Pubblichiamo con gioia un articolo ironico e pungente di Francesco Torselli, dedicato ad un mezzo uomo che ogni giorno, da anni, riversa le proprie frustrazioni esistenziali su di noi, passando le proprie inutili giornate a vessarci da un blog, trincerandosi dietro un patetico e neanche troppo ben nascosto anonimato, col solo scopo di arringare qualche beota. Un pavido annoiato, con isterie e psicopatologie cliniche ben evidenti, che lo fanno rientrare appieno nel ruolo di ideologo dell'antifascismo fiorentino. Il blog in questione è http://iononstoconoriana.blogspot.com/
di Francesco Torselli
BASTA UN RAPIDO SGUARDO AL SUO BLOG, L'UNICO AMICO RIMASTOGLI, PER CAPIRE COME POSSA RIDURSI UN UOMO COSTANTEMENTE PREDA DELLA NOIA...
"La noia, l'abbandono, il niente, son la tua malattia..." cantavano Josè Feliciano ed i Ricchi e Poveri durante l'edizione del 1971 del Festival di Sanremo, riferendosi ad un paese disteso come un vecchio addormentato sul crinale di una collina, che presumibilmente sembra essere la vicina Cortona. Ma "la noia, l'abbandono, il niente" non sono, purtroppo, soltanto le malattie di cui sembrava soffrire il paese a cui Feliciano rivolgeva il suo canto all'inizio degli Anni '70.
Nella vita moderna, quella per intenderci del ritmo frenetico, del lavoro precario, dei Fast-Food e dei pranzi di lavoro, dell'ipod-l'ipad-l'iphone, dell'affitto e della rata della macchina, dei rapporti umani relegati a Facebook ed a Twitter, della TV via satellite e di Internet, paradossalmente "la noia, l'abbandono, il niente" dilagano a macchia d'olio.
E mondialismo e globalizzazione non hanno risparmiato neppure la solidarietà e l'aiuto reciproco verso il prossimo: essere solidali, tendere la mano ad un nostro fratello più sfortunato di noi, spesso oggi significa effettuare una donazione su un conto corrente di chissaddove per favorire la costruzione di un ospedale in chissaddove. Dall'Africa centrale all'estremo oriente, dal sud-America al Caucaso, senza accorgersi che spesso, chi ti chiede una mano, è proprio sotto al tuo davanzale.
Riccardo non è nato tra la violenza di strada in Nicaragua, né ha sofferto la fame in Angola. Non è stato vittima delle radiazioni di Chernobyl nel 1985, né ha dovuto fare i conti con un corpo menomato dopo essere saltato su una mina in Iraq. Riccardo è fiorentino, come noi. Italiano, o come simpaticamente piaceva scherzare a lui: "cittadino dello stato che occupa la penisola italiana". Riccardo aveva un lavoro nel campo della tecnologia informatica e tanti interessi: dalla storia alla geopolitica, dalle auto d'epoca alla scrittura.
E Riccardo aveva anche talento. Da anni curava un blog, pungente ed irriverente, principalmente incentrato sulla geopolitica internazionale, e mediorientale in particolare, nel quale riusciva a mescolare, come un abile barman fa con il suo cocktail, le giuste dosi di conoscenza dei fatti, di capacità critica, di ragionevolezza e di provocazione. Il tutto condito da quella punta di anarchica follia che Riccardo possedeva nella sua penna (o tastiera che dir si voglia).
Oggi Riccardo si è ammalato. Nessuno se ne era accorto, tra le persone che gli stavano attorno, nessuno aveva colto il suo grido di dolore. Qualcuno pensava che fosse solo l'ennesima vittima di quel "disagio generazionale" che colpisce tanti giovani d'oggi, impedendo loro di trovare l'appagamento nei videogiochi, in Internet o girovagando tra locali e discoteche.
Qualcuno pensava che fosse colpa del lavoro. Riccardo ne parlava spesso, ma per chi lo frequentava questo suo continuo parlare di lavoro, lavoro, e ancora lavoro, altro non era che un modo come un altro di parlare di qualcosa che faceva parte della sua vita. Nessuno si sarebbe immaginato che questa sarebbe diventata una vera ossessione, quasi maniacale, che lo avrebbe portato, di fatto, proprio a perderlo, il suo amato lavoro.
Infine la politica, la storia, la geopolitica. Quella passione che Riccardo aveva sempre mostrato per le evoluzioni della politica internazionale. Per ogni minimo accadimento, Riccardo aveva una sua spiegazione: componeva catene di eventi, collegando quello che stava accadendo, ad esempio, in Siria, con quanto accaduto 20 anni fa in Libano o con quanto accaduto 50 anni fa in Palestina. La sua cultura discretamente profonda, assieme a quella parlantina che rendeva affascinante qualsiasi ragionamento egli intraprendesse, lasciavano spesso sbalorditi gli ascoltatori che sarebbero potuti restare per ore ad ascoltare Riccardo parlare.
Oggi Riccardo è irriconoscibile. Ha perso completamente il contatto con la realtà arrivando persino a credersi un soldato della guardia personale del presidente iraniano Ahmadinejad. Non riconosce più la sua Firenze, ma si immagina ora guerrigliero tra gli altipiani persiani, ora militante dell'Intifada per le strade di Ramallah. A volte si crede giornalista e scrive a proposito di ciò che la sua mente, ormai irrimediabilmente consumata, elabora. In queste occasioni può capitare che Riccardo scriva anche della sua Firenze, che però descrive come in preda ad una guerra civile tra i cattivi "occidentalisti" ed i buoni (dei quali non ha mai specificato il "nome", a testimonianza di come ormai queste immagini appaiano, a lui stesso, sempre più confuse e scollegate tra loro...) supportati dal popolo di Firenze, che da tempo sarebbe insorto contro gli "occidentalisti".
Ultimamente sta diventando sempre più difficile provvedere anche alla sua alimentazione. Riccardo ha iniziato a rifiutare sistematicamente quelli che da sempre erano stati invece i suoi cibi preferiti: hamburger, patatine fritte, spaghetti al pomodoro. Le motivazioni sono da attribuire all'ennesima stortura prodotta dalla sua fantasia: hamburger e patatine infatti sarebbero le armi chimiche con le quali una potenza straniera starebbe cercando di colonizzarci, mentre gli spaghetti al pomodoro sarebbero, per il povero Riccardo, la fonte energetica alla quale si alimenterebbero gli "occidentalisti" che stanno opprimendo Firenze.
Forse queste immagini potrebbero anche far sorridere, ma gli spasmi, le urla e gli strilli che il poveretto emette quando la sua mente genera queste immagini, sono talmente strazianti che, siamo certi, nessuno vi riuscirebbe ad ironizzare.
Infine Riccardo ha perso anche il lavoro. Quel lavoro che amava più di sé stesso. Quel lavoro che per lui ha rappresentato il primo gesto di riscatto nei confronti della società. Era il suo orgoglio, il lavoro. Lo metteva sempre al primo posto! Quando parlava di Tizio o di Caio, per Riccardo la prima discriminante era sempre il lavoro: "io lavoro, mica lui..." oppure "beato lui che ha tempo, io dalle 8 la mattina alle 8 di sera sono a lavoro...". Oggi il suo unico "lavoro" è rimasto l'aggiornamento del suo Blog. Il suo amico fidato. L'unica cosa che gli è rimasta e che riesce a distrarlo dalla sua sofferenza.
"La noia, l'abbandono, il niente, son la tua malattia..." cantava malinconicamente José Feliciano, assieme ai Ricchi e Poveri, a Sanremo, nel lontano 1971. Oggi, conoscendo Riccardo, abbiamo capito che la noia, l'abbandono e il niente possono essere molto di più della malattia di un paese disteso su di una collina: la noia, la solitudine, la mancanza di amici, di affetti sinceri, il nichilismo, la scarsa autostima, possono rovinare anche una persona; persino un giovane intelligente, colto, preparato, apprezzato sul lavoro come Riccardo può rovinarsi con le proprie mani.
Aiutare Riccardo non significa né donare dei soldi, né comprare dei medicinali. L'unica medicina che può risollevare Riccardo da questa situazione è il calore umano, la vicinanza, l'amicizia, una mano tesa verso di lui.
Facciamo sentire Riccardo meno solo, assecondiamo le visioni partorite dalla sua fervida fantasia, facciamolo sentire importante e centrale per la società, incentiviamo la sua immaginazione, facendogli credere di essere davvero una sorta di essere superiore in grado di giudicare tutto e tutti attraverso la moderna sfera di cristallo rappresentata dallo schermo LCD del suo PC.
Medici e scienziati di mezzo mondo si stanno interrogando su quali cure somministrare a Riccardo. Ma di cure in grado di recuperarlo dall'universo parallelo in cui è precipitato con la sua mente ce ne sarebbe solo una: riscoprire l'amore. L'amore di una persona che ti sta vicino senza secondi fini, ma soltanto per quello che sei. L'amore di un amico, l'amore di una donna, l'amore di un familiare, o di un fratello che hai scelto tu, per la vita.
Riccardo oggi rifiuta gli hamburger, le patatine fritte e gli spaghetti col pomodoro perché ha bisogno di un altro tipo di cibo: l'amicizia, l'affetto, il calore umano.