venerdì 1 luglio 2016

CASAGGì SULLA RIVOLTA DEI CINESI A SESTO FIORENTINO...


CASAGGì: LA RIVOLTA CINESE A SESTO FIORENTINO E’ L’EPILOGO DELLA SOCIETA’ MULTIETNICA FONDATA SUI DOGMI DEL MERCATO. PREPARIAMOCI AD AVERE LE NOSTRE BANLIEUE, CON UN GOVERNO BUONISTA CHE CI VUOLE OSPITI IN CASA NOSTRA. 

La rivolta dei cinesi a Sesto Fiorentino, messa in piedi per impedire alle forze dell’ordine di effettuare dei controlli nei capannoni dove si verifica una sistematica violazione di ogni norma sul lavoro, è il triste epilogo della società multietnica. Alla comunità cinese è stato concesso di non rispettare le stesse regole per le quali le aziende italiane chiudono i battenti. Le migliaia di cinesi che vivono tra Firenze e Prato non si sono mai voluti integrare: basta farsi un giro nei loro quartieri per rendersi conto che in nulla differiscono da un sobborgo di Pechino.

La comunità cinese ha contribuito attivamente al fallimento di molte attività storiche, falciate dalla concorrenza sleale, dall’evasione fiscale e dai ritmi di lavoro che avrebbero fatto impallidire gli schiavisti dei secoli scorsi: chi passa dall’Osmannoro o dal Macrolotto può constatare che si lavora senza sosta anche alle quattro di notte e che spesso si mangia, si dorme e si fanno i propri bisogni accanto alla macchina da cucire sulla quale si fatica per 18 ore filate. Un rapido controllo sui materiali utilizzati, sulle misure di sicurezza, sulla situazione contrattuale, sulle dichiarazioni dei redditi e sul rispetto delle norme di base porterebbe, in condizioni normali, all’arresto dei responsabili. Ma per le ditte cinesi non è quasi mai accaduto, neanche quando sono avvenute le stragi. 

E questo perché la società multietnica, che Renzi sostiene, è fondata sul buonismo dell’accoglienza per tutti e sui dogmi del mercato: i cinesi sono l’esercito di schiavi di riserva ai quali le multinazionali e le grandi imprese affidano una porzione del proprio lavoro. Sono la manodopera a basso costo che lavora, silenziosa e sfruttata, nei capannoni puzzolenti delle estreme periferie delle nostre città, quelle che lo Stato ha dimenticato. A questa classe politica, che degli sfruttatori di cui sopra è cameriera, fa comodo che sia così. 

La rivolta di mercoledì notte a Sesto Fiorentino, però, è un segnale che non possiamo sottovalutare. Le bandiere della Repubblica Cinese issate dai manifestanti hanno un significato preciso: rappresentano la fine di una sovranità territoriale che lo Stato Italiano ha delegato a chi, spesso e volentieri, non ha neanche un documento di identità. E’ l’epilogo di una classe politica che ha abbandonato le periferie delle città dopo averne svenduto i centri storici, che non ha gli attributi per tutelare la Nazione, che ci sta relegando ad ospiti in casa nostra. E’ una realtà inaccettabile, che le forze sane del nostro popolo devono rigettare con ogni sforzo possibile.