sabato 1 aprile 2017

FIRENZE: ANTIFASCISTI TENTANO DI IMPEDIRE VOLANTINAGGIO DI CASAGGì, MA VENGONO RESPINTI E IL LORO STRISCIONE FINISCE NEL CASSONETTO. ORA MINACCIANO DENUNCE.



FIRENZE: ANTIFASCISTI TENTANO DI IMPEDIRE VOLANTINAGGIO DI CASAGGì, MA VENGONO RESPINTI E IL LORO STRISCIONE FINISCE NEL CASSONETTO. ORA MINACCIANO DENUNCE.

I militanti di Azione Studentesca e Casaggì si sono recati presso i Licei Michelangiolo e Castelnuovo di Firenze per un volantinaggio sul tema dell’alternanza scuola-lavoro. Dopo pochi minuti si sono manifestati gli antifascisti del Collettivo che, minacciando di voler impedire il volantinaggio “con ogni mezzo necessario”, hanno tirato fuori uno striscione riportante la scritta “Casaggì è fascismo. Fuori il fascismo dalle scuole”. Quando, però, dalle parole si è provati a passare ai fatti, i nostri militanti hanno reagito e lo striscione è finito nel primo cassonetto disponibile. I nuovi partigiani, allora, hanno spedito una ragazza a riprenderlo e hanno provato l’ultimo attacco, finendo per prendersi un paio di scappellotti ed entrare a scuola a testa bassa.

Non perderemmo neanche tempo a raccontare simili episodi, perché non ci piace sparare sulla croce rossa, ma siamo costretti a farlo in seguito ad un piagnucoloso comunicato stampa del Collettivo che, non pago della pessima figura fatta, blatera di “violenza fascista” e “studenti aggrediti e mandati al pronto soccorso”. Un comunicato più falso di una frode assicurativa, di un livello che ci fa vergognare al posto loro.

Per gli attivisti dei Collettivi, che al termine del volantinaggio hanno minacciato di andare in Questura a denunciarci, possiamo solo provare una grande pena: sono gli stessi che scrivono “ACAB” sui muri e che giurano morte allo Stato. Non accettiamo lezioni di morale da gente che vorrebbe impedire ad altri di parlare in nome della libertà. Non portiamo alcun rispetto a sfigati che giocano a fare i brigatisti e poi sono costretti ad entrare nei cassonetti, in mezzo alla monnezza, per riprendere i propri striscioni. Non possiamo che deridere chi si dice pronto a combatterci “con ogni mezzo necessario” e poi piange pubblicamente per un ceffone ricevuto.

Perché se si sceglie di vivere contro qualcuno, di impedirgli di parlare, di entrare a scuola e financo di esistere, si deve essere pronti a pagarne le conseguenze. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: la nostra libertà di azione e di parola, se necessario, la difendiamo e la conquistiamo fisicamente.

Fatevene una ragione, pagliacci.


Nella foto una militante antifascista si appresa ad entrare nel cassonetto per riprendere lo striscione smarrito. Quando si dice "rimettere le cose al loro posto"...