Apprendiamo a mezzo internet che la “Firenze Antifascista”, non paga di aver cercato – con scarsi risultati – di impedire due mesi fa il corteo in ricordo dei martiri delle foibe, avrebbe indetto per questo sabato, il 31 marzo, una grande mobilitazione per commemorare i cinque giovani fucilati a Campo di Marte nel 1944. La commemorazione, fatta con sette ore di musica e di iniziative di vario genere, sarebbe stata convocata a pochi metri da Casaggì, nel giardino di Viale Malta.
Apprendiamo anche, leggendo il comunicato della “Firenze Antifascista”, di essere stati etichettati come “covo di odio razzista, cultura reazionaria e apologia di fascismo”. Tralasciando il fascismo, che questi signori infilano e ad ogni piè sospinto in ogni anfratto della politica e dell’attualità al solo scopo di poter trovare dei pretesti per dar fiato alla bocca, ciò che ci incuriosisce di più è l’accostamento di Casaggì a modelli culturali (il razzismo o la xenofobia) che appartengono ad una tipologia di destra che non abbiamo mai rappresentato e dalla quale siamo sempre stati lontani anni luce, da generazioni e con convinzione. Qualsiasi osservatore dotato di buon senso potrà ravvisarlo dando un’occhiata alla nostra storia e alle nostre attività. Ma per farlo serve, appunto, il buon senso…
Già lo scorso anno, sempre in occasione dell’anniversario della fucilazione, fu fatta un’iniziativa identica. Al momento eravamo ubicati temporaneamente in via Di Credi, in attesa che i lavori nell’attuale sede di via Frusa fossero terminati. Il presidio antifascista fu fatto in Piazza Alberti, a pochi passi da noi. Il risultato fu chiaro: una macchina con tre nostri militanti che transitava nella strada adiacente la manifestazione venne identificata e assaltata da una cinquantina di persone armate di catene, che ne disintegrarono i vetri. Cinquanta e armati contro una macchina con tre persone a bordo, perché certe tradizioni di viltà e di ignominia è bene mantenerle in vita. Il tutto alle quattro del pomeriggio e con tutta la calma e l’impunità del mondo. I tre ragazzi che si trovavano all’interno possono raccontarlo per puro caso, grazie alla prontezza di riflessi del guidatore e alla fortuna di non essere rimasti imbottigliati nel traffico.
Questa commemorazione, oltre ad essere frequentata da tizi che commemorano dei morti armati di catene, pare essere itinerante e seguirci fedelmente, di piazza in giardino, nei nostri spostamenti…
Nel comunicato che pubblicizza l’evento, oltre a definire il ricordo delle foibe “un falso mito” rispolverato per fini di revisionismo fascista, si parla di lavorare per chiudere le sedi della destra, tra le quali – ovviamente – figura Casaggì. I mezzi immaginiamo bene quali siano, vista la confidenza di lorsignori con catene, bastoni e affini. Del resto sui siti web di alcuni personaggi legati al mondo dei centri sociali che organizza il presidio di sabato si plaude, proprio in questi giorni, agli assalti compiuti dagli anarchici greci alle sedi dei movimenti di destra e conclusisi con incendi e devastazioni. Chissà che si voglia replicare in Patria…
Non spetta a noi stabilire la pericolosità dell’evento, e ce ne guardiamo bene. Ci guardiamo bene dal contestare anche la natura dell’evento, dal momento che – a differenza loro – non siamo mai stati contrari alle manifestazioni di chicchessia, né abbiamo mai leso il diritto al ricordo dei morti, di qualunque colore e parte essi fossero. Restiamo perplessi, forse, dalle accuse mosse nei nostri confronti, alle quali siamo abituati e che comunque comprendiamo se proviamo ad immedesimarci nel vuoto di contenuti e di valori di un fronte politico – quello antifascista – che già nel nome si mostra perdente e fuori dal tempo, aggrappandosi ad una retorica che nel primo dopoguerra era già stata archiviata.
Del resto la lezione di Nietzsche, lui davvero senza tempo, si riconferma in tutta la sua tragica veridicità: “Più ci si innalza e più si è piccoli agli occhi di chi non può volare”.
