di Antonio La Carìa (Secolo d'Italia)
«Bobbio fascista sei il primo della lista». Non siamo negli anni Settanta, in un corteo dell’antifascismo militante. E neppure nei collettivi studenteschi gestiti dai centri sociali. Siamo a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, alla Festa della Liberazione.
Un’occasione per i “compagni” duri e puri di scagliarsi alla vecchia maniera contro il sindaco Luigi Bobbio. Non digeriscono che abbia stravinto alle elezioni e lo prendono a bersaglio: «Bobbio a testa in giù», ripetevano lungo l’intero tragitto.
«Tutti sono stati segnalati alle forze dell’ordine – ha commentato il sindaco – apparterrebbero a una sedicente “Brigata Alcolica”, una sorta di no-Tav locale». Tutto qui?
No, c’è anche dell’altro. Il sindaco – udite, udite – è accusato dai Verdi ecologisti della Campania di avere obbligato la banda musicale a non suonare “Bella ciao”, sostituita da quello che definisce «inno fascista dei sommergibilisti risalente agli anni ’40».
Un atto gravissimo secondo il commissario regionale Francesco Emilio Borrelli. E Bobbio cosa dice? «Non mi occupo di colonne sonore, non faccio il dj – afferma – ho dato il gradimento a un omaggio all’Esercito e alla Marina Militare, in onore ai nostri Marò ancora detenuti in India. L’inno è sul sito ufficiale della Marina, possono scaricarlo tutti, nessun riferimento al periodo storico di cui parla Borrelli».
