Ieri sera, a Casaggì, c'era Gabriele Adinolfi. Nei giorni scorsi se ne era accorto anche un giornalista di Repubblica, uno di quelli consigliati bene e sempre attenti, abili manovratori di Wikipedia e servi impeccabili del luogo comune. Gente che nella vita ha preferito i fiumi d'inchiostro a quelli delle azioni e che di Gabriele Adinolfi scrive da dietro un pc, senza venirsi a confrontare pubblicamente come solitamente fanno - in svariati modi e da diversi secoli - gli Uomini. Del resto basterebbe leggere le ultime soluzioni alla crisi proposte dal centro studi Polaris per rendersi conto che in Italia sarebbero in diversi ad essere in difficoltà di fronte a tanta preparazione e tanta libertà di pensiero.
Gabriele ha aperto un interessante dibattito sull'Europa, sulla sua situazione attuale, sui media, sulle sue prospettive, sul suo futuro e sul suo destino. Due ore suonate di domande e di risposte in una sala piena. Un'analisi lucidissima sugli scenari dei poteri forti che attualmente tirano le fila dell'Italia, sul nostro debito estero che cresce, sui fallimenti di un governo Monti che non è incapace, ma volutamente fallimentare. Cose che si possono provare, ma che difficilmente potranno mai essere ascoltate in tv.
Parafrasando Orwell potremmo certamente dire che "nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario".
