lo ricorda lo stesso Marramao, recupera l’idea di saggezza, ovvero di una sapienza maturata col tempo, fatta di pesi e contrappesi, di rispetto delle leggi naturali, incentrata sull’equilibrio fra le parti. Un concetto ignoto al marxismo, che essendo un prodotto della modernità nella sua variante proletaria ambisce ad un egualitarismo livellatore e tragicamente opprimente, nonché storicamente impossibile (l’Urss è crollata per le divisioni, di reddito e di potere, che la corrodevano al suo interno). 

Il trucchetto di Marramao è respingere l’anti-sviluppismo radicale del pensatore francese ma nel contempo mostrare la sua filiazione spuria da Marx limitandosi a dire che il capitalismo non è naturale. Certo che non lo è, e anche Latouche ne è convinto. Solo che Latouche ne è convinto perché pensa che l’intera sfera economica come ricerca dell’utile sia innaturale e abbia esondato dai confini che proprio le sovrastrutture disprezzate dai marxisti le avevano assegnato. Insomma Latouche è un anti-economicista e anti-utilitarista, mentre Marx e i suoi ultimi allievi sono “solo” anti-capitalisti, se la prendono col capitale e il profitto là dove è l’intero immaginario dell’eccedenza come eccesso il bersaglio della critica latouchiana. Lo ammette, dandosi la zappa sui piedi, lo stesso Marramao: «Latouche usa il termine “utile” laddove, a mio parere, andrebbe usato il termine “profitto”. Ad ogni modo, la crescita illimitata non è una variabile dipendente dell'utile. Le società del mondo antico, una volta realizzato l'utile per la comunità, erano soddisfatte di sé e puntavano alla conservazione». Latouche, e nel mio piccolo io con lui, non ha nostalgie per un passato che non può tornare. 

Ma ricava da esso un insegnamento che è attualissimo: la liberazione dalla dittatura del mercato non passa attraverso fallimentari e riduttive ricette redistributive e neo-collettiviste, ma dal rifiutotout court di un modello culturale e valoriale fatto di carta straccia, cioè di denaro, e della demoniaca sete di dominio che spande su ogni espressione di vita. Il buon vecchio pregiudizio, anche un po’ moralistico, per il vile denaro e per chi lo maneggia: questo è davvero rivoluzionario, oggi. 

martedì 27 settembre 2011

RICCARDO, FIORENTINO VITTIMA DELLA NOIA, DELLA SOLITUDINE, DELLA MANCANZA DI AFFETTO...


Pubblichiamo con gioia un articolo ironico e pungente di Francesco Torselli, dedicato ad un mezzo uomo che ogni giorno, da anni, riversa le proprie frustrazioni esistenziali su di noi, passando le proprie inutili giornate a vessarci da un blog, trincerandosi dietro un patetico e neanche troppo ben nascosto anonimato, col solo scopo di arringare qualche beota. Un pavido annoiato, con isterie e psicopatologie cliniche ben evidenti, che lo fanno rientrare appieno nel ruolo di ideologo dell'antifascismo fiorentino. Il blog in questione è http://iononstoconoriana.blogspot.com/



di Francesco Torselli
BASTA UN RAPIDO SGUARDO AL SUO BLOG, L'UNICO AMICO RIMASTOGLI, PER CAPIRE COME POSSA RIDURSI UN UOMO COSTANTEMENTE PREDA DELLA NOIA... 

"La noia, l'abbandono, il niente, son la tua malattia..." cantavano Josè Feliciano ed i Ricchi e Poveri durante l'edizione del 1971 del Festival di Sanremo, riferendosi ad un paese disteso come un vecchio addormentato sul crinale di una collina, che presumibilmente sembra essere la vicina Cortona. Ma "la noia, l'abbandono, il niente" non sono, purtroppo, soltanto le malattie di cui sembrava soffrire il paese a cui Feliciano rivolgeva il suo canto all'inizio degli Anni '70.

Nella vita moderna, quella per intenderci del ritmo frenetico, del lavoro precario, dei Fast-Food e dei pranzi di lavoro, dell'ipod-l'ipad-l'iphone, dell'affitto e della rata della macchina, dei rapporti umani relegati a Facebook ed a Twitter, della TV via satellite e di Internet, paradossalmente "la noia, l'abbandono, il niente" dilagano a macchia d'olio.

E mondialismo e globalizzazione non hanno risparmiato neppure la solidarietà e l'aiuto reciproco verso il prossimo: essere solidali, tendere la mano ad un nostro fratello più sfortunato di noi, spesso oggi significa effettuare una donazione su un conto corrente di chissaddove per favorire la costruzione di un ospedale in chissaddove. Dall'Africa centrale all'estremo oriente, dal sud-America al Caucaso, senza accorgersi che spesso, chi ti chiede una mano, è proprio sotto al tuo davanzale.

Riccardo non è nato tra la violenza di strada in Nicaragua, né ha sofferto la fame in Angola. Non è stato vittima delle radiazioni di Chernobyl nel 1985, né ha dovuto fare i conti con un corpo menomato dopo essere saltato su una mina in Iraq. Riccardo è fiorentino, come noi. Italiano, o come simpaticamente piaceva scherzare a lui: "cittadino dello stato che occupa la penisola italiana". Riccardo aveva un lavoro nel campo della tecnologia informatica e tanti interessi: dalla storia alla geopolitica, dalle auto d'epoca alla scrittura. 

E Riccardo aveva anche talento. Da anni curava un blog, pungente ed irriverente, principalmente incentrato sulla geopolitica internazionale, e mediorientale in particolare, nel quale riusciva a mescolare, come un abile barman fa con il suo cocktail, le giuste dosi di conoscenza dei fatti, di capacità critica, di ragionevolezza e di provocazione. Il tutto condito da quella punta di anarchica follia che Riccardo possedeva nella sua penna (o tastiera che dir si voglia).

Oggi Riccardo si è ammalato. Nessuno se ne era accorto, tra le persone che gli stavano attorno, nessuno aveva colto il suo grido di dolore. Qualcuno pensava che fosse solo l'ennesima vittima di quel "disagio generazionale" che colpisce tanti giovani d'oggi, impedendo loro di trovare l'appagamento nei videogiochi, in Internet o girovagando tra locali e discoteche.

Qualcuno pensava che fosse colpa del lavoro. Riccardo ne parlava spesso, ma per chi lo frequentava questo suo continuo parlare di lavoro, lavoro, e ancora lavoro, altro non era che un modo come un altro di parlare di qualcosa che faceva parte della sua vita. Nessuno si sarebbe immaginato che questa sarebbe diventata una vera ossessione, quasi maniacale, che lo avrebbe portato, di fatto, proprio a perderlo, il suo amato lavoro.

Infine la politica, la storia, la geopolitica. Quella passione che Riccardo aveva sempre mostrato per le evoluzioni della politica internazionale. Per ogni minimo accadimento, Riccardo aveva una sua spiegazione: componeva catene di eventi, collegando quello che stava accadendo, ad esempio, in Siria, con quanto accaduto 20 anni fa in Libano o con quanto accaduto 50 anni fa in Palestina. La sua cultura discretamente profonda, assieme a quella parlantina che rendeva affascinante qualsiasi ragionamento egli intraprendesse, lasciavano spesso sbalorditi gli ascoltatori che sarebbero potuti restare per ore ad ascoltare Riccardo parlare.

Oggi Riccardo è irriconoscibile. Ha perso completamente il contatto con la realtà arrivando persino a credersi un soldato della guardia personale del presidente iraniano Ahmadinejad. Non riconosce più la sua Firenze, ma si immagina ora guerrigliero tra gli altipiani persiani, ora militante dell'Intifada per le strade di Ramallah. A volte si crede giornalista e scrive a proposito di ciò che la sua mente, ormai irrimediabilmente consumata, elabora. In queste occasioni può capitare che Riccardo scriva anche della sua Firenze, che però descrive come in preda ad una guerra civile tra i cattivi "occidentalisti" ed i buoni (dei quali non ha mai specificato il "nome", a testimonianza di come ormai queste immagini appaiano, a lui stesso, sempre più confuse e scollegate tra loro...) supportati dal popolo di Firenze, che da tempo sarebbe insorto contro gli "occidentalisti".

Ultimamente sta diventando sempre più difficile provvedere anche alla sua alimentazione. Riccardo ha iniziato a rifiutare sistematicamente quelli che da sempre erano stati invece i suoi cibi preferiti: hamburger, patatine fritte, spaghetti al pomodoro. Le motivazioni sono da attribuire all'ennesima stortura prodotta dalla sua fantasia: hamburger e patatine infatti sarebbero le armi chimiche con le quali una potenza straniera starebbe cercando di colonizzarci, mentre gli spaghetti al pomodoro sarebbero, per il povero Riccardo, la fonte energetica alla quale si alimenterebbero gli "occidentalisti" che stanno opprimendo Firenze.

Forse queste immagini potrebbero anche far sorridere, ma gli spasmi, le urla e gli strilli che il poveretto emette quando la sua mente genera queste immagini, sono talmente strazianti che, siamo certi, nessuno vi riuscirebbe ad ironizzare.

Infine Riccardo ha perso anche il lavoro. Quel lavoro che amava più di sé stesso. Quel lavoro che per lui ha rappresentato il primo gesto di riscatto nei confronti della società. Era il suo orgoglio, il lavoro. Lo metteva sempre al primo posto! Quando parlava di Tizio o di Caio, per Riccardo la prima discriminante era sempre il lavoro: "io lavoro, mica lui..." oppure "beato lui che ha tempo, io dalle 8 la mattina alle 8 di sera sono a lavoro...". Oggi il suo unico "lavoro" è rimasto l'aggiornamento del suo Blog. Il suo amico fidato. L'unica cosa che gli è rimasta e che riesce a distrarlo dalla sua sofferenza.

"La noia, l'abbandono, il niente, son la tua malattia..." cantava malinconicamente José Feliciano, assieme ai Ricchi e Poveri, a Sanremo, nel lontano 1971. Oggi, conoscendo Riccardo, abbiamo capito che la noia, l'abbandono e il niente possono essere molto di più della malattia di un paese disteso su di una collina: la noia, la solitudine, la mancanza di amici, di affetti sinceri, il nichilismo, la scarsa autostima, possono rovinare anche una persona; persino un giovane intelligente, colto, preparato, apprezzato sul lavoro come Riccardo può rovinarsi con le proprie mani.

Aiutare Riccardo non significa né donare dei soldi, né comprare dei medicinali. L'unica medicina che può risollevare Riccardo da questa situazione è il calore umano, la vicinanza, l'amicizia, una mano tesa verso di lui. 

Facciamo sentire Riccardo meno solo, assecondiamo le visioni partorite dalla sua fervida fantasia, facciamolo sentire importante e centrale per la società, incentiviamo la sua immaginazione, facendogli credere di essere davvero una sorta di essere superiore in grado di giudicare tutto e tutti attraverso la moderna sfera di cristallo rappresentata dallo schermo LCD del suo PC.

Medici e scienziati di mezzo mondo si stanno interrogando su quali cure somministrare a Riccardo. Ma di cure in grado di recuperarlo dall'universo parallelo in cui è precipitato con la sua mente ce ne sarebbe solo una: riscoprire l'amore. L'amore di una persona che ti sta vicino senza secondi fini, ma soltanto per quello che sei. L'amore di un amico, l'amore di una donna, l'amore di un familiare, o di un fratello che hai scelto tu, per la vita. 

Riccardo oggi rifiuta gli hamburger, le patatine fritte e gli spaghetti col pomodoro perché ha bisogno di un altro tipo di cibo: l'amicizia, l'affetto, il calore umano. 

lunedì 26 settembre 2011

TUTTE LE ATTIVITA' NELLA NUOVA CASAGGì...

Di seguito riportiamo alcune delle attività che abbiamo messo in piedi per la nuova Casaggì, e che prenderanno corpo dopo la grande inaugurazione del 22 ottobre. Sono tutte autoprodotte e autogestite al meglio dai nostri militanti, ma comunque aperte, libere e gratuite. Quella di via Frusa 37 è stata ed è una battaglia portata avanti con grande determinazione, con incrollabile sacrificio e con esemplare abnegazione. Un centinaio di persone hanno contribuito fisicamente ed economicamente a creare una sede dal nulla, ristrutturando di tutto punto un fondo dismesso da anni per trasformarlo in un locale a cinque stelle, ancora in corso d'opera. Non ci sono state, a differenza di quanto ha affermato malignamente qualche giornalista male informato, le ingerenze e i finanziamenti di nessuno. Semplicemente, non li vogliamo. Sappiamo che chi si fa pagare finisce col dire quello che il padrone vuole. E noi, di padroni, non ne vogliamo. Vogliamo poter fare politica, utilizzando anche un partito come strumento e facendoci battaglie diverse, nuove, alternative, ma senza diventare strumenti del partito e buttare a mare decenni di storia e di lotte. Se mai ci fossero stati gli aiuti di qualche "big" della politica, avremmo impiegato un pò di meno di sette mesi per concludere i lavori e molti di noi avrebbero potuto farsi le ferie, anzichè passare il ferragosto tra vernici e cemento. Ma certe cose si scelgono, e si fanno con gioia. Il bello della Comunità è anche questo: motivarsi, aiutarsi, sacrificare qualcosa per gli altri, fare un passo indietro individualmente per farne due in avanti come gruppo. E così è stato, ed è ogni giorno. E potranno vessarci, darci fuoco o metterci alla berlina, ma saremo sempre qua, a ricordare loro che la fedeltà è più forte del fuoco...

LO SPORTELLO SOCIALE

Essere il soccorso sociale di chi non ha casa, di chi non ha lavoro, di chi viene sfruttato, di chi non ha diritti. Donarsi senza retorica al proprio Popolo e stare tra la gente, tra gli ultimi. Anteporre la socialità al mercato e la solidarietà al profitto. Lo facciamo ogni giorno con consulenze legali, commerciali, sindacali e amministrative gratuite. Dove non è un ossimoro l’esser fratelli ai figli di nessuno.

LA LIBRERIA

Il neonato centro librario "Bruno Cenci" è cultura, musica e pensiero contro il mondo degli uguali. Migliaia di testi, di cd, di dvd e di documenti per scoprire una visione del mondo che non si è mai arresa. Le idee che muovono il cuore e le gambe di chi ha scelto di vivere in trincea.

IL BOGSIDE

Il bivacco della Firenze non conforme. Birre artigianali, cene, proiezioni, degustazioni, musica, goliardia e Comunità. Un posto in cui entri per farti una pinta e finisci per passarci la vita. Un posto dove un sorriso è un sorriso davvero.

LA BIBLIOTECA E L'ARCHIVIO

Con l’archivio storico nazionale del Fronte della Gioventù e delle strutture giovanili del Msi e della destra italiana. Un patrimonio inestimabile di testimonianze, documenti, manoscritti, circolari, volantini, manifesti, testi, idee e fatti. In consultazione gratuita e aperta a tutti.

CUCINA E TRADIZIONE

La Tradizione che passa di mano in mano e che ci lega ai prodotti della nostra Terra, ai suoi frutti, alle sue ricette, ai suoi sapori. Un pomeriggio alla settimana si scoprono le antiche ricette fiorentine, toscane e italiane, per poi farne giustizia sommaria con una cena comunitaria e sociale. Mantenere viva un’identità non significa solo salvare un palato, ma trasmettere un retaggio.

LE RIPETIZIONI PER STUDENTI

Quello delle ripetizioni per gli studenti è uno dei servizi che negli anni ha legato Casaggì alla gente del quartiere. Prezzi popolari o servizio gratuito, professionalità, competenza, educazione, punti di vista e sostegno. Un'opera silenziosa, che ha aiutato tanti ragazzi a capire, a prendere strade migliori, a motivarsi all'impegno.

I CONCERTI E LA MUSICA

Diffusione musicale, sperimentazione e live music. Dal panorama alternativo alla scena underground. Una palestra di talenti sconosciuti e voci fuori dal coro. 

CORSO DI PITTURA MURALE

Ogni rivoluzione, si dice, è per tre quarti fantasia. A noi non manca, come non mancano le mura da pitturare. L'arte della pittura murale, fuori da ogni schema e libera di fare. Un giorno alla settimana...

TERRA NOSTRA

Escursioni, passeggiate, scalate, camminamenti e sentieri. Scoprire i boschi e i borghi, le montagne e i fiumi della nostra Italia. In Comunità, in compagnia e con lo zaino in spalla. La bellezza dei panorami, i sapori, le storie e le specificità locali contro il deserto del cemento.

IL NEGOZIO

Veicolare uno stile attraverso l’abbigliamento. Vestire la propria rivolta e finanziare la propria lotta. Esprimersi, imprimere, diffondere. 

IL CORSO DI AUTODIFESA

Apprendere le tecniche marziali per superare il nemico che dimora in noi. Superare se stessi, vincere le paure, elevare lo spirito, acquisire sicurezza, contemplare il silenzio, velocizzare i movimenti, fortificare il corpo. Allenamento a corpo libero, combattere per essere, contro ogni abuso della violenza.

LE MOSTRE

Mostre fotografiche e pittoriche dal mondo non conforme. L’arte di ritrarre e di rappresentare. Mostrare una prospettiva diversa dalla quale osservare il mondo.

MULTIMEDIA E WEB

Apprendere le tecniche di comunicazione, conoscere i nuovi media, creare un video, fare programmazione e composizione grafica, trasmettere dei contenuti attraverso il web.

LA VIDEOTECA

Combattere il copyright e veicolare messaggi scegliendo tra un migliaio di titoli.

LABCULPOP

Laboratorio di Cultura Popolare attivo da oltre un decennio e impegnato nella creazione di eventi a tema, presentazioni di libri, dibattiti, conferenze, sintesi, tavole rotonde, interventi, redazione di riviste e aggiornamento di spazi informatici attivi, blogs e siti web. Produzione di documenti e di analisi, confronto, collaborazione con testate e case editrici, diffusione di contenuti e spunti per il movimentismo di base e la militanza identitaria di strada.

PRANZI E CENE SOCIALI

Casaggì è la seconda casa per molta gente. E come tale è vissuta quotidianamente, a tutte le ore del giorno e della notte. I momenti del pranzo e della cena sono tra i più belli, perché permettono a tutti di mangiare bene con pochi spiccioli e di avere ottima compagnia, bevendo il vino buono e ascoltando buona musica.

domenica 25 settembre 2011

APRE LA NUOVA CASAGGì! VERSO LA GRANDE INAUGURAZIONE...



La nuova Casaggì è arrivata. Dopo mesi di lavori, che abbiamo autogestito al meglio e con professionalità e tempra memorabili, finalmente ci siamo. Non è stato facile, economicamente e fisicamente: abbiamo cambiato le pavimentazioni, abbattuto e alzato una decina di pareti, fatto da capo l’impianto elettrico, quello idraulico e quello di condizionamento; abbiamo costruito la cucina – con scarichi ed elettrodomestici annessi – e il bagno; abbiamo costruito un punto di ristoro per i nostri iscritti, con un bancone professionale e tutto il necessario; abbiamo insonorizzato la struttura, cablato l’impianto audio, realizzato lo spazio cinema, gli uffici, il magazzino; abbiamo realizzato le stuccature, le rasature, le verniciature e le rifiniture di tutta la superficie; abbiamo realizzato le uscite di sicurezza, abbiamo arredato, lavorato il legno, tagliato il vetro, montato gli infissi, i mobili e tanto di più. In silenzio, e con una costanza e una caparbietà da far impallidire, abbiamo costruito un sogno. Lo abbiamo fatto mattone su mattone, in senso metaforico e pratico, col contributo e la generosità di tutti quelli, giovani e non, che hanno messo mano al portafogli, saltato a piè pari le ferie estive o tolto ore al proprio mestiere per rendere tutto questo possibile. Gente che ha dimostrato coi fatti quanto la politica, quella vera, possa ancora muovere energie, realizzare barricate, produrre alternative, creare partecipazione dal basso e motivazione.


Firenze vedrà il ritorno del suo primo spazio libero, da destra, totalmente autonomo e assolutamente autofinanziato, senza padroni e padrini: ospiterà un punto di ritrovo e di ristoro che organizzerà aperitivi, serate a tema, cene sociali, feste e grandi bevute; il cinecrew, spazio e laboratorio cinematografico con proiezioni settimanali a tema, creazione di filmati, scuola di regia; il centro librario “Bruno Cenci”, con migliaia di titoli non conformi, musica identitaria e abbigliamento ribelle; la biblioteca e lo spazio studentesco dotati di postazioni web gratuite, migliaia di libri, riviste storiche, archivio nazionale del Fronte della Gioventù e ripetizioni per studenti; lo sportello sociale per l’ascolto e il soccorso del cittadino con avvocati, commercialisti, sindacalisti e professionisti che daranno consulenze gratuite e creeranno un raccordo coi nostri eletti nelle istituzioni locali e nazionali; lo spazio per l’esposizione di mostre fotografiche e pittoriche; lo spazio per le conferenze; la cucina; il laboratorio musicale con lezioni private; quello artistico con i corsi di pittura; quello informatico per apprendere l’utilizzo del pc e della grafica; quello letterario per approfondire autori sconosciuti; quello sportivo con i corsi di autodifesa. A tutto ciò si uniscono le quotidiane forme di azione politica coordinate, tra gli altri, dalla Giovane Italia – Azione Giovani, Movimento Studentesco Nazionale e quelle personalità del Popolo della Libertà che hanno creduto nel nostro progetto. Sono all’ordine del giorno: riunioni, affissioni, volantinaggi, redazione di riviste e fanzine, e tutte quelle attività che ormai da anni sono portate avanti con costanza ed hanno prodotto storiche vittorie nelle scuole superiori, nelle università, nei consigli circoscrizionali e nei consigli comunali, nei luoghi di aggregazione e nelle strade, rompendo tabù un tempo inattaccabili.


Alla politica dei proclami, delle passeggiate televisive, dei talk show, delle parole al vento e dei cambi di casacca vogliamo contrapporre uno stile militante, vivo, attivo, coerente, reagente e caparbio che si conquista il terreno metro per metro, dialoga con le persone guardandole negli occhi, porta all’attenzione di tutti i problemi reali, si preoccupa di dare prima di ricevere e di fare prima di promettere, sacrifica soldi e tempo per affiggere un manifesto o dare un volantino, scende in piazza, grida ma pensa, protesta ma propone, offre progetti concreti e vive le proprie idee incarnandole nell’azione. Tutto questo c’è, e si chiama Casaggì.

SABATO 22 OTTOBRE DALLE 16, SI INAUGURA UFFICIALMENTE
CON UNA GIORNATA DI INTERVENTI POLITICI, PROIEZIONI NON CONFORMI, CULTURA, ARTE E CONFRONTO, BUFFET OFFERTO E CONCERTO IDENTITARIO A SEGUIRE CON AURORA E GABRIELE MARCONI.


CASAGGì FIRENZE – VIA FRUSA 37 – ZONA STADIO
 APERTI TUTTI I GIORNI 

venerdì 23 settembre 2011

TORSELLI (PDL): "QUANTO TEMPO ANCORA RIMARRANNO LE TRANSENNE IN VIA GUALDRADA? QUANTO SONO COSTATI I LAVORI (INUTILI) FATTI?"

PER QUANTO TEMPO ANCORA DOVREMO VEDERE LE TRANSENNE IN VIA GUALDRADA? IN UN ANNO RIFATTI GIA' DUE VOLTE I LAVORI ALLE GRIGLIE PER LA RACCOLTA ACQUA, QUANTO SOLDI SONO GIA' STATI SPESI?"

NEI FAMOSI 100 PUNTI DI RENZI SI PARLAVA DI FAR SPARIRE TRANSENNE E SEGNALETICA DI FORTUNA, MA A PONTE A EMA GLI ABITANTI VI CONVICONO DA PIU' DI UN ANNO. PRESENTATA UN'INTERROGAZIONE DAL CONSIGLIERE DEL PDL.

"Negli ormai famosi, per non essere stati realizzati, 100 punti del Sindaco Renzi, ve ne era uno che parlava di semplificazione della cartellonistica, razionalizzazione delle transenne e tempi certi di intervento. Chissà cosa penseranno, rileggendolo oggi, gli abitanti di Via Gualdrada, nella zona di Ponte a Ema, laddove da più di un anno stanno convivendo con la transennatura dell'incrocio della loro strada con Via Benedetto Fortini, transennatura accompagnata da un paio di cartelli stradali sistemati, alla meno peggio, in mezzo di strada. Il motivo? Le griglie per lo scolo delle acque piovane che, con una frequenza allarmante 'saltano' lasciando il posto a pericolose buche nella pavimentazione". Questo quanto fa sapere il consigliere comunale del PDL, Francesco Torselli.

"Dalla prima volta che gli abitanti di Via Gualdrada hanno dovuto fare i conti con questo problema - racconta Torselli - è passato quasi un anno e mezzo. Già allora comparvero le prime transennature ed i primi cartelli stradali in mezzo alla strada. Poi i lavori e la situazione che sembrava ripristinata".

"Purtroppo - prosegue l'esponente del PDL - come ci ha raccontato durante un sopralluogo il Signor Bruno, dopo poco tempo dalla fine dei lavori, il problema si è puntualmente ripresentato e allora nuove transennature e nuovamente i cartelli in mezzo alla strada, alla faccia della 'Firenze della Bellezza' tanto sbandierata dal Sindaco".

"Anche in questo secondo caso - racconta ancora Torselli - furono eseguiti dei lavori di ripristino, ma il problema ancora una volta fu risolto solo in via superficiale".

"Adesso - fa sapere il consigliere comunale del PDL - Via Gualdrada è nuovamente transennata all'incrocio con Via Benedetto Fortini e la segnaletica provvisoria appare assolutamente confusa e non chiara. I residenti si dicono stufi di questa situazione e si chiedono per quanto tempo ancora dovranno convivere con questa bruttura".

"Ma il problema è anche un altro - conclude Torselli - oltre ai disagi causati ai residenti di Via Gualdrada ed oltre all'aspetto assolutamente antiestetico che transenne e segnaletica conferiscono a tutta l'area (per giunta un'area residenziale di recente costruzione), ci dobbiamo interrogare sui motivi per i quali gli stessi lavori di manutenzione vengono fatti per tre volte nel giro di un anno e mezzo scarso. Quanti soldi ha speso il Comune per tentare di risolvere questa situazione che, a tutt'oggi, appare completamente irrisolta? Di chi sono le colpe di questi ripetuti interventi? A tal proposito un'interrogazione è stata depositata oggi al Sindaco Renzi".

Di seguito il testo dell'interrogazione rivolta al Sindaco dal Consigliere Torselli:

INTERROGAZONE

Proponente: Francesco Torselli (PDL)
 Oggetto: Lavori di manutenzione stradale in Via Gualdrada

Il sottoscritto Consigliere Comunale,

- PRESO ATTO che in Via Gualdrada, all'intersezione della stessa con Via Benedetto Fortini si trovano, ormai da diverso tempo, delle transenne e dei cartelli provvisori di segnaletica verticale con lo scopo di isolare una parte della pavimentazione stradale laddove risultano "saltate" alcune griglie per la raccolta delle acque piovane, lasciando il posto a pericolose buche;

- CONSIDERATO che questo tipo di episodio pare essersi ripetuto negli ultimi due anni in almeno altre due occasioni;

- CONSIDERATO che già in precedenza interventi simili avevano già interessato la zona di Via Gualdrada all'altezza della sua intersezione con Via Benedetto Fortini;

- VISTO il punto N° 15 del programma elettorale del Sindaco Matteo Renzi che recitava testualmente: "15. Il buon esempio. L'Amministrazione stabilirà un protocollo di intervento per dare per prima l'esempio. Semplificazione della cartellonistica, razionalizzazione delle transenne, certezza dei tempi di intervento";
  
INTERROGA IL SINDACO
  
1. Per sapere se il Punto N° 15 del programma elettorale del Sindaco Matteo Renzi è stato cassato senza che tale notizia sia stata adeguatamente diffusa;
  
2. Per conoscere il numero di interventi che sono stati effettuati negli ultimi 24 mesi nella zona di Via Gualdrada ed in specialmodo all'altezza della sua intersezione con Via Benedetto Fortini;
  
3. Per conoscere i nomi delle ditte che hanno eseguito i lavori di cui al punto precedente;
  
4. Per conoscere a quanto ammontano le spese sostenute dal Comune di Firenze, negli ultimi 24 mesi, per la manutenzione di Via Gualdrada e di Via Benedetto Fortini all'altezza dell'intersezione con la medesima Via Gualdrada, comprensive di costi rimessi alle ditte che hano eseguito i lavori, noleggio della cartellonistica, noleggio delle transenne, acquisto di eventuali manufatti forniti alle ditte esecutrici.
  
Francesco Torselli


INAUGURA CASAGGì GROSSETO. IL 22 OTTOBRE TOCCA A FIRENZE...


Inaugura oggi AVAMPOSTO IDENTITARIO, sede di Casaggì Grosseto e spazio libero della destra sociale. Il primo esperimento in questa direzione della Maremma, nato dalla volontà e dal sacrificio di un pugno di militanti che, senza l'aiuto di nessuno, si sono costruiti la casa. Si moltiplicano i luoghi di aggregazione creati dal basso, a destra, per un rilancio della presenza sul territorio e la costruzione di una rete militante attiva e reattiva. Seguirà, ovviamente, l'esempio fiorentino, che inaugurerà ufficialmente il prossimo 22 ottobre e aprirà al pubblico tra pochi giorno dopo mesi di lavori, di sacrificio e di sudore, di autofinanziamento e di mutui in banca per sopperire alle tante spese e restare indipendenti e liberi, senza subire le ingerenze di nessuno. Questi siamo noi, a Grosseto come a Firenze e nel resto d'Italia: una Comunità in movimento, che si moltiplica giorno dopo giorno, macina preferenze, crea spazi, produce eventi e proposte, dà fastidio e si pone come alternativa a tanti schematismi del passato e del presente. 

Esselunga, le toghe danno ragione alle Coop: 300mila euro di multa e ritiro di Falce e carrello

Milano - Guai a chi tocca le cooperative: la guerra della mozzarella finisce nelle aule di tribunale. Ve lo ricordate il libro Falce e Carrello? Il volume, pubblicato nel 2007,fece molto scalpore: era la denuncia di Bernardo Caprotti, fondatore del gruppo Esselunga, nei confronti della politica che attraverso le cooperative mette le mani sulla spesa degli italiani. Apriti cielo: guai a toccare la sinistra e tutte le sue declinazioni, anche quelle economiche. 

L'impero Coop è intoccabile: la Coop sei tu, chi può darti di più? Beh, diciamo che dove non arrivano le lunghe mani delle cooperative arrivano quelle dei magistrati. A distanza di quattro anni arriva la vendetta. Il Tribunale di Milano ha deciso che il libro è "un'illecita concorrenza per denigrazione ai danni di Coop Italia". Tutto qui? Assolutamente no: risarcimento di 300mila euro, ritiro del pamphlet dalle librerie e "divieto di reiterarne la pubblicazione e diffonderne gli scritti". Una punizione esemplare e non facilmente comminabile. Vogliamo chiamarla censura? Il precedente è piuttosto inquietante: se scrivi male delle cooperative ti "bruciano" il libro. Sotto la tagliola della procura finiscono anche la casa editrice Marsilio, il coautore del libro Stefano Filippi (inviato del Giornale) e pure l'economista Geminello Alvi, reo di aver steso la prefazione di Falce e Carrello.

Al quartier generale della Coop festeggiano: "Abbiamo sempre respinto ogni accusa che viene mossa da un libro che si fonda solo sull'acredine dei suoi autori nei confronti di un sistema di imprese di successo che gode della fiducia di oltre 7 milioni e mezzo di italiani. Riteniamo che questa sentenza renda ragione anche a loro".

E poi sanciscono anche un nuovo principio: la superiorità morale della mozzarella Coop rispetto a quella della rivale Esselunga: "Va aggiunto anche il recente pronunciamento della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che riconosce la distintività delle imprese cooperative in merito alle esenzioni fiscali che non devono essere considerate come aiuti di stato. Le cooperative sono diverse dalle imprese private, rette da principi di funzionamento particolari, ma esempi di correttezza e lealtà imprenditoriale". Che è un po' come dire: lo stato ci aiuta economicamente perché siamo migliori. Alla faccia del liberismo. Perché i soldi, quando li maneggiano loro, hanno sempre un odore migliore rispetto a quelli degli altri. Insomma la Coop sei tu, ma non proprio tu, un tu migliore da quello che compra la mozzarella all'Esselunga: è la guerra del carrello, bellezza.

giovedì 22 settembre 2011

DEPUTATI A 18 ANNI E SENATORI A 25. IL DDL MELONI E' UNA RIVOLUZIONE IN CORSO...

Primo sì della Camera al disegno di legge costituzionale del governo che stabilisce che si potrà essere eletti deputati a 18 anni e senatori a 25, abbassando il limite attuale che é 25 anni di età minima per la Camera e 40 per il Senato. Il provvedimento, attraverso il quale si equipara l'elettorato passivo a quello attivo, ora passa all'esame del Senato. Il provvedimento, che nasce da un'iniziativa bipartisan, é stato approvato dall'aula di Montecitorio con 455 voti favorevoli, 11 contrari e 25 astenuti.

Meloni: una straordinaria pagina di vita del Parlamento 

Nella costituzione la valorizzazione dei giovani 
Il ddl, che passa ora al Senato, introduce anche in Costituzione il principio per cui «la Repubblica valorizza, secondo i criteri e i modi stabiliti dalla legge, il merito e la partecipazione attiva dei giovani alla vita economica, sociale, culturale e politica della Nazione».

Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, prima del via libera alla modifica costituzionale da parte della Camera, ha sottolineato .«quello che accade oggi è una straordinaria pagina di vita di questo Parlamento. Essere riusciti a superare per un giorno le divisioni, anche in un momento difficile, per dare un segnale ai giovani è qualcosa di cui andare fieri».

Se in piazza c’eravamo noi era eversione

di Marcello De Angelis

Era il 1° aprile 1993. La Prima repubblica cadeva nel vortice di Tangentopoli. Un centinaio di ragazzi del Fronte della Gioventù guidati dall’attuale vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli e dall’attuale sindaco di Roma, Gianni Alemanno, fece un girotondo, tenendosi per mano, attorno alla Camera. I ragazzi indossavano tutti una maglietta con la scritta “arrendetevi siete circondati”. 

Il Corsera montò un caso al limite del demenziale, inventando insulti, minacce, violenze e saluti romani mai verificatisi, come accertarono le successive indagini. Il ministro dell’Interno Mancino fu costretto a chiedere addirittura pubblicamente scusa per aver “sottovalutato gli squadristi” e la mattina dopo scatenò la polizia in decine di perquisizioni domiciliari e altrettante denunce.

 Disse che era in corso una «campagna torbida di disinformazione e di diffamazione» cui bisognava reagire, così come a «questo clima di dissennato attacco alle radici stesse della democrazia». «Le forze dell’ordine – accusarono i deputati – non sono intervenute per reprimere e punire l’oltraggio al Parlamento». D’Alema dichiarò: «È uno schifo. Qualche questore dovrà rispondere di quello che e’ successo!». E Ayala: «È un fatto gravissimo, ma la tenuta democratica del Paese non è in discussione». Erano altri tempi. C’erano ancora la Dc e il Pci e il Parlamento era cosa loro. Oggi ci sono aggressioni e minacce vere, ma sono contro il centrodestra. E allora va tutto bene.

mercoledì 21 settembre 2011

Mobilità, Torselli (PdL): “Assurda la mezza corsia preferenziale in via Sestese, tra via Crocetta e via Collodi. In quel tratto è impossibile anche la fermata per questioni di emergenza di veicoli privati”

“Possibile che nessuno in questa città pensi mai ad anziani e disabili?”"Il nuovo assetto viario di Via Sestese è assolutamente incomprensibile nel tratto compreso tra Via Crocetta e Via Collodi dove, per lasciare spazio a mezza corsia preferenziale (la corsia preferenziale termina infatti a metà del tratto in questione), si è ristretta al limite del consentito la larghezza della corsia con senso di marcia in direzione Sesto Fiorentino. Peccato che in questo tratto vi sia un nuovo e numeroso insediamento abitativo e che la larghezza ristretta della corsia impedisca la fermata, anche per pochi secondi, di veicoli privati che potrebbero avere invece la necessità di far scendere e salire un anziano, un disabile o comunque una persona con mobilità ridotta". Questo quanto dichiarato dal Consigliere Comunale del PDL, Francesco Torselli.

"Le corsie preferenziali - spiega Torselli - sono senza dubbio una risorsa da incentivare, ma in Via Sestese questa finisce esattamente a metà del tratto tra Via Crocetta e Via Collodi. Allora perché non farla finire 50 metri prima, riportando alla viabilità originaria, cioè a due corsie, Via Sestese nel tratto tra Via Crocetta e Via Collodi? In questo modo, la corsia di marcia in direzione Sesto Fiorentino tornerebbe alla larghezza originale, permettendo, in caso di estrema necessità, la fermata rapida di chi ha necessità di far salire o scendere un disabile o un anziano di fronte alle nuove abitazioni che sorgono in questo tratto. Atteggiamento che oggi provoca sistematicamente code e disagi".

"Senza considerare - aggiunge ancora il consigliere del PDL - che la viabilità su Via Sestese torna a svilupparsi su due corsie proprio al termine del tratto tra Via Crocetta e Via Collodi, in direzione Firenze. Apparirebbe quindi una questione di buon senso riportare la viabilità su due corsie dall'intersezione di Via Sestese con Via Crocetta, anziché, come accade oggi, dall'intersezione della stessa Via Sestese con Via Collodi. Senza considerare il fatto che l'attuale corsia preferenziale, non in sede propria, è costantemente invasa dai veicoli privati provenienti da Sesto Fiorentino in direzione Firenze".

"Per sollecitare questa modifica, che appare dettata dal buon senso - conclude Torselli - ho presentato oggi una mozione al riguardo, nella speranza che l'assessore competente valuti fin da subito, con gli uffici preposti, la possibilità di effettuarla anche senza la necessità di ricorrere alla discussione dell'atto presentato".

Di seguito il testo della mozione presentata:

MOZIONE
Proponente: Francesco Torselli (PDL);

Oggetto: Modifica della viabilità in Via Sestese;

Il sottoscritto Consigliere Comunale,

- PRESO ATTO del rifacimento del manto stradale su Via Sestese e del conseguente riassetto della viabilità che ha trasformato le due corsie esistenti (una per ciascun senso di marcia) in tre nuove corsie, una per ciascun senso di marcia, più una corsia preferenziale riservata ai bus;

- PRESO ATTO che la nuova corsia preferenziale riservata ai bus si interrompe a metà del tratto di Via Sestese compresa tra Via Crocetta e Via Collodi;

- PRESO ATTO che il nuovo assetto viario a tre corsie, di cui al primo punto della presente narrativa, si interrompe all'incrocio di Via Sestese con Via Collodi, per tornare al vecchio assetto a due corsie;

- CONSIDERATO che nel tratto di Via Sestese compreso tra Via Crocetta e Via Collodi è sorto da pochi anni un complesso residenziale che ospita oltre 70 famiglie residenti;

- VISTO che l'attuale larghezza della corsia di marcia in direzione Sesto Fiorentino è dimensionata sul limite minimo consentito dal vigente CdS e che pertanto impedisce la fermata, anche breve, di autoveicoli in prossimità del suddetto complesso residenziale;

- CONSIDERATO che in prossimità del suddetto complesso residenziale potrebbe verificarsi la fermata breve di autoveicoli con lo scopo di agevolare la salita/discesa di passeggeri anziani, disabili o comunque con ridotta mobilità;

- RIBADITA la necessità di incentivare la realizzazione di corsie preferenziali per i mezzi pubblici in città;

IMPEGNA IL SINDACO

1. A rivedere la viabilità di Via Sestese, in specialmodo nel tratto tra Via Crocetta e Via Collodi;

2. Ad interrompere la corsia preferenziale riservata ai mezzi di trasporto pubblico all'altezza dell'intersezione tra Via Crocetta e Via Sestese, ripristinando la viabilità su due corsie (una per ciascun senso di marcia) nel tratto di Via Sestese compreso tra Via Collodi e Via Crocetta.
Francesco Torselli

Prima insulta poi zittisce: il "carognismo" di sinistra trionfa, ma non passerà

di Marcello Veneziani

La carogna è in agguato. Quan­do muore un animale politico, un’ideologia,una passione civi­le, lascia la carcassa con i suoi miasmi. Finisce un’idea, resta un rancore. Dopo il comunismo viene il carognismo. Vedo crescere il carogni­smo intorno a noi. L’antico spirito di guerra civi­le, l’odio e il disprezzo assoluto verso chi non è dalla parte tua, il proposito di eliminarlo si inca­rogni­scono quando non hai un movente positi­vo e costruttivo, ma solo la sua carcassa, cioè re­sta il suo involucro di negazione e si sprigiona il gas mefitico della distruzione. Questo accade nei nostri giorni e non parlo solo della caccia al premier.

Dico, per esempio, la censura e il rogo per Falce e Carrello, che documenta i malaffari delle Coop e le loro sinistre protezioni, sono l’ultimo segnale inquietante. Il carognismo non entra nel merito dei dati e non contrappo­ne altri documenti, no,chiede la riduzione del­­l’altro a cenere e silenzio. O il killeraggio incivi­le del ministro Sacconi impiccato a una battuta e umiliato, offeso e trattato da Sofri su Repub­bli­ca come un volgare demente e additato alla fe­rocia del pubblico come un losco servo della re­azione.

O per farvi un esempio più piccolo e più vici­no, gli insulti, le aggressioni incivili che ho subi­to per aver raccontato semplicemente la verità storica su una pagina bieca dell’ Avanti e di Per­tini: quell’elogio infame di Stalin,dittatore san­guinario. La reazione non è stata di confutarlo, anche perché così evidente da non poterlo fa­re, e nemmeno un’assurda ma coerente difesa di Stalin, (di cui esistono ancora da Bologna a Savona vie Stalingrado). No, solo insulti e mi­nacce, non ti permettere, non osare di sporca­re il suo nome purissimo, vergognati, tu ignobi­le, tu venduto.

Mi era già capitato una volta a Ge­nova in un convegno su Pertini, dove avevo ri­cordato accanto alle luci, le sue ombre e nessu­­no le contestava sul piano storico, no: chiedeva­no semplicemente di togliermi la parola, rumo­reggiavano, qualcuno inveiva. E la volta succes­siva che tornai in quella città i nipoti dei predet­ti compagni assediarono l’università per non farmi presentare un libro. Sono episodi che se fossero accaduti a parti invertite, avremmo mobilitazioni mediatiche e culturali, agitazioni politico-sindacali. Non esiste qualcuno che possa avere idee diverse dalle loro e attingere a fonti storiche da loro ignorate; no, è sempre e solo, per definizione e a priori, un servo losco, un mercenario. Quel che spaventa è il dispositivo mentale che è alla base: se non la pensa come noi, eliminatelo, non fatelo parlare, bruciategli i libri, non fate circolare le sue idee o semplicemente i fatti che racconta. Di questa condanna a morte civile ne sanno qualcosa gli autori non allineati, total­mente cancellati dal carognismo culturale.

Non mi interessa stabilire se sia un residuo o un rigurgito di comunismo, di estremismo gia­cobino, di brigatismo o altro. La definizione riassuntiva è carognismo. Ai tempi di Stalin o delle Br si eliminava fisicamente il nemico, e poi magari lo si faceva sparire anche dalle foto; oggi lo si elimina mediaticamente, politica­mente, giudiziariamente, culturalmente. Mi spaventa che ciò accada e abbia anche un suo consistente pubblico, eccitato dagli agitatori. C’è un carognismo passivo e un carognismo at­tivo. Se il carognismo spaventa, il pilatismo scon­forta. Mi riferisco al silenzio ossequioso e omer­­toso degli altri, quelli di mezzo, appena interrot­to da isolati e defilati vocii di dissenso. Temono di essere accusati di complicità col Male, e allo­ra tacciono.

È lo stesso meccanismo del passa­to: se difendi il diritto di Caprotti, di Sacconi o di chi volete voi, sei dalla parte oscura delle forze maligne. Ti scoppia una grana che non ti dico, per quieto vivere e più quieto sopravvivere nel­le posizioni di comando meglio abbozzare. E per timore di ritorsioni, i sé-pensanti, versione egoistica dei benpensanti, lasciano fare, dire, eliminare, anzi si accodano a fingere l’inesi­stenza di fatti, autori e storie differenti. Così na­sce l’egemonia culturale del carognismo. Non concludo omeopaticamente, non chie­do di rispondere a carogna con carogna e mez­zo.

Dico da un verso di continuare incuranti delle carogne a testimoniare quel che si ritiene essere la verità e dall’altra a non riprodurre il meccanismo carognesco gettando nel baratro chi non la pensa come te. Combattiamo il caro­gnismo ma non pestiamo le carogne. Sforzia­moci di pensare che anche i più subdoli e furen­ti carognisti hanno il loro lato buono, credono in buona fede alle loro convinzioni, non si può ridurre l’intera loro biografia morale, intellet­tuale ed esistenziale al lato carogna. È un eserci­zio duro e difficile di civiltà prima che di carità, a volte munito dei conforti religiosi...